Nell’ultima settimana di campagna per il referendum, Giorgia Meloni impara la vera lezione di Donald Trump: non su come si conduce una guerra, ma su come si vincono le elezioni.

Per il tycoon l’elemento distintivo e probabilmente determinante per vincere le ultime presidenziali è stato, secondo gli analisti americani, il fatto di aver partecipato ai podcast più seguiti negli Stati Uniti, a partire da quello di Joe Rogan (oltre 20 milioni di follower solo su Instagram e con puntate ascoltate da più di 10 milioni di spettatori). 

Ora che la strada del referendum si fa in salita, con i pronostici sempre più favorevoli al No, anche Meloni ha scelto l’artiglieria pesante, bruciando ancora una volta gli oppositori.

La premier infatti è stata ospite a Pulp Podcast, condotto da Fedez e Mr Marra: la puntata andrà in onda giovedì alle 13 e girerà in pillole e reel fino a ben oltre la data del referendum, aggirando così grazie ai social la par condicio imposta in televisione.

La notizia è stata confermata da Fedez ai suoi 13 milioni di follower, a cui ha spiegato che «voi sapete benissimo che abbiamo invitato Gratteri, Gherardo Colombo, Di Pietro», ha detto per giustificarsi degli attacchi per la vetrina al Sì che sarà la puntata. «Soprattutto», ha aggiunto, «sono state inviate mail prima sia a Schlein che a Conte, abbiamo offerto spazio a tutti e le domande le abbiamo fatte», ha concluso. In altre parole, la premier ha accettato l’invito, le opposizioni no.

Cosa ha detto

Secondo le anticipazioni, nel corso della conversazione la premier ha ribadito i suoi  mantra: «Non si vota sulla Meloni, si vota sulla giustizia. Anche chi non condivide questo governo dovrebbe valutare nel merito una riforma che punta a migliorare il funzionamento del sistema». Tutta colpa delle opposizioni, che starebbero cercando di trasformare la consultazione in un voto contro il governo perchè non ha motivazioni di merito.

Fermi i soliti punti di merito, a partire dal fatto che «separare le carriere significa rafforzare il principio costituzionale del giudice terzo e imparziale» e dall’obiettivo di ridurre il peso delle correnti, Meloni ha dato un’esclusiva: con la successiva legge di attuazione la lista dei consiglieri laici scelta dal parlamento dovrà essere approvata con una maggioranza qualificata dei tre quinti, rendendo necessario il coinvolgimento delle opposizioni: «La lista dovrà essere costruita insieme all’opposizione. Io voglio mantenere la soglia dei tre quinti, perché significa che nessuna maggioranza potrà decidere da sola».

E se invece dovesse vincere il No? Non mi dimetterei perché è mia intenzione terminare il mandato, portare a termine il lavoro e confrontarmi al cospetto degli italiani, facendomi poi giudicare sul complesso del lavoro che ho fatto. Quindi, se tu oggi voti No solo per mandare a casa la Meloni, potrebbe esserci il rischio che ti tieni sia la Meloni sia una giustizia che non funziona. Non mi sembra un affarone», ha detto, ripetendo quasi con le stesse parole quanto detto dal palco di Milano.

Meloni ha parlato poi anche di sicurezza, Medio Oriente e Nazioni Unite, rapporto tra Europa e Stati Uniti: tutti i temi all’ordine del giorno e forse anche qualcosa in più rispetto a quanto normalmente fa con i giornalisti.

La strategia

Così Meloni mostra da un lato la sua spregiudicatezza, dall’altra la sua volontà di «non galleggiare» e di andare fino in fondo nella campagna referendaria. Andare al podcast di Fedez, scegliendo come intervistatore un cantante (che nell’anteprima ai suoi follower ha montato solo le domande che ha fatto, a dimostrazione del suo saper fare il giornalista) è una frontiera che la premier non aveva ancora superato e segna il punto di non ritorno della disintermediazione rispetto al pubblico.

Con un obiettivo chiaro: raggiungere un enorme pubblico generalista, fatto soprattutto di giovani, che probabilmente è anche la maggiore sacca di astensionismo al referendum, ottenendo attraverso uno dei podcast più ascoltati in Italia e la fanbase di Fedez una visibilità altrimenti impossibile. Politica e intrattenimento web, infatti, sono due galassie che molto di rado si toccano ma in questo caso il beneficio sarà di entrambi. 

Così si chiude la manovra a tenaglia della comunicazione della premier: televisione da un lato, con le ospitate a rete4 e ora su rai1 da Bruno Vespa, per intercettare il pubblico più anziano e politicizzato; web dall’altro, per pescare tra i giovani indecisi che si informano solo sul web e sfuggono completamente al circuito informativo tradizionale.

Con buona pace delle opposizioni se, come ha detto Fedez («La Segretaria del Pd ha declinato l'offerta in data 17 marzo, mentre nessuna risposta è arrivata dal leader 5 Stelle»), hanno rinunciato a fare lo stesso e quindi hanno lasciato campo libero alla premier davanti a un microfono come quello di Pulp Podcast che sì ha molte controindicazioni, ma in tempo di campagna elettorale forse ogni spazio andrebbe sfruttato, almeno per evitare che giovi solo all’avversario.

Così Meloni si gioca il tutto e per tutto per vincere il referendum. Con una controindicazione: se anche questo non bastasse, la grande sconfitta del referendum sarebbe solo lei.

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