C’è stato anche il secondo incidente sulla legge elettorale che prosegue il cammino alla Camera. Il centrodestra, dopo la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze, si è spaccato ancora. E sempre sullo stesso tema: le preferenze.

Preferenze della discordia

A Montecitorio, durante la mattina di oggi, è stata messa ai voti la proposta del deputato di Futuro nazionale, Edoardo Ziello, che prevedeva l’introduzione delle scelta dei candidati nella forma pura: scrivendo il nome sulla scheda elettorale. 

L’emendamento è stato bocciato, a scrutinio segreto, con 233 voti contrari, ma ha incassato 139 voti a favore. I parlamentari di Fn, subito dopo lo stop alla proposta, hanno esposto dei cartelloni con la scritta: «Partiti padroni? No! Cittadini sovrani». 

Il punto politico è però più rilevante della propaganda: oltre agli 8 vannacciani un ampio pezzo di Fratelli d’Italia ha sostenuto l’iniziativa di Ziello. Creando un inedito asse tra i meloniani e la formazione del generale, almeno sulle preferenze. 

Così si è spaccata, per la seconda volta in dodici ore, l’alleanza di governo: Lega e Forza Italia erano contrarie a quella formulazione e hanno votato contro. L’aria di spaccatura, comunque, era palese fin dall’inizio dei lavori alla Camera: il governo si è rimesso all’aula, invece di dare parere contrario come inizialmente previsto.  

Melonellum divisivo

Il Melonellum sta diventando una Via Crucis, al contrario del programma di fornire una prova di forza. L’ordine di Giorgia Meloni resta quello di approvare la riforma in prima lettura già nelle prossime ore: il voto finale è previsto per domani, giovedì 16 luglio, nella tarda mattinata. A stemperare gli animi tra gli alleati, ci ha pensato il leader di Noi Moderati, Maurizio Lupi: «Una riflessione politica sul voto di ieri va fatta, senza drammatizzare. L’impianto della legge elettorale che premia governabilità e stabilità resta intatto dopo il voto di ieri ed ancora valido».

L’analisi è molto diversa nelle opposizioni, che continuano a evidenziare le difficoltà nei partiti di governo. «Siamo ormai di fronte ad una destra implosa, divisa, sempre più confusa e senza una linea comune, incapace di trovare una sintesi anche su temi fondamentali per la democrazia del Paese», ha commentato la deputata del Pd, Simona Bonafè.

Anche dal Movimento 5 stelle è arrivato un attacco sulla tenuta della maggioranza. «Nel centrodestra le preferenze non le vuole nessuno, si è consolidata la coalizione Meloni-Vannacci mentre nel voto segreto Forza Italia e Lega hanno sfiduciato Giorgia Meloni», ha detto il deputato del M5s, Michele Gubitosa. 

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