Christa Pike è incosciente, attaccata a un ventilatore e ricoverata in gravi condizioni in un ospedale di Nashville. La donna, 50 anni, è sopravvissuta a due dosi di pentobarbital durante il tentativo di eseguire la sua condanna a morte, in Tennessee, qualche giorno fa. Ora i medici stanno cercando di salvarle la vita e di eliminare il farmaco dal suo organismo. Con il paradosso che, una volta ripresasi, il giudice potrebbe stabilire l’esecuzione di una nuova pena di morte.

Pike presenta anche importanti lesioni e gonfiori a entrambe le braccia. Secondo i suoi avvocati, durante l’esecuzione ci sarebbero stati errori nel posizionamento delle linee endovenose. Il pentobarbital sarebbe finito nei tessuti invece che direttamente nel sangue.

I legali sottolineano inoltre che i funzionari del carcere incaricati di posizionare le flebo, per legge, non possono essere medici o infermieri. Solo dopo la sospensione dell’esecuzione sono intervenuti dei medici per prestare soccorso alla donna. La procedura sarebbe andata avanti nel tentativo di completare l’esecuzione entro la mezzanotte. A Pike sono state somministrate le due flebo previste, ma l’esecuzione non è stata portata a termine.

Il dibattito

Il caso ha riaperto il dibattito sulla pena di morte e sulle modalità con cui vengono eseguite le condanne in Tennessee. Nelle ultime ore le Chiese cristiane dello stato e l’arcidiocesi di Chicago hanno rivolto un appello al governatore Bill Lee.

La richiesta è quella di impedire un nuovo tentativo di esecuzione e di trasformare la condanna a morte in una pena che permetta di tenere Pike in carcere senza ucciderla.

Nel loro appello, i rappresentanti religiosi riconoscono la gravità del crimine commesso, ma sostengono che la responsabilità non debba necessariamente portare a un’altra morte. Richiamano inoltre i temi del pentimento, della redenzione, della misericordia e della dignità umana.

La vicenda

Christa Pike era stata condannata a morte a soli 18 anni per un omicidio commesso nel 1995 insieme al fidanzato dell’epoca. Lui, essendo ancora minorenne, era stato condannato all’ergastolo.

Dopo la condanna erano emersi anche diversi elementi sulla vita della donna prima del delitto. Pike aveva subito abusi fin da piccola ed era cresciuta in un ambiente segnato da alcol e droghe.

Un mese prima dell’esecuzione aveva chiesto di essere impiccata al posto dell’iniezione letale. 

Quello di Pike non è il primo caso di un’esecuzione interrotta in Tennessee per problemi legati alle vene. A maggio il personale incaricato non era riuscito a trovare quelle di Tony Carruthers, 57 anni. Dopo circa un’ora e mezza di tentativi, l’esecuzione era stata annullata.

In quel caso, però, il farmaco non era mai stato iniettato. Per Pike la situazione è diversa: due dosi di pentobarbital sono già entrate nel suo organismo. Adesso l’attenzione resta sulle sue condizioni di salute e sulle decisioni che verranno prese sul futuro della condanna a morte.

© Riproduzione riservata