Dodici ore dopo l’arrivo in carcere di Mario Roggero, Matteo Salvini è già andato al carcere di Bollate, dove si è costituito il gioielliere, di 72 anni, condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori nell’aprile del 2021 a Grinzane Cavour (Cuneo). Il leader della Lega è stato tra i primi a voler cavalcare la vicenda e ora ha voluto incontrare Roggero.

«Stiamo esaminando tutti i profili legali e se fosse possibile candidarlo come rappresentante degli italiani che lavorano, che vengono aggrediti e che si difendono, io sarei orgoglioso di poterlo candidare. Stiamo approfondendo tutti i profili giuridici del caso», ha detto Salvini, uscendo dall’incontro con Roggero. Il gioiellieri, poco prima di entrare in carcere, aveva comunque declinato l’ipotesi: «Questa è l’ultima cosa», ha detto.

Il vicepremier è tornato sulla concessione della grazia. «Sono convinto che possa essere presa in considerazione liberamente, nei tempi e nei modi che vorrà, dal presidente della Repubblica, che è l'unico che può decidere modi, tempi e contenuti».

La riforma della legittima difesa, nel 2019, porta la sua firma: è stata approvata con il governo Conte. Nella giornata di ieri i leghisti hanno fatto trapelare l’ipotesi di voler valutare l’eventuale candidatura del commerciante.

Prudenza Piantedosi

Nel governo, comunque, si è creata qualche crepa nella compattezza al fianco di Roggero. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha usato infatti toni molto più prudenti. «Bisogna vedere le carte, l’iter è complesso». Il numero del Viminale si è quindi limitato a dire: «Ho visto questo grande movimento, questa grande sensibilità, si tratta di un caso che ha senza dubbio scosso le coscienze degli italiani». Una presa di posizione che non suonerà molto gradita alle orecchie dei vertici leghisti.

Il ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, in un’intervista al Messaggero, ha invece evidenziato che Roggero «ha sbagliato, ed è colpevole per quello che ha fatto». Il vicepremier ha comunque chiesto che il gioielliere venga «perdonato». Perché, ha ragionato Tajani, «quando ti minacciano, o minacciano la tua famiglia non reagisci in maniera razionale, detto questo non è una mente criminale». A ruota ha seguito il capogruppo di FI alla Camera, Enrico Costa, che ha smentito una rincorsa a Futuro nazionale: «Questi temi sono stati assunti dal centrodestra ben prima che Vannacci facesse il suo partito. Il tema della sicurezza, anche con la legittima difesa, sono priorità».

E se a destra la questione viene cavalcata in ottica elettorale, le opposizioni puntano il dito verso la strumentalizzazione del caso. La vicenda «dimostra come sia partita a destra la rincorsa non sui temi della sicurezza, ma sui temi della propaganda sulla sicurezza», ha attaccato la capogruppo del Partito democratico alla Camera, Chiara Braga.

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