La premier: «L’alternativa alle porte aperte è sempre esistita». Sul Golfo chiede più navi per la missione Aspides. E avverte Bruxelles: «Non firmeremo un accordo non vantaggioso per rispettare una data». Priorità all’ingresso di Albania e Montenegro nell’Unione. Più soldi per la sicurezza per contrastare le minacce ibride russe
Guerra in Ucraina, Stati Uniti, Israele, i conflitti in Medio Oriente e poi finanza, energia, stabilità e migranti. Tanti gli argomenti affrontati dalla premier Giorgia Meloni nelle sue comunicazioni in Senato in vista del Consiglio europeo del 15 e del 16 ottobre. Tra toni propagandistici e prese di posizioni contro alcuni dossier al centro delle trattative europee, come l’accordo sul bilancio, spiccano le critiche della premier alle ultime decisioni della Casa Bianca.
In particolare, Meloni ha criticato la cancellazione delle sanzioni di Washington contro il gasolio russo annunciate dal presidente Donald Trump lo scorso venerdì. «È una scelta che considero molto rischiosa. Chiaramente tutti comprendiamo, e condividiamo, l’esigenza di contenere i prezzi dell’energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia», ha detto Meloni.
«Ma dobbiamo essere consapevoli che l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari. Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria: sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto fin ora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative».
Migranti
Sulle politiche migratorie la premier ha rivendicato i risultati ottenuti, sottolineando – come ha sempre fatto finora – il contributo dell’Italia al cambiamento delle politiche europee. Ha quindi elogiato l’accordo per la costruzione dei fallimentari centri per migranti in Albania, l’aumento dei rimpatri eseguiti dal Viminale e la diminuzione degli sbarchi in Italia.
«All’inizio molti consideravano impossibile che temi – come concentrarsi sulla diminuzione delle partenze invece che sulla gestione degli arrivi, rafforzare le frontiere esterne, costruire partenariati con le nazioni di origine e di transito, rendere più efficaci i rimpatri, sviluppare soluzioni innovative – dovessero diventare parti ordinarie del dibattito europeo, ma così è stato». Secondo Meloni, i risultati sul calo degli arrivi e sull’aumento dei rimpatri eseguiti dall’Italia dimostrano l’efficacia di questa strategia. «Il problema non è risolto, certo, ma questi numeri dicono una cosa semplice: l’alternativa alle porte aperte è sempre esistita. È sempre esistita, semplicemente per anni si è scelto di non perseguirla».
Meloni è tornata a parlare anche della scelta di sospendere il trattato di Schengen con la Spagna dopo la crisi di Ceuta e sulla questione ha attaccato le opposizioni che hanno criticato la decisione del governo di quest’estate.
Da Gaza all’Iran
Un altro passaggio centrale dell’intervento riguarda le tensioni militari in Iran e nel Golfo e il futuro della Striscia di Gaza. «La sicurezza dello Stato di Israele non può essere messa in discussione», ha detto Meloni. «Continuo a ritenere che con Israele sia necessario mantenere aperto un canale di dialogo. Dopodiché, però, ci preoccupa il perdurare della presenza israeliana nel sud del Libano, in Siria, a Gaza. E in Cisgiordania assistiamo a una pressione sulla popolazione palestinese che è intollerabile». Da qui la necessità di un cambio di passo per garantire l’inizio di un processo di ricostruzione per i gazawi.
Per quanto riguarda la crisi energetica e commerciale derivata dal blocco della libertà di navigazione a Hormuz e nello Stretto di Bab el-Mandeb, Meloni ha richiesto un maggiore impegno europeo, soprattutto sul piano militare e della sicurezza marittima: «Per questo credo che l’Europa debba impegnarsi in prima persona, a partire dal rafforzamento dell’operazione Aspides nel Mar Rosso, che l’Italia oggi guida e che si regge in larga parte sul contributo di pochissime Nazioni. Servono più navi, e servono ora».
Bilancio Ue
Dura la posizione dell’esecutivo sul negoziato per il bilancio dell’Unione europea. La premier ha detto che l’Italia non intende accettare compromessi penalizzanti pur di rispettare le scadenze indicate dalle istituzioni comunitarie.
«La Presidenza irlandese e le istituzioni europee hanno indicato l’obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine dell’anno. Noi non siamo contrari per principio», spiega Meloni, che specifica: «Non firmeremo un accordo non vantaggioso per rispettare una data. Noi firmeremo un accordo solo quando sarà giusto per l’Italia».
Allargamento ad Albania e Montenegro
Nel suo intervento la presidente del Consiglio ha ribadito ancora una volta il suo sostengo all’adesione in Ue di Albania e Montenegro. «Noi sosteniamo un allargamento fondato sul principio del merito e su una responsabilità reciproca. Ai Paesi candidati spetta realizzare le riforme necessarie e adeguarsi progressivamente alle regole europee. All’Unione, però, spetta riconoscere, senza ritardi, quei risultati con avanzamenti concreti», ha detto.
«La nostra priorità è sostenere con forza l’avanzamento del processo di Montenegro e Albania. Il loro successo avrebbe un valore che va molto oltre i loro, e i nostri, confini».
14 miliardi per il caro bollette e per la difesa
In Senato la premier ha anche annunciato che l’Italia utilizzerà l’1,2 per cento del Pil previsto dalla clausola di salvaguardia nazionale europea, ripartendolo in parti uguali tra il contrasto al caro energia e le spese per difesa e sicurezza: 14 miliardi di euro per ciascun settore.
Proprio in materia di sicurezza la premier ha detto che l’Italia chiederà a Bruxelles una Ue unità alle minacce ibride per la tutelare le infrastrutture chiave, viste anche le recenti tensioni militari scaturite dai droni di Mosca. «Il Consiglio Europeo discuterà, in modo specifico, dell'escalation degli attacchi ibridi russi. Ed è giusto così, perché la minaccia ibrida è ormai diventata l'ennesimo 'nuovo normale' di questa epoca travagliata. Il punto è che la guerra ibrida non si dichiara e non ha un fronte. Sono i droni che violano lo spazio aereo dei nostri partner, e che sorvolano aeroporti e basi in diverse nazioni europee».
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