Al Senato polemiche dell’opposizione sulle dure parole di Esther Mieli: «La legge fa cadere le maschere a chi non ha coraggio di fare le cose giuste. Siete indifferenti». Boccia (Pd): «Abbiamo fatto tre proposte, se una sola fosse stata accolta avreste avuto l’unanimità del parlamento». Sei dem votano a favore: Delrio, Sensi, Zampa, Verini, Bazoli e Casini. Simona Malpezzi, in missione, si unisce a loro.
«Alcuni senatori del Pd votano si, non in dissenso o in dissociazione dal nostro partito, ma perché crediamo che questo provvedimento rompa un silenzio della cultura democratica del nostro Paese che non ha discusso abbastanza di questo problema». Così il cattolico dem Graziano Delrio annuncia in aula il suo via libera al disegno di legge contro l’antisemitismo voluto dalla maggioranza. Dopo mesi di discussioni difficili con i suoi, maturando una decisione che, secondo alcuni compagni di partito, segna il massimo delle distanze con il “suo” Pd. Ma la legge licenziata al Senato non è una questione interna al Pd, che pure sono stati attraversati da una difficilissima discussione.
Il testo stabilisce una definizione di antisemitismo contestata, prima che da una parte delle opposizioni, da una parte degli stessi intellettuali ebrei. E che, hanno spiegato Pd, M5s e Avs (gli ultimi due partiti hanno votato contro) non chiarisce espressamente che criticare le azioni del governo di Israele non costituisce atto di antisemitismo, come chiedevano diversi emendamenti.
L’appello inascoltato di Liliana Segre
Ora passa al sì definitivo della Camera. Alla vigilia, Liliana Segre, superstite di Auschwitz, senatrice a vita per scelta di Sergio Mattarella e presidente della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza, aveva fatto un appello a tutto il parlamento: «Il mio auspicio è che si possa realizzare una convergenza trasversale, la più ampia possibile, «Una convergenza che, al di là degli schieramenti e delle collocazioni parlamentari, abbia il respiro di vedere nell'antisemitismo un nemico di tutti».
Non è andata così. Il Pd ha contestato alla maggioranza di «non aver voluto trovare un punto di incontro», spiega il presidente dei senatori dem Francesco Boccia. Tutta la discussione, in commissione e poi in aula, è ruotata intorno alla definizione di antisemitismo. Quella adottata è quella dell’International Holocaust Rembrance Alliance (Ihra, adottata anche dal governo Conte II) considerata oggi dalle opposizioni e da molti intellettuali (anche ebrei) troppo estensiva: secondo questa lettura, rischia di considerare antisemitismo anche le sacrosante critiche al governo Netanyahu. Vexata quaestio che però, dopo il 7 ottobre, non può essere affrontata in maniera formale. E comunque rigettata in aula dalla relatrice del provvedimento, la leghista Daisy Pirovano.
Le ambiguità della definizione
«Noi non abbiamo mai negato che la definizione dell'Ihra rappresenti un punto di riferimento nella comprensione delle forme contemporanee di antisemitismo», ha detto Boccia annunciando l’astensione del Pd, « Abbiamo sempre e solo messo in evidenza le ambiguità e le non poche equivocità», «È un dato oggettivo che quella definizione è oggi oggetto di un dibattito aperto nella comunità scientifica e anche nel mondo ebraico internazionale. Non si spiegherebbe altrimenti perché nel 2021 oltre duecento studiosi, molti dei quali ebrei e tra i maggiori esperti di antisemitismo, abbiano ritenuto necessario elaborare la cosiddetta Dichiarazione di Gerusalemme. Non per negare l'antisemitismo, non per relativizzarlo. Ma per chiarire meglio il confine con la critica politica».
Alla fine l’aula approva con 105 si, 25 no e 21 astenuti In aula si alza la temperatura alle parole della senatrice di FdI, Esther Mieli: «La proposta di legge che approveremo oggi farà cadere le maschere a chi non ha coraggio di fare le cose giuste, a chi non ha preso le distanze da quelle piazze che incitavano all'odio e alla distruzione di un popolo, a chi invitava gli ebrei italiani a prendere le distanze da Israele e chi non ha condannato la violenza. Chi non voterà questa legge o chi voterà contro, oggi decide di essere indifferente», «La verità è che questa opposizione pensa di poter dire tutto e il contrario di tutto, mentre il Parlamento oggi decide di aggiungere il tassello della verità alla loro ipocrisia». Mieli è la senatrice che ha scoperto, da un’inchiesta di Fanpage, che alcuni esponenti della giovanile del suo partito la sbeffeggiava nelle chat, perché di origine ebrea.
Il Pd si divide
Il Pd si divide. Era iniziata male, all’interno del gruppo, con Graziano Delrio che deposita, da primo firmatario, un testo non condiviso da tutto il gruppo, e infatti subito tacciato dal capogruppo come «un’iniziativa personale». Ore di riunioni non hanno alla fine ricomposto la frattura. Hanno votato sì al testo della maggioranza, insieme a Iv e Azione, Graziano Delrio, Filippo Sensi, Sandra Zampa, Walter Verini, Alfredo Bazoli e Pier Ferdinando Casini. Simona Malpezzi, in missione all’estero, rende noto che avrebbe votato sì a «È una buona legge, e lo è anche grazie al contributo determinante di Delrio, che ha lavorato perché il testo condiviso non introducesse nuovi elementi penali ma rafforzasse ciò che è davvero centrale: la prevenzione». Inutile l’appello di Boccia: «Abbiamo fatto tre proposte semplici, se una sola fosse stata accolta avreste avuto l'unanimità del Parlamento». Finisce con un’astensione, così motivata anche dal dem Andrea Giorgis: «Per vicinanza sincera ai cittadini ebrei che hanno subito violenze o che vivono nell’inquietudine e nel timore di subire violenze, e che hanno il diritto di ricevere dalle istituzioni la massima attenzione e protezione, non voteremo contro questo ddl che pure non condividiamo. L’astensione vuole essere un segno di vicinanza e, al tempo stesso, la promessa che il nostro impegno, per contrastare ogni manifestazione di odio e discriminazione nei confronti degli ebrei e di ciascuna minoranza o persona, non terminerà con il voto di oggi». Ma la polemica è durissima: «Con il voto di astensione oggi in Senato il Pd, salvo il senatore Delrio e gli altri che hanno votato a favore, e il M5s hanno finito col legittimare chi in tante manifestazioni inneggia alla “Palestina libera dal fiume fino al mare”», è l’accusa del senatore Lucio Malan di FdI.
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