Il 2 ottobre il disegno di legge (già approvato in Senato) dovrà essere discusso in aula alla Camera. Per le 250 realtà che hanno organizzato la manifestazione, il testo ha limiti troppo ambigui e potrebbe avrebbe un effetto dissuasivo sulla libertà di espressione
In silenzio per trenta secondi, con la bocca coperta da un bavaglio. Seguiti, poi, da cinque minuti di rumore, con fischietti, sirene e chiavi. Così i manifestanti, che si sono incontrati intorno alle 13 vicino a Montecitorio, a Roma, e in quarantacinque altre città in Italia, hanno dato forma al presidio-maratona contro il ddl antisemitismo di cui si sarebbe dovuto discutere in commissione Affari costituzionali della Camera.
Il 2 ottobre, stabilisce la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, il disegno di legge (già approvato in Senato) dovrà essere discusso in aula, ma l’esame del testo e degli emendamenti che era previsto per il 9 settembre è saltato (slittato alla prossima settimana) «perché la precedenza viene data al provvedimento che intende revocare la cittadinanza italiana», commenta il capogruppo di Avs nella commissione Affari costituzionali, Filiberto Zaratti: «Nonostante ci fossero già i pareri del Governo. Per noi va bene, quel testo non ci piace affatto ma politicamente notiamo che Vannacci detta l’agenda della destra».
A criticare il testo del ddl, oltre ad Avs, sono in molti. Più di 250 le organizzazioni che – insieme ad Amnesty International Italia, Anpi, Fnsi, i Giovani Democratici Roma, Fnsi, per dirne alcune – hanno aderito alla mobilitazione nazionale lanciata dalla Rete #NoBavaglio: «Contro ogni forma di razzismo» e per «difendere il diritto di critica sempre», scandiscono i cittadini dalla piazza di fronte a Montecitorio, raggiunti anche dai deputati M5S Riccardo Ricciardi, che definisce il ddl «un’operazione fatta per contrastare il dissenso e per contrastare le persone che hanno restituito dignità all’Occidente», e Stefania Ascari, che sottolinea come criticare Israele non sia antisemitismo, «ma un dovere per tutti coloro che vogliono restare umani».
Il DDL
Sono due i punti principali del disegno di legge che preoccupano le organizzazioni che si battono per la libertà d’espressione e di stampa: l’adozione della definizione di antisemitismo dell’Ihra, l’International Holocaust Remembrance Alliance (organizzazione intergovernativa fondata nel 1998 che riunisce governi ed esperti per promuovere l’educazione, la memoria e la ricerca sull’Olocausto), che però nasce come strumento non legalmente vincolante e che invece con questa legge lo diventerebbe.
E, secondo punto, il fatto che, sulla base di quella definizione, attività di monitoraggio e formazione dovrebbero iniziare anche nelle scuole, nelle università, tra le Forze armate, le Forze dell’ordine, il personale della magistratura e della carriera prefettizia. Perché il punto, per chi critica il ddl, non è l’assenza di convinzione nella necessità di contrastare l’antisemitismo. Ma il timore che, così come è strutturato, il disegno di legge limiti anche la possibilità di critica verso lo Stato di Israele.
A maggior ragione, visto che anche alcuni degli «indicatori» contenuti nella definizione dell’Ihra, nel momento in cui diventeranno giuridicamente vincolanti, rischiano di avere margini interpretativi troppo ampi. Producendo, di conseguenza, il «chilling effect», denuncia Amnesty, cioè un effetto dissuasivo sulla libertà di espressione: un docente, un ricercatore, uno studente, un giornalista o un attivista potrebbe autocensurarsi non perché rischi automaticamente una condanna penale, ma perché non sa se una determinata posizione su Israele verrà segnalata, monitorata o qualificata come antisemita, con effetti anche sulla libertà di stampa.
«Nessun bavaglio, nessuna censura, nessuna repressione. Il ddl contro l’antisemitismo non prevede norme liberticide, né poteri di denuncia, pena o sanzione. Si può dissentire da una proposta di legge, ma manomettere i fatti è inaccettabile, tanto più se a farlo sono professionisti dell’informazione», commenta, invece, la presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane Livia Ottolenghi, a difesa del testo, convinta che dipingere il ddl come un attentato alla libertà di stampa, di opinione e di critica sia una fake news. Per Ottolenghi l’unico obiettivo è di contrastare il fenomeno dell’antisemitismo, «le cui manifestazioni nella vita reale, oltre che sui social, hanno raggiunto picchi mai registrati prima, sin dai tempi della Seconda Guerra Mondiale».
A difesa del ddl si è espresso anche il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, che aveva presentato un suo disegno di legge sull’antisemitismo poi recepito nel testo di quello in esame: «Come volevasi dimostrare. Non solo dicono bugie, ma vari gruppi di sinistra, pezzi di Pd, grillini, centri sociali e perfino esponenti della Federazione nazionale della stampa e dell’Anpi vanno in Piazza Montecitorio insieme a persone che sventano le bandiere di Hezbollah e di Hamas, gruppi di terroristi. È una cosa molto grave», ha detto a proposito del fatto che al presidio a Roma ci sarebbero stati piccoli momenti di tensione tra i partecipanti per la presenza di bandiere di Hezbollah e Hamas, che alcuni avrebbero voluto togliere e altri tenere.
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