Il 13 Febbraio scorso la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tenuto un discorso di apertura al vertice Italia-Africa che si è tenuto ad Addis Abeba, la capitale dell’Etiopia. Nel discorso ha definito il primo ministro Abiy Ahmed «un amico» e ha sottolineato l’importanza di proseguire sulla strada tracciata dal Piano Mattei per l’Africa, un piano che intende «imprimere un cambio di paradigma nei rapporti con il Continente africano e costruire partenariati su base paritaria, superando la logica donatore-beneficiario e generando benefici e opportunità specifiche».

Il giorno successivo, poi, la presidente del Consiglio ha tenuto un discorso simile di fronte all’Assemblea dei capi di Stato e di governo dell’Unione Africana. Meloni ha dimostrato di conoscere la storia e avere memoria del rapporto che tra l’Italia e il continente africano intercorre, tant’è che ha deciso di chiudere il suo intervento con una citazione tratta da Plinio il Vecchio. Eppure, la visita della presidente nella capitale etiope avrebbe dovuto sollecitare una memoria storica decisamente più vicina rispetto all’Impero Romano, sopratutto perché il suo intervento ha di poco preceduto una data centrale per capire il rapporto che intercorre tra l’Italia e l’Etiopia: il 19 Febbraio, giorno in cui nel 1937 l’esercito italiano, all’epoca fascista, ha commesso uno dei più efferati crimini di guerra.

Nonostante negli anni siano state presentate diverse proposte di legge al Parlamento italiano per inserire il 19 Febbraio nel calendario civile e ricordare le vittime, ad oggi a promuovere la memoria non è il nostro Stato ma la Rete Yekatit-19 Febbraio, una costellazione di associazioni, gruppi informali e realtà culturali impegnate a portare la storia del colonialismo italiano nello spazio pubblico.

Nata nel 2022, la Rete ha organizzato quest’anno la quarta edizione del programma Memorie e (R)esistenze, una serie di appuntamenti in varie città italiane che ospiteranno incontri, proiezioni e commemorazioni pubbliche per contrastare la rimozione storica e promuovere una memoria pubblica plurale. Il nome della Rete e la scelta del giorno si riferiscono agli eventi accaduti il 19 Febbraio del 1937, Yekatit 12 nel calendario Etiope.

L’Italia fascista aveva da dieci mesi occupato Addis Abeba e il maresciallo Rodolfo Graziani quel giorno del 1937 aveva organizzato un evento pubblico nella capitale per distribuire 500 talleri alla popolazione indigente. Durante la cerimonia, due studenti di origine eritrea attivi nella resistenza anti italiana lanciano due bombe sul palco che uccidono 7 persone e ne feriscono altre 10 tra cui lo stesso viceré Graziani. Negli istanti immediatamente successivi all’attentato, alcuni italiani decisero di sparare sulla folla, uccidono un centinaio di persone. La reazione italiana, però, non si ferma lì. Graziani ordina un’immediata caccia all’etiope e vere e proprio bande armate di miliziani e civili italiani organizzano una repressione che dura per 3 giorni, fino al 21 Febbraio.

Una stima verosimile accettata dagli storici riporta che le vittime della repressione fascista siano state almeno 3mila. In Etiopia i giorni tra il 19 al 21 Febbraio sono giornate di lutto nazionale: in uno degli snodi più importanti della viabilità della capitale, c’è un obelisco che ricorda le vittime della strage fascista. Sorge nella piazza “Yekatit12”.

L’Etiopia non ha mia avuto giustizia nonostante il nostro paese si fosse impegnato con la firma del trattato di Pace a Parigi nel 1947 a presentare i presunti criminali di guerra ai paesi che ne avrebbero fatto richiesta. L’Etiopia, infatti, la sua lista l’aveva presentata (tra i nomi dei criminali compariva sia quello di Graziani sia quello di Badoglio) ma nonostante la piena legittimità della richiesta, non si è mai svolto nessun processo né per l’uso di armi chimiche come l’iprite sulla popolazione civile etiope, né per la strage di Addis Abeba, né per quella che le è succeduta pochi mesi dopo, a Maggio del 1937, a Debre Libanòs. Debre Libanòs è il più importante monastero del cristianesimo etiopico e proprio lì Graziani ha compiuto un massacro per uccidere chi deteneva la memoria e aveva il compito di tramandarla. La strage di Debre Libanòs è tuttora la più efferata strage di cristiani mai avvenuta nel continente africano.

Quella di Meloni non è una forma di oblio ma una consapevole e lucida omissione che condivide con tutti i suoi predecessori: nessuno al governo ha mai chiesto scusa o parlato apertamente dei crimini di guerra commessi in Etiopia. L’unica eccezione l’ha fatta Silvio Berlusconi quando il 3 Marzo del 2009 ha tenuto un discorso davanti al Congresso libico, in quella occasione ha chiesto scusa per i massacri e le deportazioni compiute dall’esercito italiano in Libia. In realtà, quelle parole, erano funzionali solo alla firma del trattato Bengasi: il tutto con il solo obiettivo di fermare con l’appoggio di Gheddafi il flusso delle persone migranti in Europa.

© Riproduzione riservata