KIEV – Il presidente ucraino ha annunciato giovedì 21 maggio quello che, se confermato, sarebbe uno degli attacchi di maggior successo compiuto dalle forze armate di Kiev fino a questo momento. Nella regione occupata di Kherson, l’intelligence ucraina avrebbe colpito una base del servizio di sicurezza russo Fsb, ferendo o uccidendo circa cento persone.

«I russi dovrebbero capire che è necessario mettere fine a questa guerra», ha commentato Volodymyr Zelensky su Telegram. L’Fsb, erede del Kgb sovietico di cui ha fatto parte lo stesso Vladimir Putin, è un’istituzione particolarmente importante per il leader russo.

La mossa di Berlino

Secondo la stampa tedesca, il cancelliere Friedrich Merz ha proposto ufficialmente alla Commissione europea di ammettere «parzialmente» l’Ucraina nell’Unione europea. Merz propone di estendere a Kiev la mutua difesa dei paesi membri, di fornirgli un parziale diritto di voto e di estendere solo gradualmente il bilancio europeo all’Ucraina.

Questo tentativo di raggiungere un compromesso tra le richieste di Kiev e i numerosi paesi europei scettici su un accesso accelerato dell’Ucraina nell’Unione arriva in un momento in cui la pace in Ucraina sembra, di nuovo, quasi a portata di mano, anche grazie ai successi militari rivendicati da Kiev.

La proposta di Merz circola almeno dalla fine dello scorso aprile ed è già stata seccamente respinta da Kiev. «La posizione del presidente Zelensky è che non accetteremo di essere membri di una unione di serie B», aveva detto il ministro degli Esteri ucraino, Andriy Sybiha.

Anche se la proposta di Merz rappresenta probabilmente uno dei pochi modi concreti di consentire a Kiev di avvicinarsi all’Unione nel breve periodo, per milioni di ucraini questa «associazione a metà» rischia di essere uno schiaffo morale. L’idea che dalla rivoluzione del 2014 l’Ucraina abbia fatto sacrifici immensi per l’Europa è molto diffusa nel paese, così come l’idea che molti europei non riconoscano questo sacrificio.

Un’adesione a metà, inoltre, potrebbe anche rafforzare le forze politiche euroscettiche del paese, favorevoli a un’associazione più stretta all’Ue, ma allo stesso tempo contrarie a ulteriori intromissioni di Bruxelles nella sovranità ucraina e che propongono l’idea di un’Europa à la carte, in cui Kiev sceglie di aderire solo a quei regolamenti che ritiene vantaggiosi.

Si tratta di forze politiche come quella guidata dall’ex premier, Yulia Tymoshenko, che un anno fa aveva applaudito alla decisione di Zelensky di mettere sotto controllo governativo le autorità anticorruzione del paese - i cui dirigenti vengono nominati con un processo di selezione di fatto sotto il controllo di istituzioni e organizzazioni europee.

La manovra di Zelensky è poi rientrata in seguito alle proteste di piazza e dei partner europei. Ma l’inedita alleanza – Tymoshenko è solitamente all’opposizione del presidente – ha mostrato come, sui temi della sovranità nazionale, le coalizioni politiche in Ucraina possano diventare improvvisamente molto fluide.

Le carte di Volodymyr

Per il momento Zelensky non ha scoperto le sue carte. A Kiev la proposta di Merz non piace, come hanno mostrato chiaramente le parole del ministro degli Esteri il mese scorso, ma per il ora il presidente preferisce non esporsi. Mantenere un controllo almeno parziale del Donbass e ottenere la piena adesione all’Ue sono per Zelensky le due condizioni minime per presentare l’esito del conflitto come qualcosa di vicino a un successo strategico, seppur ottenuto a caro prezzo.

Vedersi sottrarre uno dei due risultati lo esporrebbe inevitabilmente alle critiche, oltre a fornire carburante a quelle forze che già negli ultimi mesi hanno iniziato a dipingere gli alleati dell’Ucraina come i veri nemici che hanno tradito il paese consegnandolo alla Russia. Zelensky per ora prende tempo, nella consapevolezza che “bruciare” questa proposta subito potrebbe significare doverne accettarne una peggiore in futuro. Tra due settimane, la proposta dovrebbe essere discussa al vertice europeo in Montenegro. E a quel punto, per Zelensky sarà meglio avere una posizione pronta.

Il suo problema più grande è che ciò che non è buono per lui, per Bruxelles rappresenta la soluzione ideale: un’adesione parziale, che risolve la questione della sicurezza senza scatenare troppi problemi interni legati al bilancio dell’Unione, ma che, allo stesso tempo, può essere bloccata in qualsiasi momento se Zelensky dovesse mostrare tendenze giudicate “accentratrici”, un timore sempre più diffuso nelle cancellerie europee.

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