La maggioranza degli elettori del Movimento 5 Stelle potrebbe votare Sì al referendum sulla riforma Nordio, nonostante il loro partito sia schierato per il No. Il dato è ormai stabile da due mesi ed emerge dal sondaggio di gennaio dell’Istituto Piepoli, secondo cui il 63 per cento dei sostenitori di Giuseppe Conte è a favore della riforma, con solo una leggera flessione rispetto alla rilevazione di dicembre in cui erano il 65 per cento.

Il dato è significativo perché il Movimento cinque stelle – a differenza del Partito democratico dove si è esposta la componente dei Riformisti per il Sì (infatti nel centrosinistra il Sì è al 37 per cento) – è tutto compattamente schierato per il No ed è anche il partito con due importanti esponenti che sono anche ex magistrati come Federico Cafiero de Rhao e Roberto Scarpinato, ma evidentemente il messaggio non è ancora arrivato in modo chiaro ai suoi elettori, oppure non li ha convinti.

«Il dibattito è ancora in fase di pre-campagna elettorale, i leader ne parlano il meno possibile e mancano le parole chiave», è la premessa del presidente dell’Istituto Piepoli Livio Gigliuto, «tuttavia il dato sui Cinque stelle va letto ne senso che, probabilmente, quel mondo sempre orientato al voto antisistema considera la magistratura un pezzo proprio del sistema. Per questo la leadership del Movimento dovrebbe rafforzare la comunicazione, spiegando perché il No è il vero voto antisistema». Potenzialmente, inoltre, altri due elementi potrebbero orientare al Sì gli elettori di Conte: il sorteggio previsto nella riforma è in qualche modo simile al vecchio mantra dell’«uno vale uno», inoltre la condanna in primo grado al figlio di Beppe Grillo potrebbe aver influito negativamente.

L’Istituto Piepoli è uno dei pochi che scorpora l’orientamento dei 5S da quello del centrosinistra, tuttavia un dato emerge: tutti i sondaggi – da Ghisleri a Noto – collocano il Sì in una forbice tra il 56 e il 60 per cento. Avendo dunque percentuali così simili e un dato univoco per gli elettori di centrodestra a favore del Sì, è probabile che anche dai loro sondaggi, se il dato sul centrosinistra venisse scorporato, emergerebbe l’alto numero di favorevoli dentro al Movimento. Per ora, tuttavia, la comunicazione politica dell’area dei contrari non è stata ancora forte: «Manca un partito che chiaramente si ponga come campione del No», è l’analisi di Gigliuto. Se dunque il No vuole rimontare, proprio nel mondo Cinque stelle bisognerebbe andare a cercare i voti contrari.

La difesa

Il dato, però, viene respinto dai dirigenti del Movimento. «Mi sembra inverosimile», è il commento del senatore e avvocato 5S, Ettore Licheri sentito da Domani. «Mi sento di respingere questi numeri, il nostro elettorato è molto consapevole che questo è un passaggio esiziale per difendere la democrazia da un governo che contesta la separazione dei poteri, con la premier Meloni che sostiene che i poteri debbano marciare nella stessa direzione». In ogni caso, ci sono ancora due mesi di campagna elettorale prima del voto referendario fissato per il 22-23 marzo (anche se va atteso l’esito del ricorso dei promotori della raccolta firme) e il Movimento 5 Stelle ha iniziato a muoversi: il materiale informativo è pronto e i coordinatori territoriali stanno organizzando in tutte le città i banchetti dei gruppi territoriali, per informare i cittadini ma anche – secondo il sondaggio Piepoli – i loro elettori.

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