L’ex Guardasigilli annuncia una conferenza stampa del nuovo “centro”, ma gli altri cadono dalle nuvole. Difficile presentarsi alla stampa con le divisioni sul referendum. E soprattutto prima di aver deciso cosa fare: se una costituente aperta a tutti o un tavolo di papaveri. E prima di sapere quale candidato premier di coalizione sostenere
«Con Renzi c'è l’idea di fare la Margherita 2.0 e il progetto politico lo presenteremo a breve in una conferenza stampa». Lunedì 2 marzo Clemente Mastella, esultando per le vittorie beneventane (al consiglio provinciale ha ottenuto cinque consiglieri su dieci), non ha certo svelato un segreto sul comunque misterioso «progetto politico» del centro. Se ne parla da mesi, ormai anni, e ha finito per assumere l’aspetto nebbioso di un vascello fantasma, che appare, scompare, riappare.
Procede, sì, in qualche direzione, ma ciascuno procede lungo la sua rotta: in un mare l’ex Guardasigilli a nome di Noi di centro si trova a bordo con Italia viva; in un altro natante Ernesto Ruffini, a nome dei suoi comitati Più uno, riceve Vincenzo Spadafora e la sua Primavera, e imbarca Alessandro Onorato e il suo Progetto civico.
Per tutti, una navigazione lenta, estenuante, che ormai le cronache non registrano più. Sono diventate svogliate, ma si capisce: ogni volta che viene annunciata una notizia, alla fine la notizia non c’è mai. C’è un’assemblea, un avvicinamento, un allontanamento, ma la “cosa di centro” non nasce mai.
Petali di troppe Margherite
Forse anche per questo, cioè per tenere su un po’ di attenzione, arriva la fuga in avanti di Mastella, dunque l’annuncio di una conferenza stampa «presto». Sarebbe l’ennesima promessa: una conferenza stampa si fa davanti ai cronisti, quindi una platea dove uno straccio di notizia è indispensabile.
Il guaio è che gli altri “petali” non ne sanno nulla. E a sentirli uno a uno si capisce che siamo ancora «allo stadio del percorso», cioè in alto mare. Enrico Borghi, di Iv, spiega lo stato delle cose: «Noi di Italia viva stiamo lavorando alla condensazione di tutto quel mondo riformista, centrista, europeista che diventa fondamentale per essere competitivi alle prossime elezioni politiche. Per contribuire in maniera decisiva a trasferire un punto che sarà il punto cardine dei prossimi anni, e cioè il tema dell'europeismo. Perché il futuro sarà un confronto tra chi crede negli Stati Uniti d'Europa e chi pensa al ritorno degli stati nazioni dell’Ottocento, che come si vede non è la soluzione in grado di affrontare la complessità dei tempi di oggi».
Tutto chiaro. Ma è difficile, se non escluso, che la “cosa” arrivi prima del risultato del referendum. Intanto perché un pezzo (minoritario) di Italia viva vota Sì (Mastella vota No, Renzi non ancora pervenuto) e quindi bisognerebbe ammettere che la nuova “cosa di centro” nasce già divisa. E poi perché ci sono ancora molti dettagli da mettere in chiaro. E nei dettagli, si sa, si nasconde il diavolo.
Per esempio, dal lato Ruffini-Spadafora, la proposta è quella di una costituente a cui invitare reali delusi degli altri partiti (quindi non solo elettori di centrosinistra, se no diventa un gioco a somma zero) e fare in modo di coinvolgerli. Dall’altro lato, quello di Renzi-Mastella, si va più per le spicce. Semmai si aspetta qualche ex Pd che ha lasciato capire che potrebbe abbandonare la casa madre.
Un leader senza personalismi
Poi, poi si fa per dire, c’è da capire chi farà il nuovo Rutelli, cioè il portavoce della Margherita 2.0: e lì sono dolori. Serve uno che non sia troppo targato dal passato e tentato dai personalismi, quindi non Renzi; uno vivace e carismatico, quindi non Ruffini; uno di cui tutti si fidino, quindi non Onorato: anche se invece è convinto che alla fine toccherà a lui, e sabato 14 marzo a Napoli imbarcherà un po’ di amministratori vicini al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi.
Resta che è difficile che si metta alla testa della compagnia: i suoi rapporti con Italia viva sono andati via via peggiorando. Poi, anzi prima ancora, c’è la questione Silvia Salis. Se fosse della partita, non ci sarebbe partita per gli altri signori e giovani signori. Ma ha già detto che resterà a Genova per tutto il mandato di sindaca.
E c’è la questione del candidato premier di tutto il campo progressista. Se si andasse al voto con l’attuale legge, la linea di Iv è da sempre la stessa: la candidata è Elly Schlein, ovvero la leader del principale partito della coalizione. Ma ormai è probabile che prima dell’estate verrà approvata la nuova legge elettorale della destra, che prevede l’indicazione del candidato premier sul programma da consegnare al Viminale.
Dunque è possibile che si dovranno fare le primarie, a meno che Schlein non riesca a convincere Conte che la candidata è lei senza passare per le forche caudine dei gazebo.
Il rebus delle primarie
Ma anche qui, i petali del centro non sono mica tutti d’accordo: meglio sostenere senza se e senza ma Schlein, quella che ha steso un tappeto rosso al ritorno di Renzi nell'alleanza? Oppure lanciare un candidato proprio, che però toglierebbe voti alla segretaria Pd e avvantaggerebbe il competitor a Cinque stelle, forse proprio Giuseppe Conte? Si capisce che se la risposta a queste domande non è la stessa, non ci sarebbe una Margherita 2.0, ma due.
Dunque Mastella ha provato a dare un’accelerata, con la benedizione di Renzi che fatica a sopportare le lentezze degli altri. Ma gli altri saggiamente frenano, almeno per ora, per evitare di venire alla luce con un progetto ancora non chiaro, se non contraddittorio. Se Renzi in questo momento, per la causa, riesce a trattenersi da mettere il cappello sulla creatura centrista, Mastella morde il freno e ricorda che quanto a prontezza di riflessi non è secondo a nessuno, neanche a Renzi.
Non si farà fregare. Quindi la conferenza stampa l’anticipa lui. Un’innocente messaggio, un’amichevole competizione interna, forse, di certo uno spettacolo assicurato per il futuro: il tandem fra l’ex Dc e l’ex premier sarà un cinema pieno di colpetti a sorpresa, una roba da pop corn, certo solo per gli amanti del genere.
© Riproduzione riservata


