Diciassette imputati, sette per lesioni e tutti per «metodo squadrista» e «manifestazioni usuali del disciolto partito fascista». Si apre domani, giovedì 12 febbraio, al Tribunale di Bari, l’ultima seduta, si spera, del processo alla squadretta di esponenti di Casapound finiti a processo dopo la manifestazione antirazzista del 21 settembre 2018. Erano i giorni dei decreti sicurezza del governo gialloverde, l’appuntamento era stato convocato per contestare la visita dell'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini.

Dopo il corteo, sostiene l’accusa, aggredirono con cinghie e tirapugni cinque militanti che “defluivano” nel quartiere Libertà. Un pestaggio contro i cinque: uno ha tuttora uno sbrego in testa che ci vollero nove punti di sutura per arginare, un altro riportò lesioni alle vertebre.

Fra loro c’era un militante di Sinistra Italiana, Claudio Riccio, e l’allora europarlamentare Eleonora Forenza, all’epoca a Bruxelles nel gruppo l’Altra Europa per Tsipras, all’epoca come oggi della segreteria di Rifondazione comunista. Dopo le denunce, molto circostanziate, fu perquisita la sede barese di Casapound, a cui furono messi i sigilli: furono rinvenute bandiere con il fascio littorio e un busto di Mussolini, oggetti «chiaramente riconducibili all’ideologia fascista» secondo l’accusa.

Si tratta di una delle non poche vicende che evidentemente la destra di governo, che invita esponenti dell’associazione alla Camera, tende a dimenticare, e che tende a voler far dimenticare. E che è utile far tenere a mente a quelli che, nelle piazze del Paese, vedono la fantomatica ricostituzione delle Brigate rosse ma quando si certifica la concreta presenza di dichiarati «fascisti del terzo millennio» restano ciechi.

La seduta inizia giovedì 12 febbraio alle 9 di mattina, il verdetto dovrebbe arrivare nel pomeriggio. Ha dell’incredibile che un processo in cui, agli atti, ci sono video e testimonianze più che esplicite, da sette anni ancora aspetti la sentenza. Al processo si sono costituiti parte civile costituiti l’Anpi, il Prc, il Comune di Bari e la Regione Puglia.

Domani, come durante le altre sedute, fuori dal tribunale si sono dati appuntamento gli antifascisti di Bari. Ci sarà anche Maurizio Acerbo, segretario del Prc. Partito che nel tardo pomeriggio ha convocato nella sua sede provinciale (in via Signorile 39) un incontro «antifascista» per mettere meglio a fuoco il nesso fra i fatti di sette anni fa «e la deriva autoritaria», dice un comunicato, «che rischia di prendere il Paese in caso di mancata vittoria del No al referendum sulla controriforma della giustizia».

«Ci aspettiamo una sentenza chiara sul fatto che CasaPound è un’organizzazione di stampo neofascista e quindi che venga sciolta a seguito di questa sentenza», è la speranza di Forenza. «Quella aggressione resta una ferita nella storia di questa città, come è una ferita il fatto che dopo sette anni non ci sia ancora una sentenza di primo grado. Dispiace molto che l'esecutivo si occupi di magistratura in tutt'altra chiave, non per dare al Paese una giustizia con tempi congrui, ma nella direzione di sottomettere la magistratura all'esecutivo. La scandalosa durata di questo processo è una delle ragioni per dire No al referendum Nordio-Meloni».

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