Sono superati i cento giorni dello sciopero della fame di Alfredo Cospito, terrorista anarchico detenuto nella casa circondariale di Sassari “Giovanni Bachiddu” a Bancali e sottoposto al regime speciale del 41 bis.

A inizio dicembre 2022 aveva fatto notizia l’incendio dell’auto della diplomatica Susanna Schlein, primo consigliere dell’Ambasciata d’Italia ad Atene e sorella dell’aspirante segretaria Pd Elly Schlein. Tra ottobre e novembre la Federazione Anarchica Informale era riuscita a mobilitare contro il 41 bis di Cospito anche la rete anarchica cilena con due ordigni ad aziende di Santiago e un presidio davanti all’ambasciata italiana.

Sempre la Fai ha indetto dal 22 al 28 gennaio 2023 una settimana di mobilitazione e azioni in solidarietà con lo sciopero della fame del terrorista, con proteste da Buenos Aires a Torino, dove sono stati incendiati alcuni ripetitori e si sono tenute manifestazioni.

Gli attacchi alle sedi diplomatiche

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Sono proseguite anche le azioni violente dirette contro le rappresentanze diplomatiche italiane, con l’incendio dell’auto del primo consigliere Luigi Estero all’ambasciata di Berlino e l’attacco al consolato generale di Barcellona.

La città catalana, storicamente ambiente fertile per il movimento anarchico e tutt’ora sede di oltre una ventina di centri sociali dove trovano spazio quelle idee, ha mantenuto legami importanti con la galassia eversiva italiana.

La polizia catalana, i Mossos d’Esquadra, ha fermato e identificato cinque persone responsabili di aver infranto la vetrata del consolato e scritto «libertà per Cospito», «stato italiano assassino» e «Amnistia totale» sul muro che ospitava rilievi dello scultore Josep Maria Subirachs.

Le operazioni antiterrorismo di Barcellona

Tra il 2014 e il 2015 Barcellona è stata interessata da tre operazioni antiterrorismo, Pandora, Piñata y Ice, che portarono all’arresto di numerosi militanti anarchici ritenuti responsabili di ordigni, ma l’accusa non riuscì a dimostrare l’esistenza dei Grupos Anarquistas Coordinados come braccio armato della Federazione Anarchica Informale – Fronte Rivoluzionario Internazionale.

Tra i centri sociali perquisiti dai Mossos a Barcellona c’era la Kasa de la Muntanya, un elegante edificio in pietra nel quartiere di Gracia che in passato fu una caserma della Guardia Civil, dal 1989 occupato da collettivi anarchici.

Negli ultimi giorni un proiettile accompagnato dalla lettera A di anarchia è stato recapitato al procuratore Francesco Saluzzo, pubblica accusa nel processo di Cospito. Un’altra busta è arrivata alla redazione del quotidiano Il Tirreno con un proiettile da fucile automatico e la scritta «Se Alfredo Cospito muore i giudici sono tutti obiettivi. Due mesi senza cibo. Fuoco alle galere».

Il 41 bis

Si può e si deve certamente discutere della legittimità e opportunità di applicare il regime del 41 bis nei confronti di Cospito, ma è importante sottolineare che non si tratta di una misura “punitiva” bensì finalizzata a impedire la comunicazione con l’esterno per ragioni di sicurezza.

Infatti, a maggio 2022 l’allora ministra Marta Cartabia approvò con decreto del suo dicastero la richiesta di mettere Cospito al 41 bis in seguito alle informazioni presentate al Tribunale di sorveglianza di Roma dall’amministrazione penitenziaria.

In particolare, il Dap dispone di una struttura di intelligence interna con il Nucleo investigativo centrale (Nic) che monitora le attività dei detenuti, specialmente per terrorismo.

Il carcere di Sassari è uno dei quattro del circuito di Alta Sicurezza 2, destinato ai detenuti per terrorismo. Fino al 2022, secondo il monitoraggio del Dap, Cospito era stato in grado di «mantenere contatti con esponenti tuttora liberi dell’organizzazione eversiva di appartenenza».

Il tribunale di sorveglianza ha evidenziato come le comunicazioni esterne di Cospito «producono l’effetto di contribuire a identificare obiettivi strategici e a stimolare azioni dirette di attacco alle istituzioni», con scritti in cui il terrorista promuove «azioni che mettono in pericolo la vita degli uomini e donne del potere» o si compiace per attacchi a caserme dei xarabinieri.

Il 41 bis è dunque finalizzato a impedire questa comunicazione con la Fai e l’indicazione di nuovi obiettivi. Cospito non è il capo dell’organizzazione, ma la sua posizione ne ha fatto una figura di ispirazione per il movimento anarchico e le sue dichiarazioni sono marcate di un fanatismo oltranzista.

La direzione del carcere di Sassari ha anche diffidato l’avvocato di Cospito dal rilasciare dichiarazioni alla radio Onda d’Urto o altri media dopo aver incontrato il detenuto, perché vanificano le finalità di isolamento del regime 41 bis.

La storia di Cospito

Cospito è stato condannato a dieci anni e otto mesi per la gambizzazione insieme a Nicola Gai dell’ingegnere Roberto Adinolfi, dirigente di Ansaldo Nucleare, avvenuta nel quartiere collinare di Genova non lontano da dove il sindacalista Guido Rossa venne ucciso, in quella che doveva essere anch’essa una gambizzazione. Cospito è stato condannato a 20 anni per l’attentato del 2006 contro la scuola allievi carabinieri di Fossano, insieme alla compagna Anna Beniamino, condannata a 16 anni.

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La questione del 41 bis si sovrappone a un’altra non meno delicata sull’ergastolo ostativo. Nel 2022, infatti, la Cassazione ha accolto la richiesta della procura generale per riqualificare il reato di Fossano in tentata “strage politica” punita con l’ergastolo ostativo.

Gli atti sono stati quindi rinviati alla corte d’assise d’appello per un ricalcolo della pena, che però ha chiesto alla Corte costituzionale di pronunciarsi.

Negli ultimi giorni si sono moltiplicate le azioni dirette dei collettivi anarchici italiani contro le istituzioni, da Torino a Roma, con scontri con la polizia ma anche due molotov lanciate contro il commissariato Prenestino.

Il Comitato analisi strategica antiterrorismo che si riunisce ogni settimana ed è composto da rappresentanti del Ros e della Digos, oltre che dai servizi e dal Nic della penitenziaria, considera possibili attacchi violenti contro la magistratura, il ministero della Giustizia, le forze dell’ordine e l’amministrazione penitenziaria.

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