La legge Valditara introduce il veto delle famiglie e colpisce soprattutto gli studenti che avrebbero più bisogno della scuola come spazio di crescita e protezione
Il senato ha approvato in via definitiva il ddl Valditara sul consenso informato a scuola con 78 sì e 38 no. Tra tutte le già pessime norme del corso Valditara, questa forse è la peggiore, a partire dall’ipocrita espressione del «consenso informato». Usiamo consenso informato nella bioetica medica, per un paziente che deve autorizzare un intervento che può essere rischioso. Applicarlo alla scuola fa schifo. Vuol dire che la scuola può essere un luogo pericoloso, in cui i figli rischiano qualcosa, e i genitori dovrebbero proteggerli. Quale sarebbe l'elemento rischioso? L'educazione sessuo-affettiva, soprattutto la fantomatica "propaganda gender".
I danni che ha fatto Valditara in questi anni parlando di propaganda gender, ci metteranno anni per essere riparati. Soprattutto se teniamo conto che l'idea di questo ddl è di Rossano Sasso, deputato passato dalla Lega a Futuro Nazionale di Vannacci, particolarmente virulento nelle sue polemiche anti migranti. Forse non tutti si ricordano quando nell'estate del 2018, allora segretario regionale della Lega in Puglia, organizzò un flash mob tra i lidi di Castellaneta Marina dopo l'arresto di Mohamed Chajar, un cittadino marocchino di 31 anni accusato di violenza sessuale su una minorenne di 17 anni.
In quell'occasione Sasso definì pubblicamente l'uomo un «bastardo irregolare sul nostro territorio». Nei giorni successivi, insieme ad altre forze dell'estrema destra pugliese, si organizzarono delle ronde sul lungomare tarantino, accolte però dalle proteste dei bagnanti, che contestarono lui e gli altri. Cinque mesi dopo, il tribunale di Taranto assolse Chajar con formula piena perché il fatto non sussisteva: l'uomo aveva semplicemente cercato di aiutare la ragazza, che era in difficoltà perché aveva bevuto troppo.
L'accusa si rivelò talmente infondata che il tribunale trasmise gli atti alla procura per valutare una denuncia per calunnia e falsa testimonianza a carico dei due accusatori. Sasso non rilasciò alcuna dichiarazione pubblica in merito all'assoluzione, né ovviamente espresse delle scuse.
Dalle idee di questo deputato nasce questa legge che dovrebbe aiutare le e gli studenti a crescere nella consapevolezza delle relazioni, dei propri corpi, dei propri desideri.
L'abbandono dei più vulnerabili
Occorrerebbe chiaramente boicottare questa norma, sia da docenti che da genitori che da studenti. Per tante ragioni diverse. Nella scuola dell'infanzia e nella primaria qualunque attività che riguardi la sessualità è direttamente esclusa, come se fosse un segreto da proibire. Alle superiori occorre il placet genitoriale. Un ragazzo di quattordici anni che ha genitori contrari, per motivi religiosi, per paura, per ignoranza, per pigrizia, per confusione, non partecipa, resta fuori aula mentre i compagni discutono di relazioni affettive, di violenza di genere, di identità.
Il paradosso strutturale di questa normativa nasce dalla retorica della protezione dell'infanzia e produce esattamente l'abbandono dei più vulnerabili. I figli di genitori aperti, informati, laici, non ne hanno bisogno di questo tempo, magari a casa hanno già una rete di supporto, mentre i figli di chi non vuole parlare di queste cose avrebbero più bisogno della scuola come spazio safe e di crescita. Questi studenti verranno semplicemente isolati se non stigmatizzati.
Poi c'è la caricatura che Valditara fa di una pratica che ormai ha una professionalizzazione consolidata. Il ministro dice che si introdurrà «l'educazione al rispetto, alle relazioni e alla empatia» in tutti i gradi scolastici. Parlare di rispetto e empatia senza poter nominare il corpo, il desiderio, l'identità di genere, il consenso sessuale, vuol dire eliminare totalmente il senso dell'educazione sessuo-affettiva, che è invece prima di tutto e soprattutto un'educazione a nominare.
Rispetto e empatia sono weasel word, parole donnola che rosicchiano da dentro il pieno di significati che esiste nel discorso affettivo e sessuale, nella relazione tra corpi, nell'immaginario che ha a che fare con desideri, sesso, e tutto il casino che abbiamo in testa a otto, dodici, sedici anni, e anche da adulti ovviamente. L'educazione sessuo-affettiva è anche un modo in cui i docenti mettono in campo la propria grammatica in fatto di discorsi, conoscenza, eccetera.
Scuola come istituzione universale
C'è un'ultima questione grave: il ruolo degli esperti esterni. La legge prevede che le scuole debbano comunicare preventivamente quali associazioni, enti, esperti partecipano alle attività. Chi conosce la scuola italiana sa già cosa accadrà: molti dirigenti scolastici, per evitare conflitti, per non ricevere esposti, per la fatica burocratica, semplicemente smetteranno di organizzare queste attività. L'effetto dissuasivo è incorporato nel meccanismo stesso della legge. Non c'è bisogno di vietare esplicitamente: basta rendere ogni cosa abbastanza complicata e abbastanza rischiosa perché si desista.
È lo stesso principio che ha guidato le norme sulla formazione scuola-lavoro, il merito, le Indicazioni nazionali 2025. Non serve una dittatura per svuotare di senso democratico la scuola pubblica. Basta produrre un regime di incertezza permanente in cui gli insegnanti non sanno mai se quello che stanno facendo è legittimo, in cui i dirigenti si coprono firmando carte, in cui le famiglie vengono trasformate da interlocutori in controllori. In questo regime, la libertà di insegnamento si restringe da sola, senza che nessuno debba forzare nulla.
Quello che questa legge rappresenta non è chiaramente una norma sull'educazione sessuale, ma un progetto esteso e pericoloso di ridefinizione del rapporto tra scuola, stato e famiglia. Un progetto in cui la scuola pubblica diventa uno spazio condizionato, negoziato, in cui la famiglia, soprattutto intesa come unità biologico-tradizionale, ha potere di veto sui contenuti. È la fine di un'idea di scuola come istituzione universale.
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