L’uomo più ricco del mondo è convinto di essere stato ingannato. I suoi ex soci avrebbero trasformato la startup in una macchina da soldi, quando in principio era una no-profit. Ma il processo gli serve solo a descriversi in modo diverso rispetto alla realtà. Ad esempio, sottolinea che l’Ia usata da queste persone sia un rischio per l’umanità. Ma dimentica di mettersi in questa lista
Un inganno per far soldi alle sue spalle. L'accusa mossa da Elon Musk alla sua ex società OpenAI è pesante, con rischi potenzialmente esplosivi. Il patron di X, SpaceX, xAI e Tesla – insomma, l'uomo più ricco del mondo - è convinto che la startup abbia tradito la sua natura. Nata come no-profit con l'intento di sviluppare strumenti di intelligenza artificiale a beneficio dell'umanità, negli anni sarebbe diventata ben altro. «Questa causa è molto semplice: non è giusto appropriarsi indebitamente di un ente di beneficenza», ha esordito lunedì l’avvocato del magnate, Steven Molo, nel primo giorno di un processo.
Sam Altman e Greg Brockman, gli altri due fondatori di OpenAI, sono stati trascinati in un tribunale federale a Oakland, in California, dal loro ex collega. Incolpati di aver sfruttato i suoi investimenti iniziali solo per avviare l'azienda, per poi arricchirsi. Cadendo così nel loro tranello. Per l’accusa di arricchimento indebito e violazione degli obblighi di un fondo no profit, Musk chiede un risarcimento da 134 miliardi di dollari – l'accusa iniziale prevedeva anche frode e violazione della buona fede, ma dovrebbero essere ritirate.
Oltre le ragioni di ognuno e ciò che deciderà il giudice, la vicenda va oltre i confini della legalità. Per molti si tratta del processo tecnologico più importante degli ultimi anni. Per di più, arriva in un momento di forte sfiducia nei confronti dell'intelligenza artificiale. Soprattutto negli Stati Uniti, dove la metà della popolazione adulta è più preoccupata che entusiasta – un dato in crescita, rispetto alle ultime rilevazioni.
Il tema della sicurezza digitale è al centro del dibattito. La difficoltà delle aziende è coniugare il progresso ai valori etici, per evitare una deriva pericolosa. Per cui Musk sta provando a sfruttare il processo per mostrarsi come l'uomo in grado di diffondere certezze. Un tentativo goffo, visto il personaggio in questione.
Etico, quando conviene
«L'intelligenza artificiale potrebbe ucciderci», avverte l’uomo più ricco del mondo interrogato dal suo avvocato. Soprattutto se viene adoperata da chi la sfrutta per fare soldi. «Non vogliamo un finale alla Terminator, ma alla Gene Roddenberry, come in Star Trek», aggiunge giocando con la filmografia di fantascienza.
Il paragone con OpenAI è ovvio. Lì dentro ci sarebbero persone che penseranno solo al loro conto in banca, spacciando i loro benefici per quelli di tutti. Al contrario, Musk sostiene di aver sempre messo al primo posto la sicurezza. Larry Page, co-fondatore di Google, lo definisce uno «specista», uno a cui importa di più dello sviluppo umano che non di quello tecnologico. Musk sostiene inoltre di aver discusso della questione anche con l'ex presidente Barack Obama: «Volevo solo metterlo in guardia sull'intelligenza artificiale», spiega durante il processo. Un incontro su cui l'avvocato che difende OpenAI, William Seavitt, vuole vederci chiaro: «Oltre a lei, qualcun altro ha mai affermato che riguardasse la sicurezza dell'Ia?».
L'accusa mossa da Musk contro i suoi vecchi amici potrebbe essere un boomerang. È lui stesso ad ammettere, davanti all'avvocato Seavitt, di essere a capo di aziende a dir poco redditizie con cui ha costruito il suo impero. Come nel caso di SpaceX, per cui si attende una quotazione in Borsa da oltre 1.700 miliardi di dollari. Da alcuni documenti depositati alla Security and Exchange Commission (SEC) letti da Reuters , emerge anche che l'unico che può licenziare Musk è Musk stesso. Per nulla intenzionato quindi a perdere profitti.
Una conferma della tesi di Seavitt, secondo il quale le preoccupazioni sulla sicurezza dell'Ia vengono tirate fuori dal magnate solo quando qualcun altro rischia di sottrargli lo scettro. Un’altra stonatura sono le cripto: durante il processo Musk afferma che la maggior parte sono «una truffa». Eppure molte delle sue azioni sono in moneta digitale.
Attività opache
Anche qualora avesse ragione nella causa intentata contro OpenAI, Musk ha tanti problemi di eticità legati alle sue aziende. In particolare su X, che ha subito delle modifiche visibili nei contenuti, sforando spesso i limiti del consentito.
Lo stesso si può dire di Grok, il chatbot della sua startup xAI. Il modello viene indicato come un megafono di teorie razziste, sessiste ed estremiste. Come i contenuti antisemiti o quelli che indicavano Adolf Hitler come il perfetto leader per combattere l'odio contro i bianchi. Uno strumento che distorce la realtà, modellandola come vuole il suo proprietario. Quando lo scorso gennaio il Pentagono aveva annunciato di integrarlo all'interno del Dipartimento della Difesa, in molti avevano sollevato critiche.
Una decisione maturata all'indomani dello scontro con Anhtropic, che si era opposta all'utilizzo del suo chatbot Claude per qualsiasi fine. Di recente ha rilasciato un altro modello, Mythos, ma ha scelto di darlo solo ad altre aziende. Troppo potente per essere gestito da persone qualunque. Perché il punto non è da chi, ma come viene usata l'Ia.
© Riproduzione riservata

