Il polo editoriale che fa capo alla famiglia del deputato leghista è già pronto al voto. Per questo ha cercato con Libero di smontare La Verità, prendendo il capo delle inchieste Amadori e provando ad assumere il vice Amendolara. Ma la destra ha tutto pronto: dalla Rai ad Experia per i social
Questo articolo fa parte di “Razza Poltrona”, la rubrica di Domani, a cura di Stefano Iannaccone, che svela i retroscena del palazzo e racconta gli angoli nascosti del potere
La destra affila le armi editoriali in vista delle prossime elezioni politiche. Il braccio operativo di Palazzo Chigi è il polo editoriale della famiglia Angelucci. L’obiettivo è diventare l’unica voce influente nel mondo della destra. Libero, Il Giornale e Il Tempo dovranno essere i mastini contro il campo largo e allo stesso tempo i cantori del melonismo. Da qui l’operazione che ha portato Lirio Abbate, una vita all’Espresso e poi a Repubblica, alla vicedirezione del Giornale. L’intento è quello di accrescere l’autorevolezza della testata. Ma Angelucci ha anche un’altra idea: indebolire La Verità, il quotidiano diretto e controllato da Maurizio Belpietro, ampiamente ancorato nell’area conservatrice e filo-governativo. Ma che ha una colpa: talvolta si muove in maniera indipendente rispetto ai desiderata dei vertici di Fratelli d’Italia. Con la logica dell’assalto, Angelucci ha avanzato, attraverso Libero, un’offerta – che non poteva essere rifiutata – a Giacomo Amadori, ex vicedirettore e capo delle inchieste del giornale di Belpietro. Operazione riuscita, il giornalista è ora a Libero. Un duro colpo per La Verità. Non solo. Il quotidiano affidato alla direzione di Alessandro Sallusti ha cercato di arruolare anche Fabio Amendolara, vice di Amadori per le inchieste. In questo caso, però, la missione è fallita: Belpietro ha trattenuto il cronista garantendogli una promozione che, secondo quanto risulta a Domani, è ancora in fase di definizione. Salvo sorprese diventerà caporedattore. Di sicuro c’è che Amendolara non si sposterà.
Angelucci è solo un pezzo, sebbene uno dei principali, della strategia di comunicazione che porta il marchio dell’ideologo del melonismo, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. L’altro perno è la Rai: Palazzo Chigi ha ottenuto un palinsesto “blindato” per l’anno delle elezioni. Garanzie arrivano pure da Mediaset: Rete 4 ha riverniciato l’immagine con un moderatismo di maniera, ma in campo resta il gotha del giornalismo sovranista, di cui è capitano Paolo Del Debbio. Lato social, il riferimento della destra di Meloni è sempre la società Experia. Il dominus è Pietro Dettori, ex grillino e collaboratore di Luigi Di Maio, ora meloniano di ferro: ha messo in piedi una macchina da guerra per macinare condivisioni su ogni canale, da TikTok a Instagram, per rendere virali i messaggi. La sfida vede il centrosinistra lontano mille miglia: il Pd è ancora fermo alla trattativa per acquistare l’Unità, attualmente sotto il controllo dell’imprenditore Alfredo Romeo. Ma contro la potenza di fuoco comunicativa di Meloni serve molto altro.
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