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Le parole che assolvono chi guida: così il linguaggio incide sul nostro disimpegno morale

Chiamarli «incidenti», parlare di auto «impazzite», dire che qualcuno «ha perso la vita»: formule innocue trasformano le conseguenze di scelte umane in fatalità e accettare le vite perdute come se fossero inevitabili. La professoressa Giannini, direttrice del Dipartimento di Psicologia della Sapienza, e la sociolinguista Vera Gheno spiegano perché il lessico dei media contribuisce a normalizzare le morti e a colpevolizzare chi le subisce

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