«Denunciare le mafie può diventare una via rapida per ottenere la cittadinanza italiana». È questa la logica al centro della proposta di legge presentata dal Partito democratico in entrambi i rami del Parlamento. Un intervento che modifica la legge sulla cittadinanza del 1992 introducendo un principio nuovo: la “premialità” per chi collabora con lo Stato nella lotta alla criminalità organizzata anche per gli stranieri.

La proposta è stata illustrata a palazzo Madama dai senatori Walter Verini e Vincenza Rando insieme al deputato Federico Gianassi. L’impianto normativo è chiaro: lavoratori stranieri regolarmente residenti in Italia, privi di misure di prevenzione, che presentino denunce «attendibili» alla magistratura su reati riconducibili alla criminalità organizzata, potrebbero accedere a un percorso accelerato verso la cittadinanza.

Verini lo ha spiegato così: «Se c’è un lavoratore straniero che, vivendo in certe realtà, trova il coraggio di aiutare lo Stato a denunciare estorsioni, ricatti o pressioni criminali, pensiamo che lo Stato debba riconoscere un percorso facilitato, pressoché immediato, per la cittadinanza».

Il punto centrale è il riconoscimento della collaborazione come elemento giuridicamente rilevante. Non un atto simbolico, ma una leva concreta dentro il sistema della cittadinanza. La proposta si inserisce nel solco delle norme sulla protezione dei testimoni e dei collaboratori di giustizia, ma ne amplia la portata alla dimensione migratoria. La senatrice Rando ha insistito sul carattere non ideologico dell’intervento: «Non è una proposta ideologica, ma un segno di civiltà giuridica. Serve a tutelare chi denuncia e a rafforzare il contrasto alle mafie».

Secondo i promotori, il sistema attuale non valorizza abbastanza chi, pur non essendo cittadino italiano, contribuisce in modo determinante alle indagini. Gianassi ha richiamato il dato operativo: «Solo nel distretto di Prato, tra febbraio 2025 e febbraio 2026, 190 lavoratori stranieri e alcuni imprenditori hanno avviato percorsi di collaborazione con la giustizia. Sono molti e senza alcun incentivo».

Il riferimento è anche alle trasformazioni della criminalità organizzata, sempre meno legata a una dimensione esclusivamente nazionale. Gianassi ha sottolineato: «Le normative italiane sono nate in una fase storica diversa, quando la criminalità era prevalentemente nazionale. Oggi è transnazionale».

Il disegno di legge si colloca dunque dentro una logica di aggiornamento degli strumenti di contrasto alle mafie, includendo il lavoro agricolo, artigianale e i settori più esposti al caporalato, in particolare nel Sud Italia. Rando ha aggiunto un ulteriore elemento di prospettiva: «L’obiettivo è trovare una convergenza in Parlamento. Il disegno di legge punta a dare un diritto a chi denuncia e a rafforzare la lotta alla criminalità organizzata, anche contro il caporalato».

La misura interviene sulla legge 91 del 1992, che regola l’acquisizione della cittadinanza italiana. L’elemento innovativo è l’introduzione di un canale “accelerato” legato non alla sola permanenza sul territorio o all’integrazione formale, ma a un atto di collaborazione giudiziaria considerato rilevante per la sicurezza pubblica.

Il perimetro della misura

Una questione rimane sullo sfondo dei lavori parlamentari: il perimetro della misura. Il beneficio è infatti riservato ai lavoratori stranieri regolarmente residenti. Restano esclusi le persone irregolari, proprio quei soggetti che, secondo diverse analisi sul lavoro sommerso, sono spesso i più esposti a ricatti, sfruttamento e infiltrazioni criminali.

I promotori hanno chiarito che un’estensione a questa categoria non è giuridicamente praticabile nell’attuale impianto normativo. La struttura della proposta si basa infatti sul requisito della regolarità della presenza sul territorio come condizione preliminare per qualsiasi percorso di cittadinanza o protezione rafforzata.

Sul piano politico, il disegno di legge si inserisce in un contesto più ampio di confronto tra maggioranza e opposizione sui temi della sicurezza, della cittadinanza e della gestione dei flussi migratori.

Il testo sarà ora sottoposto al confronto parlamentare e alla possibile ricerca di una convergenza trasversale. Secondo i promotori, l’impianto della proposta mira a rafforzare la capacità dello Stato di contrastare le infiltrazioni criminali nei settori produttivi e nel tessuto economico locale, utilizzando la leva della cittadinanza come incentivo alla collaborazione con l’autorità giudiziaria.

La proposta apre ora l’iter parlamentare e sarà discussa tra i gruppi. Resta da verificare se la maggioranza di governo, che ha fatto dell’ordine e della disciplina uno dei propri assi politici, sceglierà di sostenerla o meno.

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