Un decreto legge che punta a superare i rilievi della Corte dei conti sul Ponte sullo Stretto di Messina e il decreto legislativo per recepire la direttiva europea sulla trasparenza retributiva tra uomini e donne. Ma soprattutto un decreto legge e un disegno di legge in materia di sicurezza.

Sono i temi all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri del 5 febbraio, che ha approvato il nuovo pacchetto Sicurezza. Tra le misure previste il fermo preventivo, il divieto di accedere alle manifestazioni in caso di condanne particolarmente gravi e il divieto di vendere coltelli ai cittadini minorenni.

Fermo preventivo

Il decreto Sicurezza prevede il fermo preventivo di 12 ore per le persone ritenute pericolose ai cortei o con precedenti specifici. Viene infatti introdotta «la possibilità per gli ufficiali di accompagnare nei propri uffici e ivi trattenere per non oltre 12 ore persone per le quali sussista il motivo di ritenere che pongano in essere condotte di concreto pericolo».

I soggetti pericolosi dovrebbero essere «desunti dal possesso di armi, strumenti atti ad offendere, dall’uso di petardi, caschi o strumenti che rendono difficoltoso il riconoscimento della persona», o dalla presenza di precedenti segnalazioni nel corso dei cinque anni precedenti.

Il fermo massimo non sarebbe quindi di 24 ore, come avrebbe voluto il governo prima delle pressioni del Quirinale. Inoltre il pubblico ministero, se riconosce che non ricorrono le condizioni, può ordinare il rilascio immediato della «persona accompagnata».

Daspo per i cortei

Il decreto prevede poi il divieto di partecipazione a riunioni o ad assembramenti in pubblico, disposto dal giudice in caso di condanna per una serie di delitti. Concretamente, la misura verrà attuata obbligando il soggetto a presentarsi all’ufficio o comando di polizia competente nel corso della giornata in cui si svolge la manifestazione. In caso di violazione, la pena prevista parte da un minimo di quattro mesi e un anno.

Il governo di Giorgia Meloni ha allargato di molto l’applicazione della norma, che comprende oltre una decina di fattispecie di reato. In particolare, il divieto scatta per i condannati per terrorismo o eversione, devastazione e saccheggio, e per chi si è macchiato di lesioni contro agenti di polizia, operatori sanitari e persino arbitri.

Non chiamatelo scudo

Gli articoli 12 e 13 del decreto approvato a palazzo Chigi prevedono che, «per incrementare le tutele per i cittadini e per le forze di polizia, il pubblico ministero, quando appare evidente che un fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione, procede all’annotazione preliminare del nome della persona cui è attribuito il fatto». Ciò è previsto in caso di legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi e stato di necessità.

In presenza di queste cause di giustificazione, l’iscrizione nel registro degli indagati per atti compiuti dagli agenti nel corso delle manifestazioni non sarà più automatico, grazie alla presenza di un «registro separato». Di fatto, si tratta di una versione più leggera dello scudo penale – anche se il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha invitato a non chiamarlo così – che accoglie i rilievi del Colle, estendendolo anche ai comuni cittadini.

Coltelli banditi

Tra le norme previste c’è anche il divieto di vendere ai minorenni, anche sul web e su piattaforme elettroniche, armi da punta e da taglio. Inoltre, è previsto l’obbligo per gli esercenti di tenere un registro per inserire le singole operazioni di vendita. Le sanzioni andranno da 500 a 3mila euro, ma potranno aumentare fino a 12mila euro in caso di reiterazione.

Un divieto speculare ricadrà poi sugli acquirenti. Si tratta del «divieto assoluto di porto di strumenti con lama flessibile, acuminata e tagliente, di lunghezza oltre i 5 centimetri», che sarà punito con la reclusione da uno a tre anni. Chiunque porti fuori casa lame affilate o appuntite superiori a 8 centimetri rischia invece la reclusione da sei mesi a tre anni. Se i fatti saranno commessi da un minore, sarà prevista una sanzione amministrativa da 200 a 1.000 euro a carico dei genitori o di chi ne esercita la podestà genitoriale.

Infine, va segnalata una modifica al Testo unico sull’immigrazione, con l’inserimento di nuove fattispecie di reato considerate ostative all’ingresso in Italia: in futuro non potrà entrare nel paese chi ha commesso il reato di «alterazione di armi e fabbricazione di esplosivi non riconosciuti».

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