Il ministro degli esteri Antonio Tajani riferirà martedì 17 febbraio alle 13,30 alla Camera sulla partecipazione dell'Italia al Board of peace per Gaza, l’organo promosso unilateralmente da Donald Trump per coordinare la ricostruzione della Striscia: gli stati che aderiscono devono contribuire con un miliardo di dollari.

Lo comunica il presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana: «Ringrazio il presidente Giorgia Meloni e il ministro Antonio Tajani per la disponibilità manifestata a riferire in merito al Board of Peace, disponibilità che la Camera ha subito accolto organizzando le comunicazioni di martedì». 

La decisione di riferire alla Camera è stata comunicata da Palazzo Chigi, dopo il confronto tra Meloni e Tajani: «il governo conferma la propria disponibilità a riferire in Parlamento, nella giornata di martedì, con il ministro Tajani in merito al Board of Peace». Ieri Meloni aveva annunciato l’adesione al Board come Paese osservatore giovedì 19 a Washington.

Una decisione controversa: un’adesione completa sarebbe incompatibile con la Costituzione che all’articolo 11 stabilisce che l’Italia può partecipare a organizzazioni internazionali solo in condizioni di parità e nel rispetto del principio di ripudio della guerra. Inoltre, qualsiasi adesione formale a un organismo internazionale richiederebbe una ratifica parlamentare.

La soluzione dello status di osservatore solleva comunque molte polemiche. «Mi chiedo fino a che punto Giorgia Meloni vuole umiliare la tradizione diplomatica di questo Paese per non scontentare Trump. Ieri ha dichiarato che l'Italia parteciperà come osservatore speciale al Board of peace di Trump che è un club a pagamento, ideato per rimpiazzare le Nazioni Unite. Quello che sta facendo aggira la Costituzione che parla molto chiaramente del fatto che non possiamo come Italia partecipare a degli organismi sovranazionali non in condizioni di parità».

Per Angelo Bonelli di Avs «il cosiddetto Board of Peace non è un organismo multilaterale, ma un’operazione politico-immobiliare guidata da Trump, costruita sulle macerie della tragedia palestinese. Non nasce dentro le sedi legittime della comunità internazionale, come le Nazioni Unite, ma fuori dal diritto internazionale. È una struttura che concentra il potere decisionale nelle mani di Trump e dei suoi alleati, delegittimando il ruolo dell’Onu». «Questa scelta – aggiunge – contraddice lo spirito dell’articolo 11 della Costituzione».

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