Le correnti sono tutte al fianco della leader in caso di turno unico. Con il ballottaggio i riformisti pensano all’europarlamentare. Per poi confluire su di lei
Le ultime dichiarazioni di Giuseppe Conte sul no alle armi all’Ucraina, insistite e quasi urlate, sono suonate come un ultimatum al Pd. Qualche dem ha persino temuto che il presidente M5s facesse un pensierino – sarebbe un pensierone, nel caso – sulla rottura dell’alleanza progressista. Non Elly Schlein, che come al solito ha calmato i suoi. «Conte sta per tenere l’assemblea del Movimento, è comprensibile che alzi i toni su un punto identitario per il suo elettorato», spiegano dal Nazareno. La prova del nove delle reali intenzioni del M5s si vedrà da come sarà scritto il «nodo Kiev» sul programma che sarà reso pubblico domenica prossima a Milano, all’assemblea Nova. Prevarrà il no alle armi all’Ucraina, è scontato: ma bisognerà capire se Conte interpreterà questo “paletto” come irrinunciabile o se si assicurerà uno spazio negoziale con l’alleanza. Dall’altra parte, al Nazareno sono sicuri che si troverà un accordo: magari enfatizzando la richiesta di un’iniziativa diplomatica della Ue.
Il secondo uomo
Ieri comunque il senatore Filippo Sensi, il riformista che marca a uomo Conte, ha spiegato che l’ex premier «dovrà fare pippa, come si dice a Roma: dovrà appoggiare un programma che sosterrà l’Ucraina, quindi questa ammuina è inutile, il sostegno all’Ucraina è incrollabile». Domenica scorsa, al comizio finale di Reggio Emilia, Schlein ha rassicurato l’ala riformista del suo partito, quella più filoatlantica di Lorenzo Guerini. E così se n’è assicurata il sostegno alle future primarie, non fosse altro come “male minore”. Questa corrente si riunirà il 26 settembre a Prato «per formulare idee, spunti e proposte, utili all’agenda del centrosinistra e al Paese». Ci sarà anche Giorgio Gori, l’europarlamentare tentato di correre alle primarie come secondo candidato del Pd. Nessuno scandalo, in teoria: già nel 2012 l’allora segretario Per Luigi Bersani fece passare in assemblea una deroga allo statuto per concedere anche a Matteo Renzi la possibilità di misurarsi ai gazebo. I riformisti puntano a primarie a doppio turno: Gori potrebbe prendere i suoi voti, e poi al ballottaggio convogliarli sulla segretaria. In caso di turno unico, invece, niente corsa: indebolirebbe la segretaria nella sfida con Conte. Ma per un autorevole esponente dell’area «è prestissimo per parlarne». E se qualcosa andrà concesso a Conte, meglio le primarie a turno unico che una virgola sull’Ucraina.
In ogni caso, l’effetto delle intemerate del presidente M5s è stato il ricompattamento di tutte le anime del Pd intorno alla segretaria. Il correntone di Montepulciano ha spostato la sua assemblea dai primi di ottobre a fine mese. Formalmente il motivo dello slittamento è aspettare la chiusura dell’iter della legge elettorale. Non si sa mai: in Transatlantico circola la convinzione che alla Camera potrebbe ancora esserci un incidente di percorso.
Ma la vera ragione per cui l’area di Dario Franceschini, Andrea Orlando, Roberto Speranza, Michela Di Biase e Peppe Provenzano ha deciso di spostare in avanti l’incontro è anche interna. Durante l’estate Speranza si è detto contrario alle primarie e ha proposto un candidato premier simbolico, «un neo-diciottenne o un anziano partigiano». L’uscita non era stata condivisa con nessuno, o quasi, e i compagni di corrente hanno chiarito che se doveva uscire un messaggio da Montepulciano, doveva essere l’appoggio alla segretaria.
Tutti per Schlein
Ora Speranza ha archiviato la proposta, e ha assicurato che se si faranno le primarie lui sosterrà Schlein «ventre a terra». Persino Massimo D’Alema, che con la corrente non c’entra ma con Speranza ha un rapporto strettissimo, nelle feste dell’Unità ha sostenuto che le primarie «sono una follia». Ma martedì, alla presentazione dell’ultimo numero di Italianieuropei sui sindaci, alla presenza di Roberto Gualtieri (per molti un papabilissimo candidato premier) ha salutato Schlein seduta in prima fila: «Una presenza che ci aiuta forse a eliminare un’ondata di sciocchezze. Che però avevamo messo nel conto: il partito dei sindaci. D’altro canto fino a ieri la sciocchezza era che sostenevamo la candidatura di Conte». Non è un endorsement, ma per molti presenti la battuta è stata tradotto così: se si fanno le pur «folli» primarie, ti votiamo tutti.
Dunque l’appuntamento di Montepulciano è rimandato a un momento in cui sarà più facile far uscire un messaggio unitario: «Tutti con Elly». Schlein sarà sostenuta anche da Renzi e da +Europa. E ieri ha incassato il sì di Franco Gabrielli, vicino a Ernesto Ruffini, in caso di turno unico con due soli contendenti, o di ballottaggio. Come la pensa lei, lo ha detto al comizio di Reggio Emilia: «Se faremo le primarie le vinceremo. Siamo il Pd e non abbiamo mai paura del voto».
Per Conte la speranza di prendere voti dal Pd si è dunque ridimensionata. Gli resta il sostegno del Progetto civico di Alessandro Onorato, che via movimento Controcorrente dell’ex iena Ismaele La Vardera ha imbarcato l’impresentabile Antonio Ingroia.
Certo, nel Pd resta il nodo dell’assemblea nazionale in cui dovrà essere proposto l’eventuale secondo nome del Pd alle primarie. E la deroga alla fine del mandato della segretaria, che scade a marzo 2027, fino a dopo il voto. Se le elezioni politiche saranno a novembre, sarebbe una deroga lunga. L’assemblea va fatta entro dicembre (secondo un’interpretazione dello Statuto andava convocata il 12 settembre). Ma al momento sono pochi ad avere dubbi: chiedere un congresso in campagna elettorale, spiega un deputato vicino alla segretaria, «sarebbe fuori dal mondo. Vedremo se qualcuno vorrà proporlo».
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