Il disegno di legge Sicurezza è una normativa liberticida. Lo affermano sei relatori speciali delle Nazioni unite, in una comunicazione inviata al governo italiano il 19 dicembre 2024 e resa pubblica il 16 gennaio scorso. Il testo è stato esaminato, tra gli altri, dai relatori sulla libertà di riunione pacifica e di associazione, sulla libertà di opinione e di espressione, sui diritti umani dei migranti, su razzismo, discriminazione razziale e xenofobia.

Gli special rapporteur sono esperti indipendenti e imparziali, ciascuno responsabile di monitorare una categoria specifica di diritti umani o un’area tematica, su mandato del Consiglio per i diritti umani dell’Onu, redigendo rapporti pubblici sugli aspetti di loro competenza. Dunque, la loro nota inviata all’Italia assume un’importanza rilevante.

La libertà di manifestare

Circa le norme del ddl Sicurezza che limitano la libertà di manifestare anche con atti di resistenza passiva, i relatori speciali fanno presente che «il diritto di riunione pacifica comprende anche atti di disobbedienza civile», e che «uno spintone o il blocco della circolazione di veicoli o pedoni o delle attività quotidiane non costituiscono “violenza”».

Ciò comporta che alcune norme del ddl Sicurezza «potrebbero limitare indebitamente l’esercizio del diritto alla libertà di riunione pacifica», specie quelle che rafforzano il potere statale «di imporre divieti totali (incluso il divieto di “bloccare una strada con il corpo”)».

Più specificamente, l’introduzione di restrizioni più severe a tali proteste – si legge nella comunicazione – «potrebbe ostacolare la possibilità per i difensori dei diritti umani di (…) esprimere dissenso o critiche e impegnarsi in atti di disobbedienza civile», con «un impatto particolarmente negativo sui difensori dell’ambiente».

Gli special rapporteur commentano anche l’inasprimento delle sanzioni per chi compia atti di violenza o minaccia verso «un ufficiale o agente di polizia giudiziaria» o «per impedire la realizzazione di un’opera pubblica o di un’infrastruttura strategica». Pur riconoscendo la necessità di garantire la sicurezza delle forze dell’ordine, i relatori affermano che «disposizioni formulate in modo generico», in particolare senza definire in modo preciso le fattispecie che costituiscono “violenza”, mancano dei requisiti di chiarezza, certezza e, quindi, prevedibilità. E questo lascia margini di discrezionalità che potrebbero «aprire la porta all’uso improprio della forza» contro chi manifesta.

Le proteste in carcere

I relatori affrontano poi il tema posto da un’altra delle norme più controverse del ddl Scurezza, riguardante le severe sanzioni per gli «atti di resistenza, anche passiva», commessi dalle persone private della libertà nelle carceri e dai migranti nelle strutture di detenzione e di accoglienza. Tale norma potrebbe «costituire una restrizione non necessaria e sproporzionata del diritto alla protesta pacifica e alla libertà di espressione che dev’essere garantita anche in tali contesti».

Ciò rischia di avere «un profondo impatto negativo sul sistema carcerario, comprese le strutture minorili, e impedire il raggiungimento degli obiettivi, previsti dalla legge, di garantire la sicurezza e favorire i processi di reinserimento». Inoltre, «limitare proteste pacifiche e atti di disobbedienza civile (compresi gesti pacifici come fare rumore, sbattere contro muri e sbarre) potrebbe aumentare le tensioni all’interno delle carceri, il che vanifica l’obiettivo di aumentare la sicurezza», oltre a «esacerbare i già elevati livelli di vulnerabilità» di diversi soggetti in stato di detenzione.

I diritti umani

Gli special rapporteur stigmatizzano pure, tra le altre, la norma in base a cui la cittadinanza può essere revocata allo straniero a seguito della condanna per determinati reati gravi, senza verificare che egli abbia un’altra cittadinanza, ma richiedendo semplicemente che sia «idoneo» a ottenerla. Ciò rischia di «rendere l’individuo un apolide».

I relatori speciali delle Nazioni unite si rivolgono al governo affinché intervenga su alcuni passaggi del testo che violano gli impegni assunti dall’Italia con la sottoscrizione di convenzioni internazionali, in particolare, riguardo ai «principi di legalità, proporzionalità, necessità e non discriminazione», nonché al dovere di non interferire indebitamente con «i diritti umani», «la libertà di espressione» e «le legittime attività della società civile».

Nei mesi scorsi, anche l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) e il Consiglio d’Europa avevano chiesto di modificare il ddl Sicurezza affinché fossero garantiti diritti e libertà. Il governo continuerà a fare finta di niente?

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