Qualcuno è entrato, probabilmente da una finestra, non solo per imbrattare i muri ma anche per mettere a soqquadro le aule, lanciare oggetti nei corridoi, utilizzare gli estintori a sproposito, tanto che il dirigente scolastico ha sospeso la didattica. La scritta lascita all’esterno è corredata da una svastica. Gli studenti di Osa: «È molto chiaro chi sta dietro a questo ennesimo attacco»
«Righi fascista. La scuola è nostra» e poi una svastica. Con questa scritta è stato imbrattato il muro esterno della sede di via Boncompagni del liceo Augusto Righi di Roma. Ma non soltanto. Come si capisce dai racconti di studenti e genitori, nella notte tra l’8 e il 9 febbraio, la scuola sarebbe stata devastata soprattutto all’interno. Qualcuno sarebbe entrato, probabilmente da una finestra, per mettere a soqquadro le aule, lanciare e ammucchiare oggetti nei corridoi, utilizzare gli estintori a sproposito.
Una situazione così grave da spingere il dirigente scolastico dell’istituto, Giovanni Cogliandro, a sospendere le lezioni per la giornata e a informare dell’accaduto genitori e forze dell’ordine che, dopo un sopralluogo, sarebbero all’opera per capire che cosa è successo e chi sono gli autori degli atti vandalici che avrebbero causato danni per 10mila euro, secondo la conta fatta all'Ansa dal delegato del sindaco all'edilizia scolastica Daniele Parrucci.
La conta dei danni
«Ignoti hanno fatto irruzione e le aule pertanto non sono utilizzabili. Di conseguenza gli studenti di questa sede non potranno svolgere regolare lezione», si legge nella comunicazione inviata questa mattina alle famiglie, poco dopo che studenti e professori arrivati a scuola per le lezioni sono, invece, rimasti bloccati all’ingresso dell’edificio.
«Stamattina ero davanti alla succursale del Righi insieme a una mia amica che frequenta lì le lezioni. I professori ci hanno avvisato che la sede era chiusa perché era stata danneggiata nella notte e le classi erano inagibili: poco dopo è arrivata anche una circolare che lo confermava. Credo che la scritta apparsa fuori dall’istituto: “Righi fascista. La scuola è nostra” sia collegata a quello che è successo dentro», dice una studentessa del liceo che preferisce non rendere nota la sua identità. «Pensiamo che l’attacco fosse in programma da tempo per intimidirci, e che sia legato al fatto che domani si celebra la giornata del ricordo delle vittime delle foibe», aggiunge riferendosi alla riflessione sull’accaduto fatta insieme ai suoi compagni dell’organizzazione studentesca Osa.
«È molto chiaro chi sta dietro a questo ennesimo attacco, come dimostrano le scritte fasciste comparse sempre questa mattina sotto entrambe le sedi, parliamo dei fascisti che schedano i prof e che attaccano le scuole sfruttando, il revisionismo sulle foibe, gli stessi che hanno attaccato l'occupazione dello stesso istituto lo scorso novembre, legittimati dal governo Meloni che sta bersagliando questa scuola contro le lotte degli studenti», commentano, infatti, gli studenti di Osa con l’obiettivo di ricordare anche come questo non sia l’unico episodio grave che ha portato il liceo Righi al centro della cronaca nazionale.
Le reazioni
«Questa mattina sono intervenute le forze dell’ordine perché degli sconosciuti si sono introdotti nella scuola e l'hanno messa a soqquadro», riferisce a Domani Daniela Sabelli, presidente del Consiglio di istituto del Righi per sottolineare come gli atti vandalici abbiano reso inagibile le aule per le lezioni «probabilmente non soltanto per oggi. Ma siamo al lavoro con il dirigente scolastico per assicurare agli studenti di tornare a scuola da domani, organizzandoci per riprendere l’attività didattica su più turni nella sede centrale».
Sabelli spiega di non essere entrata all’interno della sede vandalizzata di via Boncompagni e di non sapere se le altre scritte trovate all’interno – che secondo quanto riporta Ansa avrebbero riferimenti a “Autonomia Contropotere” – rimandano alla stessa area politica neofascista, di quelle trovate questa mattina all’esterno del Righi: «A prescindere da chi sia stato, sicuramente sono degli atti vandalici che l’intera comunità scolastica condanna», ha concluso la rappresentate del Consiglio di istituto.
«Il raid notturno al liceo Righi di Roma non è un episodio di vandalismo isolato, ma un salto di qualità inquietante che ricalca le più oscure logiche squadriste. Colpire un istituto che si è sempre distinto per il suo protagonismo nelle mobilitazioni studentesche e antifasciste significa voler lanciare un segnale politico preciso: un attacco diretto ai presidi democratici della nostra città», ha commentato il segretario romano e membro della Direzione nazionale di Rifondazione Comunista, Giovanni Barbera.
«Il raid vandalico, rivendicato attraverso svastiche e scritte di matrice fascista, non è un gesto isolato né casuale. È l'ennesima manifestazione di un clima di odio e intimidazione che prende di mira la scuola, i suoi spazi di libertà e di confronto, e chi ogni giorno li anima con impegno e responsabilità», ha detto la responsabile scuola del Pd Irene Manzi, per invitare le istituzioni a non minimizzare gesti così gravi, visto che è loro compito garantire protezione e rispetto a chi vive la scuola ogni giorno.
I precedenti
Anche perché, come dimostrano i fatti che sono accaduti negli ultimi mesi, quanto appena successo al Righi non un caso è isolato.
A novembre scorso, un gruppo di persone con il volto coperto aveva provato ad entrare nella stessa scuola in quei giorni occupata dagli studenti in solidarietà con la Palestina, intonando cori di matrice fascista come «boia chi molla» e «duce, duce», lanciando bottiglie e oggetti vari contro l’ingresso. Il giorno dopo una decina persone, sempre a volto coperto, aveva di nuovo provato ad avvicinarsi alla sede centrale del Righi facendo irruzione nell’istituto accanto, il liceo Tasso, prima di scappare con l’arrivo della polizia. La questura aveva fatto sapere di aver avviato indagini in ambienti riconducibili a Lotta studentesca.
A ottobre, il collettivo del Liceo Bramante, sempre nella Capitale, quartiere Tufello, aveva denunciato due aggressioni subite durante l’occupazione dell’istituto, «riconducibili ad ambienti di estrema destra». Secondo il racconto degli studenti, nella notte tra il 23 e il 24 ottobre un gruppo di quindici persone sarebbe entrato nella scuola intonando cori neofascisti, lanciando bottiglie, disegnando svastiche sui muri. La notte successiva ci sarebbe stato un secondo tentativo di assalto.
Sempre a ottobre, al liceo Leonardo da Vinci di Genova, un gruppo di persone con mazze e spranghe aveva fatto irruzione nella scuola, vandalizzandola e disegnando sul muro una svastica.
A novembre anche i muri dell’istituto comprensivo “Santa Beatrice” di Roma, in zona Portuense, sono stati imbrattati con svastiche e una bomba carta sarebbe stata lanciata nell’ufficio del vicepreside da tre persone incappucciate, poi scappate, secondo le ricostruzioni sui giornali.
A fine gennaio, all’Istituto superiore Falcone di Gallarate (Varese) un professore ha raccontato di aver scoperto scritte inneggianti al nazismo dei bagni, corredate da svastiche, commenti omofobi e antisemiti.
Questi sono solo alcuni degli episodi che, secondo le cronache, hanno caratterizzato l’anno scolastico in corso. In molti casi le responsabilità non sono ancora state accertate ma la ripetizione di simboli e slogan che richiamano al fascismo e al nazismo segnala che il clima di intimidazione e d’odio sta entrando anche dentro le scuole.
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