Botta e risposta fra il ministro degli esteri e il suo predecessore: «Fu lui a non rispettare il parlamento quando ha mandato gli aerei italiani a bombardare nei Balcani». La replica: «Nel 1999 Silvio Berlusconi rivendicò il suo sostegno all’azione del mio governo. Chissà se sarebbe lieto di ciò che afferma chi oggi porta i colori di Forza Italia»
Botta e risposta a distanza sulla guerra in Iran, dal parlamento alla sede di Italianieuropei e ritorno. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani tira in ballo l’ex presidente del Consiglio ed ex ministro degli Esteri Massimo D’Alema, che dal canto suo gli risponde per le rime.
Il duetto inizia la mattina nell’aula della Camera quando, nel corso delle comunicazioni di Tajani e del ministro della Difesa Guido Crosetto sulla crisi in Medio Oriente, il deputato dem Peppe Provenzano contesta agli esponenti del governo, e in particolare a Tajani, l’assenza della premier Giorgia Meloni in aula e il suo silenzio-assenso sulla guerra israeloamericana, secondo il deputato «illegale e in palese violazione del diritto internazionale». Le opposizioni condiscono le accuse scandendo un rituale «vergogna, vergogna»
Tajani non ci sta, e al momento della replica passa al contrattacco, alzando i toni e rivolgendosi direttamente al deputato: «Forse qualcun altro deve vergognarsi, chi non ha rispettato il parlamento quando ha mandato gli aerei italiani a bombardare nei Balcani, era il presidente del Consiglio Massimo D’Alema».
La vecchia accusa della sinistra radicale
L’accusa di aver partecipato a una guerra «illegale» non è nuova per l’ex premier. Anzi, per anni, da quel 1999, fu l’oggetto di una polemica fra lui e il Prc di Fausto Bertinotti, che nel dicembre dell’anno precedente ruppe con il governo Prodi. Il partito si scisse in due: il Prc non entrò nel successivo nel governo D’Alema, il Pdci di Armando Cossutta invece vi partecipò pienamente (c’era persino un sottosegretario comunista alla Difesa, Paolo Guerrini).
Dopo la guerra in Kosovo, contro D’Alema arrivò una denuncia di alcuni cittadini, su iniziativa proprio di Rifondazione comunista. I «delitti» contestati erano pesantissimi, in quanto connessi alla partecipazione dell’Italia alla guerra: attentato alla Costituzione, usurpazione di potere politico o militare e strage. Arrivò fino in Cassazione, ma a vuoto: la Suprema Corte statuì l’infondatezza del ricorso.
Non è tema su cui D’Alema torna volentieri. Ma qualche anno fa, nel 2017, dopo un’assemblea della sinistra in cui la questione era stata sollevata dal palco (da Tomaso Montanari per la precisione) rispose a una domanda sulla vicenda ricordando com’era andata: fu accusato «da un gruppo di giuristi. Poi la Cassazione emise una sentenza che archiviò tutto riconoscendo la piena legittimità del mio agire». Perché, spiega, l’art.11 della Costituzione dice che «l’Italia ripudia la guerra» eccetera, «ma poi anche che consente alle limitazioni di sovranità necessarie agli obblighi derivanti dai trattati internazionali». La conclusione fu tagliente: «L’accusa è decaduta», se qualcuno la rilancia «è una calunnia».
D’Alema: chissà se Berlusconi sarebbe lieto
L’accusa dunque non è nuova. Nuovo però è l’accusante. Perché, anziché dalla sinistra radicale, stavolta invece arriva dal presidente di Forza Italia. E il fatto deve averlo persino divertito, tant’è che a stretto giro ha inviato una nota alle agenzie: «Non vorrei infierire sul ministro Tajani, già impegnato ad infierire su se stesso con dichiarazioni e apparizioni televisive che spero non danneggino la credibilità della Farnesina».
Ma la risposta sulla guerra nei Balcani è più velenosa: «Per quanto riguarda il Kosovo, lo rimando al discorso con il quale il presidente Berlusconi espresse, il 26 marzo 1999, il suo sostegno all’azione del mio governo, rivendicando anzi che quel sostegno fosse decisivo perché altrimenti, a parer suo, il governo non avrebbe avuto una maggioranza in politica estera. Chissà se Berlusconi sarebbe lieto di ciò che afferma chi oggi porta i colori di Forza Italia».
Tajani si emenda e loda il fondatore
Tajani incassa, ma controreplica, stavolta dal Senato, scartando dal tema delle comunicazioni al parlamento: D’Alema «ha giustamente ricordato che Berlusconi scelse l’interesse nazionale e l’unità del paese di fronte a una situazione di grave emergenza».
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