La maggioranza degli elettori del Movimento 5 Stelle potrebbe votare Sì al referendum sulla riforma Nordio, nonostante il loro partito sia schierato per il No. Il dato emerge da un sondaggio dell’Istituto Piepoli, secondo cui ad oggi l’affluenza al referendum è del 44 per cento e di questi sono orientati al Sì il 59 per cento e al No il 41 per cento.

La divisione tra partiti, però, è quella più interessante: l’89 per cento dei sostenitori di centrodestra voterà Sì, come anche il 63 per cento di quelli del M5S, lasciando a sostenere il No solo il 63 per cento degli elettori di centrosinistra.

Il dato, che per ora rimane solo l’esito di un sondaggio, è comunque un campanello d’allarme per il partito di Giuseppe Conte, il quale era alla presentazione del comitato dei sindacati per il No e, al momento del traguardo delle 500mila firme, ha parlato di «risultato incredibile: in pochi giorni siamo arrivati a 500mila firme contro la riforma dell'ingiustizia di Meloni e Nordio. È un segnale dirompente! Con tutti contro».

Anche se il Movimento è formalmente schierato per il No, infatti, i dati mettono in evidenza come i primi da dover convincere sarebbero proprio i suoi stessi elettori.

Intanto, di sondaggio in sondaggio, ci si avvicina al voto referendario che per ora è fissato per il 22 e 23 marzo, in attesa della decisione del Tar sul ricorso presentato da chi sta raccogliendo le firme.

E il voto su un quesito pur tecnico darà anche la temperatura elettorale del paese, visti due blocchi contrapposti che così si peseranno. Anche oggi il vicepremier Antonio Tajani ha ripetuto che «il referendum sulla giustizia non è un referendum sul governo. Qualunque sia il risultato, il governo rimarrà in carica fino alla fine della legislatura». Tuttavia sarà inevitabile che l’esito abbia una interpretazione politica e produca indirettamente degli effetti, sia sui rapporti di forza tra maggioranza e opposizione che nell’agenda dell’esecutivo.

A dirlo è stato anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che ha annunciato che in caso di vittoria del Sì la prossima riforma sarà quella di ridurre l’utilizzo delle intercettazioni.

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