La Festa della Resistenza trasforma la Capitale in una mappa viva di luoghi, voci e domande: oltre cento appuntamenti tra memoria e presente, dal Mattatoio ai quartieri della città. Un percorso che lega la lotta partigiana alla Costituzione e invita a rileggere il nostro tempo, ricordando che la libertà non è mai acquisita una volta per tutte
C’è un tempo in cui la memoria smette di essere commemorazione e torna a essere presenza. Accade quando le città si fanno racconto, quando i luoghi non sono più solo scenari ma diventano voci. Dal 23 al 26 aprile, a Roma, la Festa della Resistenza prova esattamente questo: non celebrare soltanto, ma riattivare. Rimettere in circolo parole, corpi, pensieri. Farli incontrare.
Presentata in Campidoglio la IV edizione si intitolerà ”Festa della Resistenza, 1946-2026: alle nostre madri e ai nostri padri costituenti”. Una edizione, spiega il sindaco di Roma Roberto Gualtieri «particolarmente significativa, con un palinsesto ricchissimo». Il cuore sarà il Mattatoio di Testaccio, spazio rigenerato e restituito alla città, a pochi passi da Porta San Paolo. È lì che, tra il 9 e il 10 settembre 1943, cominciò una storia diversa: soldati e civili insieme, senza più ordini dall’alto, a difendere una possibilità. Quattrocento morti, quarantatré donne. Da quella frattura nasce tutto il resto. Anche questo presente, che spesso sembra smemorato.
La Festa parte da qui, ma non resta ferma. Si allarga, attraversa biblioteche, teatri, archivi, cinema, parchi. Più di cento appuntamenti, quasi tutti gratuiti, disegnano una mappa della città come se fosse un grande libro aperto. Dentro ci sono le Madri Costituenti, le loro parole ostinate, il loro ingresso nella storia quando la storia non le prevedeva.
«Proprio l’obiettivo di questa edizione», ha spiegato l’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio, durante la conferenza stampa di presentazione del programma, «è quello di rintracciare i fili che uniscono la lotta partigiana alla nostra Carta costituzionale. Per questo, abbiamo rivolto un messaggio speciale alle 21 madri costituenti che trasformarono la passione civile in fondamento della democrazia e nel corso della manifestazione alcune aree verranno intitolate a figure chiave come Tina Anselmi, Nilde Iotti, Teresa Noce, ma anche Piero Calamandrei e Sandro Pertini», ha aggiunto Smeriglio, facendo riferimento, inoltre, a una importante di comunicazione ideata dal Campidoglio che riaccende la memoria e porta in tutta la città i volti di quattro donne protagoniste della Resistenza e dell’Assemblea Costituente».
Ci sono le voci di oggi, scrittori e scrittrici, giornalisti, giornaliste, artisti, che provano a tenere il filo. Tra questi Gad Lerner, Mimmo Lucano, Francesca Mannocchi, Dacia Maraini, Vanessa Roghi, Ottavia Piccolo, Antonella Polimeni, Michela Ponzani, Gianrico Carofiglio.
Conversazioni che suonano come necessarie. Il dialogo con Luciana Castellina, insieme ad altre voci del pensiero critico, interroga il presente partendo da una domanda antica: dove nasce davvero la sovranità popolare? Non nei palazzi, ma nelle piazze, nei conflitti, nelle comunità che si riconoscono. E ancora, il confronto sul “giornalismo che resiste”. Il 23 aprile con le firme di Domani Marco Damilano, Daniela Preziosi e il suo direttore Emiliano Fittipaldi (ore 18.30, Palco Nilde Iotti), mette al centro una parola consumata eppure decisiva: verità. Resistere, oggi, può voler dire questo: non smettere di cercarla, anche quando è scomoda, anche quando non conviene.
La sera il Mattatoio cambia pelle. Teatro e musica. Da Lucia Mascino ai 99 Pose e Paola Turci. Le parole si fanno corpo, ritmo, racconto. La memoria non è più solo da ascoltare: è da attraversare. E intanto, fuori, la città continua a parlare attraverso i suoi luoghi simbolo: il Museo della Liberazione, il Gianicolo, Forte Bravetta. Ogni luogo trattiene una storia che chiede di essere riletta.
Non è un caso che questa edizione leghi l’anniversario della Liberazione agli ottant’anni dell’Assemblea Costituente. Perché la Resistenza non è finita il 25 aprile: è diventata legge, diritti, struttura della convivenza. È entrata nella Costituzione. E oggi quella Costituzione torna a essere terreno di confronto, di tensione, a volte di fraintendimento.
In un tempo in cui al governo siede una forza politica che porta nel proprio simbolo la fiamma del Movimento Sociale Italiano, questa Festa assume un significato ulteriore. Non polemico, ma inevitabilmente politico. La memoria, quando è viva, non è mai innocente: illumina, distingue, a volte inquieta.
Forse è proprio questo il senso più profondo di questi giorni romani: non lasciare che il passato diventi un oggetto distante, da riporre con cura e dimenticare. Ma tenerlo accanto, come si fa con le cose fragili e necessarie. Perché la libertà, come allora, non è mai acquisita una volta per tutte. Va riconosciuta, difesa, raccontata ancora.
© Riproduzione riservata


