Dopo una notte di tensione, tra avvistamenti di droni e imbarcazioni non identificate, verso le 9 del mattino arriva il primo messaggio: «Ecco stanno arrivando da noi», mentre le 52 barche a vela si trovano a circa 250 miglia dalla Striscia, in acque internazionali a largo di Cipro: «Ricordo a tutti di praticare la non violenza. Di non lasciarsi provocare». Oggi i cortei per lo sciopero generale contro guerra e riarmo
Le forze israeliane stanno abbordando la Global Sumud Fotilla. Di nuovo. Il primo messaggio a tutti i naviganti delle 52 imbarcazioni in viaggio verso Gaza arriva pochi minuti dopo le 9 del mattino: «Tre Zodiac (gommoni a scafo rigido) si stanno avvicinando velocemente». «Due navi da guerra si vedono all’orizzonte». «Ecco stanno arrivando da noi».
Subito scattano i protocolli d’emergenza. Via i coltelli, in mare, per evitare che si verifichino situazioni pericolo in barca, tutti sul ponte con i salvagenti e le mani alzate. Arrivano i primi video, si vedono tre rhib che a gran velocità si dirigono verso le imbarcazioni della Global Sumud, sono piene di uomini in divisa che, in piedi, al megafono gridano ordini che a distanza, con rumore del vento e del motore acceso, risultano incomprensibili. In lontananza si vede quella che sembra una nave da guerra.
Gli abbordaggi
Sembra che la prima barca ad essere stata abbordata, almeno tra quelle in grado di comunicare l’intercettazione, sia stata Cactus, tra l’equipaggio anche l’italiano Vittorio Sergi.
Altre lanciano il mayday subito dopo ma le comunicazioni via radio iniziano a funzionare male, almeno così fanno sapere gli oltre 400 naviganti, provenienti da 40 paesi diversi, che compongono la flotilla. Anche internet, Starlink, inizia a saltare, si capisce dalla live streaming della navigazione su YouTube, dove gli schermi che trasmettono le immagini in diretta si spengono uno dopo l’altro. Dopo Cactus, le forze israeliane si dirigono verso Furleto, la barca su cui anche noi di Domani eravamo a bordo fino a qualche giorno fa, insieme agli italiani Andrea Tribulato e Luca Poggi e altre otto persone provenienti da Francia, Australia, Malesia e Regno Unito. Gli italiani ancora a bordo della flotilla in tutto sarebbero 35.
«Forza ragazzi, andate avanti», «Se avete tempo prendere acqua e qualche snack», «Grazie, è stato un onore navigare con voi, free Palestine», sono questi i messaggi che continuano ad arrivare sui gruppi della Global Sumud Flotilla man mano che l’abbordaggio prosegue.
Zio Faster, Jandabar, Zefiro, con il passare del tempo sono sempre di più le imbarcazioni che lanciano il mayday. «Nave da guerra a qualche miglia da noi», fa sapere anche il deputato del Movimento 5 Stelle alla Camera, Dario Carotenuto, l’unico parlamentare europeo nella missione primaverile di Global Sumud a bordo di Kasrı Sadabat insieme al giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani.
Missione umanitaria e pacifica
Nonostante nella concitazione del momento sia difficile descrivere con precisione quello che succede, visto che tra i protocolli della Global Sumud c’è quello di gettare tutti i cellulari e dispostivi elettronici in mare non appena le forze israeliane salgono sulla barca, per evitare che dati e informazioni rilevanti finiscano nelle mani sbagliate. Qualche minuto dopo le prime comunicazioni di abbordaggio non sembrano esserci più dubbi.
Nuovamente, una missione umanitaria e pacifica costruita con l’obiettivo di rompere il blocco israeliano che sta affamando la popolazione di Gaza e portare aiuti e professionalità nella Striscia per supportare l’autodeterminazione del popolo palestinese, viene fermata.
In acque internazionali, a circa 250 miglia dalle coste di Gaza, mentre la flotta di civili compatta, dopo essere ripartita nella mattinata del 17 maggio dalle coste meridionali turche, non aveva ancora superato Cipro.
«Ricordo a tutti di praticare la non violenza. Di non lasciarsi provocare. Ricordatevi che ogni azione individuale ha conseguenze su tutti. Per il resto, però, non arrendetevi facilmente. Aggrappatevi allo spirito di resilienza di Gaza, continuate ad andare avanti», aveva comunicato ai naviganti Saif Abukeskeh, l’attivista membro delle steering committee di Gsf che insieme a Thiago Avila è appena uscito da 10 giorni di detenzione nel carcere di Skima ad Ashkelon, nel sud di Israele, dopo l’intercettazione avvenuta tra il 29 e il 30 aprile.
Il messaggio di Abukeshek era arrivato nella notte che i naviganti hanno trascorso in continuo stato di allerta, visto che gli avvistamenti di droni a bassa quota e di imbarcazioni non identificate hanno riempito le ore precedenti all’abbordaggio, facendo salire la tensione.
Già qualche giorno fa la marina dello Stato ebraico si era detta pronta a intercettare le barche in viaggio per rompere il blocco sulla Striscia e avvisava del rischio di un’escalation di violenza se la flottiglia non si fosse fermata.
La Global Sumud non l’ha fatto, decisa a dimostrare con i fatti che i tentativi di alcuni media israeliani di presentarli come un gruppo di persone violente e affiliate con organizzazioni terroristiche è «parte di una strategia perversa utilizzata per giustificare un altro crimine e l'uso di una potenziale forza letale», avevano risposto gli organizzatori di Gsf.
«I governi devono agire ora per fermare questi atti illegali o pirateria volti a mantenere l’assedio genocida di Israele su Gaza», commenta la delegazione italiana di Global Sumud. Mentre l’abbordaggio continua, per effettuare i precedenti ci sono volute ore, e cresce il numero di persone sequestrate dalla marina israeliana, probabilmente trasferite a bordo delle navi da guerra avvisate all’orizzonte.
A Roma, come nella maggior parte delle città d’Italia prendono forma i primi cortei organizzati per lo sciopero generale indetto dal’Usb, contro guerra e riarmo. E a sostegno della Global Sumud Flotilla che non può essere lasciata sola nel tentativo di riportare in auge la legalità in un mondo in cui sembra essere la legge del più forte a vincere.
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