«I bambini, cristiani e musulmani, mi chiedono: padre, ma che fa Dio?», padre Ibrahim Faltas suda sotto lo spesso saio da francescano mentre ci racconta della Terra Santa, e lei, padre, cosa risponde? Non lo dice. Poi sale sulla cattedra della sala Berlinguer della Camera, il custode delle scuole della Terra Santa – diciotto, tutte chiuse – braccio destro del patriarca di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, ce lo ha portato Arturo Scotto.

L’occasione è la presentazione del diario Flottiglia, in viaggio verso Gaza (Giunti) scritto dal deputato al ritorno dalla missione della Flottiglia, quella di ottobre, quando è finito arrestato e poi espulso da Israele. Padre Faltas si limita a raccontare: «In Palestina ci sono 20mila malati, 800mila persone ancora sotto le macerie. Noi siamo custodi della Terra santa da ottocento anni, ma non abbiamo mai visto una situazione così. Gaza è un cimitero a cielo aperto, Betlemme è una prigione a cielo aperto, nessuno lavora, tutti sono senza salario da tre anni. Quando a Gerico succede qualcosa chiudono e non possiamo uscire, e così a Betlemme, in Cisgiordania ci sono 1200 check point. I bambini non vanno a scuola, il sogno di ogni bambino a Gaza, cristiano o musulmano, è tornare a scuola».

Topi che mangiano bambini

Pienone nella sala Berlinguer, quella grande degli uffici del gruppo dem, moltissimi giovani si sono fatti accreditare per ascoltare padre Faltas che dialoga con la segretaria Elly Schlein. Arrivano anche parecchi deputati – la presidente Chiara Braga, Peppe Provenzano, Marco Sarracino, Nico Stumpo, Federico Fornaro, Toni Ricciardi –, i componenti della segreteria (ci sono Marta Bonafoni e Alfredo D’Attorre), si rivedono compagni di altre stagioni, l’ex segretario di Rifondazione Franco Giordano, l’ex europarlamentare Massimo Paolucci. 

A moderare il dialogo c’è Bianca Berlinguer, e ammette di essere insolitamente emozionata, sembra incredibile ma «è la prima volta che entro nella sala dedicata a mio padre».

La giornalista e conduttrice tv esordisce con parole cupissime: «Provo sconforto, la situazione del Medioriente sembra irreversibile». Stessi toni dall’ex ministro Roberto Speranza, che è stato più volte in Israele e in Palestina proprio con Scotto: «La nostra generazione ha costruito sul Medioriente un tratto identitario fondamentale» ma oggi «di fronte alla tragedia di Gaza, l’Europa muore ogni giorno. Ho vissuto l’imbarazzo di una Europa senza parole, io che sono europeista. E dov’era l’Onu? Con le istituzioni inerti, silenti, nascoste, incapaci di produrre iniziative, la gente, il popolo, la gente sapeva benissimo cosa fare» e infatti «quando sono state bloccate le barche della Flotilla c’è stato un moto di empatia popolare.

Un seme che lascerà un segno. Schlein ha portato il Pd su una posizione che non era scontata, ha avuto coraggio», «sappiamo che sono processi come fiumi carsici, ma è già molto di fronte a questo buio di umanità, di fronte a questa umanità che sembra arresa, di fronte a un topo che mangia un bambino», il riferimento è all’invasione di ratti fra le tende degli sfollati, che ha trasformato quello che resta di Gaza nella Orano della Peste di Camus.

«Liberate Thiago e Saif»

Schlein accusa il presidente del senato Ignazio La Russa di aver usato «parole ignobili» contro «i cittadini» a bordo della Flottilla («Operazioni strumentali», «poi se vengono fermati gridano alla tortura», aveva detto), chiede l’immediata liberazione di Thiago Ávila e Saif Abukeshek, i due attivisti arrestati a bordo di una nave battente bandiera italiana e detenuti nel carcere di Shikma, vicino al porto di in Ashkelon, «la loro cattura è un atto di pirateria internazionale che viola i diritti delle persone».

E ancora l’Europa: «Quello che la rende poco credibile sono questi insopportabili doppi standard: è stato giusto mettere sanzioni a Putin ma non è accettabile che non vi siano sanzioni anche per il governo israeliano. Il governo Meloni dovrebbe dare subito segnale sospendendo l’accordo con Israele». Poi prende un impegno: «Noi batteremo questo destra, e una delle prime cose che faremo sarà riconoscere lo Stato di Palestina». Nell’immediato però, chiude Scotto, «occorre un’iniziativa europea per scortare la Flotilla e farla arrivare finalmente a Gaza. L’Europa almeno si salvi l’anima».

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