Nel documento i firmatari contestano il premio di maggioranza e l’indicazione del candidato premier, ritenendo che il nuovo sistema concentri il potere nell’esecutivo e introduca un premierato de facto, aggirando le garanzie costituzionali
Un appello contro la proposta di nuova legge elettorale all’esame del parlamento. A sottoscriverlo sono 200 storici e storiche, docenti universitari e studiosi di Storia contemporanea e di altre discipline storiche, che esprimono «grande preoccupazione» per gli effetti che, a loro giudizio, la riforma potrebbe determinare sugli equilibri istituzionali italiani.
Nel documento i firmatari prendono posizione contro il progetto in discussione, sostenendo che la sua approvazione «altererebbe in modo rilevante gli assetti istituzionali del nostro paese». Il punto di partenza dell’appello è il ruolo che parlamento e rappresentanza politica hanno avuto nello sviluppo delle democrazie contemporanee.
«La storia contemporanea mostra l’importanza della rappresentanza e del parlamento quali espressioni fondamentali della sovranità popolare», si legge nel testo. Gli studiosi richiamano quindi l’esperienza del Novecento: «Nel secolo scorso l’affermazione di regimi autoritari e totalitari è quasi sempre passata attraverso lo svuotamento o l’eliminazione di entrambi. In diversi paesi occidentali, negli ultimi decenni il loro ruolo si è fortemente ridotto e si rischia di smarrire il senso stesso della loro rilevanza».
L’appello colloca la discussione sulla legge elettorale in un quadro più generale di difficoltà delle democrazie contemporanee. «Una delle espressioni più gravi dell’attuale crisi della democrazia, non solo in Italia, è la crescente polarizzazione delle nostre società», scrivono i firmatari, indicando tra i fenomeni collegati «crisi dei partiti, crescita del radicalismo antisistemico, concentrazione di potere nelle mani del leader, astensionismo elettorale, frammentazione e volatilità del voto».
Secondo i firmatari, in Italia queste dinamiche sarebbero state ulteriormente accentuate dai frequenti cambiamenti delle regole elettorali. «Queste tendenze sono state aggravate in Italia da ripetuti mutamenti della legge elettorale, che per la sua rilevanza costituzionale non è una legge ordinaria come le altre».
Da qui il richiamo a un metodo che, secondo gli studiosi, dovrebbe accompagnare ogni modifica delle regole del voto: «Riguardando le comuni “regole del gioco”, è opportuno che tali leggi non siano presentate dal governo, che siano oggetto di approfondita discussione, che siano il più possibile condivise con l’opposizione, che non siano approvate con voti di fiducia e che siano adottate a distanza dalle elezioni». Principi che, secondo l’appello, sarebbero stati «più volte violati dalle ultime leggi elettorali e da quella in discussione».
Premierato di fatto
Il cuore della critica riguarda il rapporto tra parlamento ed esecutivo. I firmatari sostengono che siano «oggi in atto forti spinte per uno spostamento del potere verso l’esecutivo», con il rischio, a loro giudizio, di mettere «in discussione la divisione e l’equilibrio dei poteri, essenziali in qualsiasi stato liberale e democratico, a scapito delle istituzioni di rappresentanza e del potere giudiziario». Per gli studiosi, «anche con la riforma elettorale in discussione si trasformano di fatto le elezioni da momento di designazione dei rappresentanti a mezzo per stabilire chi detiene il potere esecutivo sottraendo questa scelta al parlamento».
Il disegno di legge introduce un impianto proporzionale e un premio di governabilità, oltre all’indicazione del nominativo proposto per l’incarico di presidente del Consiglio. È proprio su questi aspetti che si concentra una delle contestazioni più nette dell’appello.
«Attraverso un sistema proporzionale con premio di maggioranza quasi unico al mondo, la riforma punta ad affidare per un’intera legislatura un grande potere ad una coalizione rappresentativa di una netta minoranza di elettori», affermano gli storici. E aggiungono: «Tale trasformazione – accompagnata dall’obbligo di indicare il candidato presidente del Consiglio, interferendo con le prerogative del presidente della Repubblica – introduce un premierato di fatto, in contrasto con la Costituzione e aggirando le garanzie richieste dalle procedure di riforma costituzionale». Nel testo l’indicazione del nome da proporre per l’incarico di presidente del Consiglio viene invece presentata come uno strumento di «trasparenza dell’offerta politica», facendo espressamente salve le prerogative costituzionali del capo dello stato.
Nuove polarizzazioni
Un altro capitolo dell’appello riguarda gli effetti della nuova disciplina sulla competizione politica. Secondo i 200 sottoscrittori, invece di favorire una maggiore partecipazione, il meccanismo rischierebbe di accentuare la divisione tra gli schieramenti.
«Invece di promuovere una maggiore partecipazione degli elettori, il nuovo meccanismo elettorale induce un’ulteriore polarizzazione degli schieramenti, incentiva la competizione tra coalizioni forzate ad essere tali dalla stessa legge elettorale e impone artificiosamente sulle altre una coalizione politica minoritaria, peraltro eterogenea e condizionata dalle sue componenti interne».
Per i firmatari, neppure l’obiettivo della stabilità politica compenserebbe questi effetti: «Tutto ciò vanifica di fatto i presunti benefici della stabilità. La nuova legge penalizza ulteriormente la mediazione politica e inibisce il processo deliberativo attraverso cui istanze diverse – comprese quelle delle minoranze – vengono comunque considerate, entrambi modi tra i più efficaci per contrastare la polarizzazione».
Particolare attenzione viene poi dedicata alle cosiddette maggioranze di garanzia, cioè ai quorum previsti per l’elezione o la designazione di alcuni organi istituzionali. È uno dei passaggi più severi del documento.
«Il premio di maggioranza porta la coalizione vincente vicino alle “maggioranze di garanzia” permettendole l’elezione in autonomia del presidente della Repubblica, dei giudici costituzionali, dei membri di nomina parlamentare del Consiglio superiore della magistratura e di quelli delle commissioni parlamentari e delle autorità amministrative indipendenti, senza un concorso dell’opposizione essenziale per evitare forme di “dittatura della maggioranza”».
L’appello si chiude con una presa di posizione esplicita contro il progetto di legge. «Non è questo il futuro che vogliamo per la nostra democrazia repubblicana, non è questo l’esito cui indirizzare la storia del nostro paese. Esprimiamo la nostra netta contrarietà».
Per adesioni: appellostorici@gmail.com
L’elenco dei firmatari al 29 settembre
- Paolo Acanfora (La Sapienza Università di Roma)
- Enrico Acciai (Università di Roma Tor Vergata)
- Maria Salome Adank (Università di Verona)
- Salvatore Adorno (già Università di Catania)
- Giulia Albanese (Università di Padova)
- Manfredi Alberti (Università di Palermo)
- Margherita Angelini (Università “Kore”, Enna)
- Donatello Aramini (La Sapienza Università di Roma)
- Enrica Asquer (Università di Genova)
- Patrizia Audenino (già Università di Milano)
- Massimo Baioni (Università di Milano)
- Claudia Baldoli (Università di Milano)
- Fiammetta Balestracci (Università di Napoli Federico II)
- Roberto Balzani (Università di Bologna)
- Paolo Barcella (Università di Bergamo)
- Tommaso Baris (Università di Palermo)
- Michele Battini (già Università di Pisa)
- Luciana Bellatalla (già Università di Ferrara)
- Simone Attilio Bellezza (Università del Piemonte Orientale)
- Alessandro Bellino (Università Cattolica, Milano)
- Francesco Benigno (emerito Scuola Normale Superiore, Pisa)
- Emanuele Bernardi (La Sapienza Università di Roma)
- Lorenzo Bertucelli (Università di Modena e Reggio Emilia)
- Eloisa Betti (Università di Padova)
- Piero Bevilacqua (già La Sapienza Università di Roma)
- Alessandra Bitumi (Università di Teramo)
- Bruna Bocchini (già Università di Firenze)
- Antonio Bonatesta (Università di Bari)
- Paolo Borioni (La Sapienza Università di Roma)
- Edoardo Borruso (già Università Bocconi, Milano)
- Paolo Borruso (Università Cattolica, Milano)
- Alfonso Botti (già Università di Modena e Reggio Emilia)
- Barbara Bracco (Università di Milano Bicocca)
- Marco Bresciani (Università di Firenze)
- Camillo Brezzi (già Università di Siena)
- Paolo Buchignani (già Università per stranieri "Dante Alighieri", Reggio Calabria)
- Augusto Cacopardo (Università di Firenze)
- Giulia Calvi (già Università di Siena)
- Nicola Camilleri (Maynooth University, Irlanda)
- Fulvio Cammarano (Università di Bologna)
- Matteo Caponi (Università di Genova)
- Gennaro Carotenuto (Università della Campania, Caserta)
- Mirco Carrattieri (Università di Bergamo)
- Bruno Cartosio (già Università di Bergamo)
- Carolina Castellano (Università di Napoli Federico II)
- Pietro Causarano (Università di Firenze)
- Francesca Cavarocchi (Università di Firenze)
- Stefano Cavazza (Università di Bologna)
- Lucia Ceci (Università di Roma Tor Vergata)
- Laura Cerasi (Università Ca’ Foscari, Venezia)
- Giovanni Cerchia (Università del Molise)
- Isabelle Chabot (Università di Padova)
- Paul Corner (già Università di Siena)
- Paolo Corsini (già Università di Parma)
- Federico Creatini (Università della Calabria, Arcavacata di Rende)
- Giovanna D’Amico (Università di Messina)
- Augusto D’Angelo (La Sapienza Università di Roma)
- Michela D’Angelo (Università di Messina)
- Daria De Donno (Università del Salento)
- Fulvio De Giorgi (Università di Modena e Reggio Emilia)
- Massimo De Giuseppe (IULM, Milano)
- Mario Del Pero (Sciences Po, Paris)
- Giorgio Del Zanna (Università Cattolica, Milano)
- Tommaso Detti (già Università di Siena)
- Giovanni Dessì (Università di Roma Tor Vergata)
- Claudia Di Filippo (già Università di Milano)
- Pietro Nicola Di Girolamo (Università di Teramo)
- Andrea Di Michele (Libera Università di Bolzano)
- Andrea D’Onofrio (Università degli Studi di Napoli Federico II)
- Ferdinando Fasce (già Università di Genova)
- Paolo Favilli (già Università di Genova)
- Alessandra Ferraresi (Università di Pavia)
- Enzo Fimiani (Università G. D’Annunzio, Chieti-Pescara)
- Marco Fincardi (Università di Bologna)
- Monica Fioravanzo (Università di Padova)
- Vinzia Fiorino (Università di Pisa)
- Filippo Focardi (Università di Padova)
- Guido Formigoni (IULM, Milano)
- Mauro Forno (Università di Torino)
- Daria Frezza (già Università di Siena)
- Gianluca Fulvetti (Università di Pisa)
- Patrizia Gabrielli (Università di Siena)
- Daria Lucia Gabusi (Università di Verona)
- Alessio Gagliardi (Università di Bologna)
- Monica Galfrè (Università di Firenze)
- Valeria Galimi (Università di Firenze)
- Bianca Gaudenzi (Università di Firenze)
- Umberto Gentiloni Silveri (La Sapienza Università di Roma)
- Andrea Giardina (emerito, Scuola Normale Superiore, Pisa)
- Antonio Gibelli (già Università di Genova)
- Maria Chiara Giorgi (La Sapienza Università di Roma)
- Agostino Giovagnoli (emerito, Università Cattolica, Milano)
- Vito Francesco Gironda (Università di Bielefeld)
- Elisa Giunipero (Università Cattolica, Milano)
- Paola Govoni (Università di Bologna)
- Giovanni Gozzini (già Università di Siena)
- Gabriella Gribaudi (Università di Napoli Federico II)
- Alessandro Guerra (La Sapienza Università di Roma)
- Sandro Guerrieri (La Sapienza Università di Roma)
- Maddalena Guiotto (Università di Vienna)
- Alexander Höbel (Università di Sassari)
- Isabella Insolvibile (Università Mercatorum)
- Lorenzo Kamel (Università di Torino)
- Nicola Labanca (Università di Siena)
- Gianni La Bella (già Università di Modena e Reggio Emilia)
- Guido Levi (Università di Genova)
- Paolo Liverani (Università di Firenze)
- Daniela Lombardi (già Università di Pisa)
- Fabrizio Loreto (Università di Torino)
- Alessandra Lorini (già Università di Firenze)
- Marzia Maccaferri (Queen Mary University of London)
- Brunello Mantelli (già Università di Torino)
- Marta Margotti (Università di Torino)
- Andrea Mariuzzo (Università di Modena e Reggio Emilia)
- Andrea Martini (Università di Padova)
- Dora Marucco (già Università di Torino)
- Arturo Marzano (Università di Roma Tre)
- Antonella Meniconi (La Sapienza Università di Roma)
- Daniele Menozzi (emerito, Scuola Normale Superiore, Pisa)
- Marco Meriggi (emerito, Università di Napoli Federico II)
- Maria Grazia Meriggi (già Università di Bergamo)
- Simona Merlo (Università Roma Tre)
- Giancarlo Monina (Università di Roma Tre)
- Silvano Montaldo (Università di Torino)
- Simona Mori (Università di Bergamo)
- Salvatore Mura (Università di Sassari)
- Giorgio Musso (Università di Roma Tre)
- Stefano Musso (già Università di Torino)
- Simone Neri Serneri (già Università di Firenze)
- Tiziana Noce (Università della Calabria, Arcavacata di Rende)
- Melania Nucifora (Università di Catania)
- Giulio Ongaro (Università di Milano Bicocca)
- Amedeo Osti Guerrazzi (Università di Padova)
- Fraser Ottanelli (University of South Florida, Tampa)
- Maria Antonia Paiano (Università di Firenze)
- Enrico Palumbo (IULM, Milano)
- Cesare Panizza (Università di Bergamo)
- Catia Papa (Università della Tuscia)
- Silvana Patriarca (emerita, Fordham University, New York)
- Ilaria Pavan (Scuola IMT, Lucca)
- Rossano Pazzagli (Università del Molise)
- Giancarlo Pellegrini (già Università di Perugia)
- Anna Pellegrino (Università di Bologna)
- Jacopo Perazzoli (Università di Bergamo)
- Chiara Petrolini (Università di Bologna)
- Stefano Petrungaro (Università Ca’ Foscari, Venezia)
- Stefano Picciaredda (Università di Foggia)
- Luigi Piccioni (Università della Calabria, Arcavacata di Rende)
- Paolo Pirillo (già Università di Bologna)
- Silvio Pons (emerito, Scuola Normale Superiore, Pisa)
- Daniela Preda (Università di Genova)
- Matteo Pretelli (Università di Napoli L’Orientale)
- Giovanna Procacci (già Università di Modena e Reggio Emilia)
- Fabio Pruneri (Università di Sassari)
- Leonardo Rapone (già Università della Tuscia)
- Paolo Raspadori (Università di Perugia)
- Maurizio Ridolfi (Università della Tuscia)
- Gabriele Rigano (Università di Roma Tre)
- Marcella Rizzo (già Università del Salento)
- Federico Romero (emerito, Istituto Universitario Europeo)
- Marco Rovinello (Università della Calabria, Arcavacata di Rende)
- Antonella Salomoni (Università di Bologna)
- Silvia Salvatici (Università di Firenze)
- Enrica Salvatori (Università di Pisa)
- Paola S. Salvatori (Scuola Normale Superiore, Pisa)
- Andrea Sangiovanni (Università di Teramo)
- Filippo Sani (Università di Sassari)
- Alessandro Santagata (Università di Padova)
- Daniela Saresella (Università di Milano)
- Raffaele Savigni (già Università di Bologna)
- Filippo Sbrana (Università per Stranieri di Perugia)
- Giovanni Schininà (Università di Catania)
- Giovanni Scirocco (Università di Bergamo)
- Gianluca Scroccu (Università di Cagliari)
- Enrico Serventi Longhi (Università di Messina)
- Elisa Signori (già Università di Pavia)
- Simonetta Soldani (già Università di Firenze)
- Francesco Somaini (Università del Salento)
- Carlotta Sorba (Istituto Universitario Europeo – Università di Padova)
- Marco Soresina (Università di Milano)
- Carlo Spagnolo (Università di Bari)
- Lucinia Speciale (Università del Salento)
- Maria Rosaria Stabili (emerita, Università di Roma Tre)
- Carlo Stiaccini (Università di Genova)
- Marco Stoffella (Università di Verona)
- Marina Tesoro (già Università di Pavia)
- Bruno Tobia (già La Sapienza Università di Roma)
- Marica Tolomelli (Università di Bologna)
- Luigi Tomassini (già Università di Bologna)
- Anna Tonelli (Università di Urbino)
- Giorgio Uberti (già Università Cattolica, Milano)
- Giorgio Vecchio (già Università di Parma)
- Elisabetta Vezzosi (studiosa Senior, Università di Trieste)
- Simone Visciola (Université de Toulon)
- Albertina Vittoria (già Università di Sassari)
- Margherita Zanasi (emerita, Louisiana State University)
- Paolo Zanini (Università di Milano)
- Gilda Zazzara (Università Ca’ Foscari, Venezia)
- Bruno Ziglioli (Università di Pavia)
- Maurizio Zinni (La Sapienza Università di Roma)
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