Da settembre centinaia di studenti degli istituti tecnici non useranno i manuali. Dietro la protesta, i nodi della scuola targata Valditara. Secondo gli insegnanti e i sindacati, sentiti da Domani, si tratta di una scelta in parte obbligata dalla mancanza di manuali aggiornati dopo la riforma. La non adozione, però, può avere ricadute sulla didattica. La priorità, spiega Battistelli (Cisl), resta modificare la legge
È Célestin Freinet uno dei primi a immaginare una pedagogia senza sussidiario, libera da un libro di testo che diventa «un libro-riassunto». In Italia è poi il Movimento di cooperazione educativa a intercettare queste istanze, già a partire dagli anni Settanta: sostituire i manuali scolastici con libri d’autore e materiali audiovisivi è una scelta di libertà. La stessa libertà di insegnamento garantita dall’articolo 33 della Costituzione. Si tratta dell’adozione alternativa, consolidata con l’autonomia scolastica alla fine degli anni Novanta: i libri di testo non sono obbligatori.
Oggi quella scelta di libertà diventa una forma di mobilitazione. Nel Bolognese, circa 700 studenti delle future prime degli istituti tecnici da settembre non studieranno sui libri di testo. Lo hanno deciso i loro futuri insegnanti, in protesta contro le nuove indicazioni nazionali e, soprattutto, contro la riforma degli istituti tecnici voluta dal ministro Giuseppe Valditara. Una decisione motivata dall’assenza di linee guida pronte, dalla mancanza di manuali aggiornati e dalla volontà di rivendicare una maggiore autonomia rispetto alle indicazioni ministeriali.
La protesta
Lo «sciopero dei manuali» è partito dagli istituti superiori e si sta diffondendo anche alla primaria, dove da settembre entrano in vigore le nuove indicazioni nazionali. Tra gli altri, come riporta l’edizione locale di Repubblica, hanno aderito gli istituti tecnici Belluzzi-Fioravanti e Arrigo Serpieri di Bologna, l’istituto J.M.Keynes di Castel Maggiore e lo Scarabelli-Ghini di Imola. Domani ha sentito alcuni docenti.
A poche settimane dallo sciopero degli istituti tecnici, l’iniziativa è stata lanciata dalla Rete della scuola pubblica dell’Emilia-Romagna insieme al Movimento di cooperazione educativa. Le ragioni della mobilitazione sono le stesse: la formula del 4+2 e i conseguenti tagli e accorpamenti dei programmi scolastici.
La voce di sindacati e docenti
Per Luca Battistelli, segretario generale Cisl Scuola Emilia Romagna sentito da Domani, la priorità è modificare la legge. «Non vogliamo limitarci alla protesta, ma entrare nel merito e cambiare questa riforma che penalizza studenti e lavoratori. Il collegio docenti non può limitarsi a bocciare l’adozione senza prendere decisioni alternative», spiega Battistelli. «Gli strumenti alternativi vanno però costruiti».
Sul lungo periodo, secondo Cisl, il rischio è che non ci sia un effetto politico concreto: «Sono azioni comprensibili e legittime, ma che non hanno un impatto sull’impalcatura legislativa». Andrea Manti, docente dell’istituto Keynes di Castel Maggiore, racconta a Domani che il collegio si è in parte spaccato, prima di decidere di non adottare i libri di testo nelle prime dei tecnici. Tutti gli insegnanti erano critici verso la riforma, ma non tutti erano concordi sulla scelta della non adozione.
Le ricadute riguardano il lavoro didattico. Gli insegnanti devono elaborare materiali alternativi, un impegno aggiuntivo che non sempre si può affrontare: «Basti pensare ai precari che giocoforza ogni anno arrivano dopo». La non adozione, inoltre, secondo il professore può complicare l’apprendimento dei ragazzi. I manuali – sottolinea Manti – non sono stati cambiati in tempo: «Alcuni hanno titoli diversi ma gli stessi contenuti».
Il problema riguarda le varie discipline in modi diversi. Come ci riferisce Cristiana Vivoli, docente dello Scarabelli-Ghini di Imola, per chi come lei insegnava Biologia e scienze della terra «è stata una scelta obbligata». Nel loro caso, spiega, «non esistono testi delle superiori della nuova materia introdotta, agrobiologia». Altri colleghi, invece, «hanno deciso di non adottare i libri di testo per protesta, per portare l’attenzione sugli effetti della riforma, che abbasserà il livello dell’istruzione tecnica».
La riforma
La riforma degli istituti tecnici entrerà in vigore dalle classi prime del prossimo anno scolastico e si inserisce nella filiera 4+2 prevista dal Pnrr. Il governo la presenta come un modo per rafforzare il collegamento tra scuola, ITS Academy e mondo produttivo e ridurre il divario tra formazione e lavoro.
I docenti e le reti di studenti, invece, contestano la riduzione del peso delle discipline di area generale a favore di quelle di indirizzo e dei laboratori, oltre a un modello che rischia di subordinare la scuola alle esigenze immediate del mercato del lavoro più che alla formazione complessiva degli studenti.
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