Alessandro Di Battista, l’ex deputato del M5s conosciuto per il suo attivismo anticasta, si presenterà alle prossime elezioni? Sebbene la sua decisione non sarà nota prima della fine dell’estate, gli schieramenti politici, soprattutto il campo largo, iniziano a prepararsi all’idea. In particolare, dopo il lungo intervento in cui il cofondatore del M5s Beppe Grillo, sul suo blog, ha accusato l’attuale classe dirigente del Movimento di essersi allontanata dalle ragioni che ne avevano accompagnato la nascita. «Le domande sono rimaste, le risposte sono scomparse», ha scritto Grillo nel ricordare alcune battaglie della sua creatura: reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzioni, democrazia diretta e transizione ecologica.

Un affondo che non ha suscitato le preoccupazioni solo di Giuseppe Conte. Ma anche di Pd e Avs, che temono che il messaggio di Grillo sia un assist proprio a Di Battista. E, quindi, che la sua candidatura possa portare alla perdita di voti da sinistra e di chi abbandonerebbe il Movimento per l’ex deputato grillino. Ma anche produrre, come sta succedendo per Lega e FdI, «l’effetto Vannacci»: cioè spingere il Movimento a radicalizzarsi.

Il potenziale Di Battista

Non è solo la politica dei palazzi, però, a parlare di Di Battista. Sono anche i cittadini a rivelarsi interessati alla sua candidatura. A dimostrarlo il sondaggio che Izi ha realizzato per Domani secondo cui il 34,1 per cento degli intervistati, più di uno su tre, è a conoscenza dell’intenzione dell’ex M5s di presentare una propria lista alle elezioni del 2027, con il possibile appoggio di Beppe Grillo e in eventuale collaborazione con Virginia Raggi, una probabile interlocutrice di Di Battista per storia e linea politica comune.

A portare l’ipotesi della candidatura sul piano della realtà sarebbe stata una domanda del giornalista Andrea Scanzi a cui Di Battista ha risposto: «Non cambierei la mia vita attuale con quella che facevo in Parlamento, ma provo un senso di responsabilità verso i tanti che non vanno più a votare e verso i 4mila iscritti a Schierarsi (la sua associazione, ndr). E poi non credo nel bipolarismo: un progetto di rottura potrebbe migliorare sia l’opposizione che la maggioranza». Secondo i retroscena, Di Battista starebbe preparando il terreno, ma non sarebbe ancora convinto di poter presentare delle liste competitive alle elezioni.

Guai a destra e sinistra

Eppure, emerge dal sondaggio Izi sul potenziale elettorato di una «lista Di Battista», che il 3,5 per cento degli intervistati lo voterebbe. La percentuale è più bassa di quanto varrebbe Roberto Vannacci alle prossime elezioni: il 7,6 per cento per Youtrend. Ma rappresenta comunque una quota importante di voti in un’elezione che si deciderà sui piccoli scarti.

Dall’analisi Izi si capisce anche a chi l’eventuale candidatura leverebbe consenso. Il 34,3per cento di chi voterebbe la lista Di Battista, se l’ex M5s decidesse di non presentarsi, starebbe con il Movimento. Seguono, invece, gli indecisi: il 17,6 per cento. E poi quelli che voterebbero Pd: 9 per cento. Una percentuale abbastanza ampia di voti arriverebbe anche da chi altrimenti non si recherebbe alle urne: l’8,9 per cento. Ma dall’analisi emerge anche un altro dato: l’8,1 per cento di chi voterebbe l’ex deputato M5s, se non ci fosse, supporterebbe Fratelli d’Italia, il 5,2 la Lega, il 4,1 Futuro nazionale. Quindi, l’1,2 per cento degli elettori che voterebbero la lista Di Battista, se non si candidasse, sosterrebbe il M5s, puntualizza l’analisi Izi. L’1 per cento sarebbe indeciso o si asterrebbe. Lo 0,6 per cento starebbe con centrodestra, lo 0,5 per cento con il centrosinistra, lo 0,1 per cento con Futuro Nazionale e sempre lo 0,1 per cento al centro. A dimostrazione che l’arrivo di Di Battista, come scritto da Domani, sarebbe sicuramente un guaio per la sinistra. Ma forse anche per la destra.

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