Al tribunale di Trento è stata fissata la prima udienza di comparizione per il ricorso contro la legge elettorale, il 16 dicembre. In regione un argomento in più: la modifica delle circoscrizioni dei collegi elettorali per creare una “enclave” italiofona
I promotori nazionali della Rete per un voto libero ed uguale lo avevano detto: i ricorsi con più probabilità di successo sono quelli che arriveranno dalle regioni a statuto speciale.
Infatti – depositato il ricorso presso il tribunale di Trento – proprio nel capoluogo della regione Trentino Alto Adige l’udienza è già stata fissata e sarà con tutta probabilità la prima in Italia, il 16 dicembre. Così la speranza è che il giudice ritenga le questioni di costituzionalità sollevate non manifestamente infondate e le rinvii alla Corte costituzionale. Il tutto entro al massimo febbraio prossimo, così da prevenire l’eventuale voto anticipato con una legge costituzionale sub iudice.
Le firme
Il ricorso depositato in Trentino Alto Adige, però, ha una peculiarità legata alle firme dei ricorrenti, in particolare per quanto riguarda il circondario di Bolzano.
Accanto ai molti esponenti della società civile, tra i nomi dei firmatari salta infatti subito all’occhio la provenienza estremamente variegata sul fronte politico dei firmatari altoatesini.
Ci sono la verde Brigitte Foppa accanto alla secessionista Eva Klotz della Süd-Tiroler Freiheit, passando per l’ex deputata del Pd Maria Luisa Gnecchi e l’ex senatore della Suedtiroler Volkspartei Oskar Peterlini.
Non solo: c’è il presidente dell’Anpi Guido Margheri ma anche il tesoriere degli Schutzten, Franz-Josef Roner.
«La cifra è quella del pluralismo, perché si tratta di un ricorso promosso dalla società civile», ha spiegato l’avvocato bolzanino Gianni Lanzinger, tra i legali che hanno seguito la stesura e il deposito del ricorso, «si tratta di una pluralità di persone con posizioni anche molto diverse ma che, nel rispetto reciproco, individuano la Costituzione come perimetro di tutela per tutti».
le minoranze linguistiche
Del resto, per la provincia autonoma di Bolzano il ricorso ha un significato ancora maggiore. Il Melonellum, infatti, ridisegna i collegi senatoriali in regione con un effetto distorsivo che viene evidenziato dai ricorrenti, in aggiunta agli otto rilievi di costituzionalità individuati a livello nazionale.
La legge sottrae al collegio senatoriale di Bolzano alcuni comuni limitrofi per assegnarli al collegio di Merano e l’effetto, rivendicato dal deputato altoatesino di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì, è quello di rendere il collegio di Bolzano a stragrande maggioranza linguistica italiofona, rendendo invece gli altri due a grande maggioranza tedescofona.
«Viene così applicata una separazione politica su base linguistica della rappresentanza parlamentare, alterando la ponderazione dei valori di voto dei singoli collegi», si legge nella nota stampa dei ricorrenti.
In seguito allo scorporo della Bassa Atesina voluto dal Melonellum, infatti, il collegio di Bolzano conterà circa la metà degli elettori rispetto agli altri due, producendo l’effetto che il voto di un bolzanino varrà circa come 1,7 voti di un abitante di Merano.
Questa visione etnocentrica che punta ad enfatizzare la separazione linguistica non tutela per nulla le minoranze, è l’argomento dei ricorrenti. In questo modo, infatti, non vengono riconosciuti uguali diritti a tutti i cittadini a prescindere dall’appartenenza linguistica su tutto il territorio regionale come previsto anche dallo Statuto di autonomia.
Tanto più che – è l’ulteriore obiezione politica – per come è stato disegnato fino ad oggi il collegio senatoriale di Bolzano ha espresso sia senatori di lingua tedesca (uno di questi è il ricorrente Peterlini) che di lingua italiana (l’attuale senatore è Luigi Spagnolli), rendendo la rappresentanza di quel territorio contendibile a prescindere dall’appartenenza linguistica.
Proprio questo rilievo, peculiare rispetto a quelli promossi nelle altre regioni italiane, potrebbe essere quello che più convincerà i giudici al rinvio davanti alla Consulta.
Il dato politico
Dietro ogni previsione normativa c’è anche un criterio politico e di questa modifica dei collegi è facile identificare la ratio. L’emendamento è stato presentato da Fratelli d’Italia e fortemente voluto dal bolzanino e coordinatore regionale Alessandro Urzì, eletto però a Vicenza. «Su cinque collegi uninominali almeno uno ritagliato in modo da garantire la rappresentatività del gruppo Italiano come gli altri quattro lo sono per il gruppo linguistico tedesco», ha scritto in una nota, «non si ritorna indietro rispetto all’affermazione di un principio, ossia che su cinque collegi uno possa essere prerogativa del gruppo linguistico Italiano».
Insomma, il connotato linguistico sulla base della ridefinizione del collegio è chiaro.
Con un ulteriore dettaglio, chiarito da fonti di opposizione locali: il collegio così “ritagliato” non garantirebbe tanto la rappresentanza del gruppo italiofono in Alto Adige, quanto renderebbe più agevole l’elezione a un candidato di centrodestra. Urzì per esempio.
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