La cerimonia a Washington con i cappellini rossi, le note di "Ymca” e video distopici sul futuro di Gaza. Meloni rivendica la scelta: «Fondamentale per l'Italia esserci». Tajani in platea: «Proposte concrete»
Al Peace institute di Washington è andata in scena la distruzione del diritto internazionale. L’evento inaugurale del Board of Peace (BoP) per Gaza – a cui hanno partecipato oltre 45 leader tra capi di stato e di governo – è stato caratterizzato non solo dal loro asservimento a Donald Trump ma anche da scene grottesche e imbarazzanti.Bastano due dettagli per rendere l’idea di quanto l’organismo non sia altro che una creatura nata per perseguire gli interessi personali del tycoon. Due dettagli che ricordano la sua campagna elettorale: cappelli Maga fatti trovare sulla scrivania di alcuni leader, uno dei quali indossato tra le risate dal presidente della Fifa Gianni Infantino; e il lancio di “Ymca” al termine del vertice, colonna sonora che ha accompagnato tutti gli eventi elettorali di Trump. E in platea ad assistere a queste scene c’era anche l’Italia, rappresentata dal vicepremier Antonio Tajani. Una presenza molto criticata, così come quella commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Šuica, che ha fatto scatenato le proteste formali della Francia.
L’attacco all’Onu
Trump ha esordito come è solito fare: ha esaltato il BoP, ha lodato i leader che ne hanno preso parte, e ha pontificato sui “risultati” raggiunti dalla sua amministrazione. E, come da prassi, nel suo intervento c’è stato anche spazio per le minacce. «Quasi tutti hanno accettato» l’invito nel Board «e quelli che non l’hanno fatto, lo faranno. Alcuni stanno un po’ facendo i furbi ma non funziona, non potete fare i furbi con me».
Erano fondati i timori di leader europei come Francia, Germania e Regno Unito, ma anche della stessa Cina, sui pericoli di un’eventuale sostituzione dell’Onu con il Consiglio di Trump. E le dichiarazioni del presidente Usa non hanno fatto altro che aumentare queste paure. «Il Board of Peace si occuperà quasi di sorvegliare le Nazioni unite e di assicurarsi che funzionino correttamente», ha detto, cancellando l’ordine internazionale nato dalle ceneri sella Seconda guerra mondiale. «Rafforzeremo l’Onu - ha aggiunto Trump –. Ci assicureremo che le loro strutture siano efficienti. Hanno bisogno di aiuto. Li aiuteremo economicamente. E ci assicureremo che le Nazioni unite siano sostenibili».
Soldi e affari
Di vera sostanza nella giornata a Waashington c’è stato ben poco. Trump ha detto che qualora Hamas non accetti il disarmo ci sarà una dura reazione: il ritorno della guerra. Per la ricostruzione, invece, gli Usa metteranno a disposizione 10 miliardi di euro. Sette sono quelli già arrivati, provenienti soprattutto dai paesi del Golfo.
Nessun intervento dei leader internazionali è stato degno di nota, neanche quelli di Rubio e Witkoff seduti alle spalle di Trump. Risaltano, invece, le parole dell’ex premier britannico Tony Blair che ha sottolineato il potenziale immobiliare e affaristico di Gaza che «è sempre stato enorme». «Venticinque miglia di costa mediterranea, la vicinanza a grandi mercati regionali e globali, e una popolazione giovane e dinamica con un'età media di 19 anni», ha detto.
L’ex leader laburista, diventato consulente di autocrati e sovrani, ha sottolineato che il piano di Trump guarda a Gaza «non come è, ma a come dovrebbe essere». E come dovrebbe essere lo ha fatto vedere il suo genero, Jared Kushner, mostrando un video sul futuro della Striscia. Una Riviera un po’ meno esplicita di quella presentata lo scorso anno e che punta a ricostruire Rafah nei prossimi tre anni. Un obiettivo attualmente irrealistico. Perché nonostante gli uomini di Trump hanno sottolineato che le morti a Gaza sono diminuite del 90 per cento da quando è entrata in vigore la tregua, nella Striscia proseguono i raid aerei dell’Idf e le condizioni umanitarie sono al collasso. Lo confermano anche alcune fonti all’interno del BoP citate in forma anonima da Reuters. Dall’11 ottobre 2025 sono stati uccisi almeno 600 palestinesi, migliaia sono quelli feriti.
Oltre alla ricostruzione, sul piatto per il futuro di Gaza c’è anche la questione della sicurezza. Il Guardian ha anticipato il progetto che prevede la creazione di una base militare che sorgerà in un'area di 1.400 metri per 1.000 metri. La struttura ospiterà i 5mila soldati della Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) che dovrà garantire la sicurezza nella Striscia. Per ora sono arrivate solo duemila candidature, con personale inviato da paesi come Indonesia, Marocco, Kazakhstan, Kosovo e Albania. L’Isf dovrà anche occuparsi della smilitarizzazione di Hamas, di distruggere le infrastrutture militari e i tunnel ancora presenti.
L’Italia
«Io credo che sia molto importante un contributo coeso della comunità internazionale su questa questione, che è particolarmente delicata e importante per i Paesi mediterranei e quindi anche ovviamente per l'Italia. È la ragione per la quale io ho ritenuto che fosse fondamentale per l'Italia esserci», ha detto Giorgia Meloni. La linea del governo è chiara, tanto che c’è delusione per poter partecipare al Board solo come membro osservatore. Per questo motivo da Roma è stata inviata una figura di peso come il ministro degli Esteri Antonio Tajani, mentre altri paesi europei hanno inviato alti funzionari di rango minore, eccetto per la Romania.
Il capo della Farnesina ha difeso il Board davanti ai giornalisti a Washington. «Mi pare che oggi siano emerse una serie di proposte concrete. Non è certamente un business Board, ci sono delle proposte politiche per costruire la pace in Medio Oriente», ha detto Tajani. E sulle dichiarazioni di Trump contro l’Onu ha detto: «Nessuno vuole escludere nessuno e le parole di Trump vanno nella giusta direzione almeno per quanto pensiamo noi». Quasi a fine evento ha preso parola il presidente della Fifa, Gianni Infantino, che ha annunciato investimenti per 75 milioni per costruire campi da calcio a Gaza prima di lanciare un video distopico pieno di luoghi comuni. Una totale disumanizzazione del dolore inflitto a due milioni di gazawi negli ultimi due anni. Non c’è da sorprendersi visto che i palestinesi e la Palestina erano i grandi esclusi dal tavolo.
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