Frongia era al timone della Eros I dove viaggiavano Avila e Abukeshek, arrestati e detenuti in Israele da 6 giorni. Anche gli altri attivisti raccontano a Domani di abusi e pestaggi. Intanto i pm di Roma indagano per sequestro di persona
«Urlavano e chiedevano chi fosse il capitano. Nessuno ha risposto. Una volta a bordo ci spingevano e ci hanno chiesto i passaporti. Ci hanno perquisito a uno a uno sul pavimento. Dopodiché ci hanno caricato sul rib (gommone, ndr) per circa un’ora e portato su una nave militare. Qui ci hanno iniziato a spingere e ci hanno tolto tutti i vestiti caldi che indossavamo. Eravamo in ginocchio con le mani dietro la schiena». A raccontare cosa è accaduto nella notte del 29 aprile durante l’intercettazione in acque internazionali a largo di Creta da parte dell’esercito israeliano è Anna, attivista spagnola che si trovava a bordo dell’imbarcazione Bribon della Global Sumud Flotilla.
La ferocia del trattamento non ha scosso né il presidente del Senato, Ignazio La Russa, né il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ieri hanno attaccato la spedizione: «Quanti palestinesi hanno salvato le Flotille? Quanti bambini sono rimasti in vita? Zero. Quindi, si tratta di operazioni propagandistiche ad alto contenuto mediatico. Se poi hai la fortuna di essere fermato e dire che sei stato torturato, è il massimo che puoi aspettarti», ha detto La Russa. Piantedosi: «Sottoscrivo pienamente». Parole pronunciate dalla seconda carica dello Stato destinate a creare dure polemiche perché tra gli attivisti ci sono anche cittadini italiani.
Anche perché le testimonianze raccolta anche da Domani riferiscono di violenze gratuite da parte dell’esercito sugli attivisti. «Nella nave militare israeliana c’erano tutti gli altri intercettati. Per terra era tutto bagnato, non avevamo alcuna informazione e vedevamo persone arrivare di continuo. Sopra di noi, nei corridoi, della nave, c’erano dei soldati che ci puntavano le armi e ci parlavano con il megafono», spiega Anna. Lei su quella nave della Marina c’è stata due notti e un giorno. «Abbiamo avuto solo un po’ di pane, la notte faceva molto freddo e di giorno molto caldo».
Sull’abbordaggio israeliano la procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine per sequestro di persona. Il procedimento, affidato dal procuratore Francesco Lo Voi al sostituto Stefano Opilio, è attualmente contro ignoti e si basa su tre esposti e testimonianze trasmesse nei giorni scorsi. Due degli esposti riguardano gli attivisti Thiago de Avila e Saif Abukeshek. Loro sono gli unici che sono stati portati direttamente in Israele. Domenica il tribunale di Ashkelon ha prorogato di due giorni la loro detenzione nel carcere di Shikma e per oggi è prevista una nuova udienza.
Anna ricorda i loro volti a bordo della nave su cui si trovava insieme agli altri membri della Flotilla. «Una volta che li hanno portati via abbiamo iniziato a protestare e cantare per i nostri compagni», dice Anna che racconta anche di aver opposto resistenza passiva per non scendere dalla nave in attesa di avere notizie su Avila e Abukeshek. «In quel momento ci hanno preso a calci, colpito con i fucili e ci hanno obbligato a scendere a terra. Noi eravamo disposti anche a farci portare in Israele», dice. Dietro lo striscione «Siamo tutti Thiago e Saif», è sfilato il corteo organizzato a Milano per chiedere la loro immediata liberazione.
Gianfranco Frongia, capitano di Eros I, era nella barca insieme ai due attivisti portati in carcere in Israele. Ricorda bene il momento dell’abbordaggio. L’esercito li ha costretti a navigare per un’ora verso la grande nave della Marina dove erano a bordo gli altri membri della Flotilla. «C’è stato un totale cambio di comportamento tra quando Idf era a bordo delle nostre barche, dove si vedeva che cercavano di evitare incidenti e quando siamo saliti a bordo della nave israeliana dove ci hanno maltrattato», racconta. «Mi hanno colpito quando non sapevo dove erano Thiago e Saif e mi sono rifiutato di obbedire ai loro ordini». Gianfranco racconta di essere stato preso a calci nel costato e nelle parti basse. Oggi ha un occhio destro rosso e diversi segni di contusione. È tra i 34 che sono stati refertati in ospedale.
A terra
Una volta attraccati, i membri della Flotilla sono stati fatti inginocchiare con le fascette strette ai polsi e hanno atteso per un’ora l’arrivo delle autorità greche. «Faceva male, quando provavamo a muoverci ci picchiavano». A confermare i racconti sono le foto pubblicate nei giorni scorsi che mostravano attivisti con volti tumefatti e abrasioni sui loro corpi.
A terra sono stati trasportati in aeroporto dalla polizia greca. «Abbiamo dato priorità ai feriti, c’erano persone con i segni dei proiettili di gomma sul corpo. Un uomo perdeva coscienza perché era stato colpito. Così prima abbiamo fatto salire prima i feriti sul bus verso l’ospedale. Noi siamo andati dopo verso l’aeroporto». Lì ad attenderli c’erano i rappresentanti delle varie ambasciate.
Il racconto delle persone abbordate illegalmente in acque internazionali è simile. Lino si trovava a bordo dell’Atlantic blue quando è stato intercettato. «Mi hanno colpito sulla schiena, sulle ginocchia e sullo stomaco senza alcun motivo», dice a Domani. Anche lui, 29enne, è stato portato nella nave della Marina israeliana prima di attraccare a Creta. «Ho dormito per terra perché non c’era spazio nei container, per terra era tutto bagnato credo buttassero acqua di proposito», spiega. «Dormivano uno vicino all’altro sia per mancanza di spazio sia per farci caldo, nella notte faceva tanto freddo», racconta invece Pietro che viene da Padova ed è stato intercettato a bordo della Ghea.
Nel carcere israeliano
Martedì 5 maggio forse sarà più chiaro il destino di Avila e Abukeshek. I due sono al sesto giorno di sciopero della fame. In una lettera alla figlia, Avila ha raccontato di essere stato sottoposto a ripetuti interrogatori, (di oltre otto ore) e di essere stato anche minacce di morte. Gli avvocati del centro Adalah hanno visitato i due attivisti e in una nota raccontano il loro stato di detenzione, caratterizzato anche da abusi fisici: «Le celle sono sottoposte a un'illuminazione costante ad alta intensità 24 ore su 24. Vengono tenuti bendati in ogni momento, anche durante le visite mediche».
Sul fronte europeo, invece, si muovono gli avvocati greci che assistono la Global Sumud Flotilla. In una lettera inviata al ministero degli Esteri e a quello della Marina, hanno chiesto chiarimenti ufficiali sulle azioni intraprese dalle autorità elleniche in occasione del sequestro illegale degli attivisti.
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