L’Idf colpisce il giacimento di South Pars, i Pasdaran si vendicano sul Qatar. Vertici annientati: dopo Larijani ucciso anche il capo dell’intelligence Khatib. In prima linea il ministro degli esteri Araghchi: «siamo solidi»
Quella contro l’Iran è una guerra senza limiti. L’asticella dell’escalation militare si alza di giorno in giorno e ieri ha raggiunto un nuovo livello con l’attacco dell’esercito israeliano al giacimento di South Pars. Si tratta della più grande riserva di gas naturale al mondo condivisa tra Iran e Qatar, un patrimonio globale preso di mira dell’Idf che ha colpito alcuni impianti sul lato iraniano.
È la prima volta dall'inizio della guerra che lo Stato ebraico prende di mira infrastrutture legate al gas naturale iraniano. Un attacco che ha messo in allarme anche i paesi del Golfo mentre da Teheran promettono vendetta. E una prima è già arrivata nella tarda serata di ieri quando un incendio è scoppiato nell’area di Ras Laffan, in Qatar, «in seguito a un attacco iraniano».
«Come conseguenza di questa azione, le infrastrutture per carburante, energia e gas collegate alla fonte dell'aggressione saranno bruciate e ridotte in cenere al più presto», hanno minacciato i Pasdaran.
Il comandante della Marina dei pasdaran Alireza Tangsiri ha annunciato che «gli impianti petroliferi legati agli Stati Uniti saranno equiparati alle basi militari americane e saranno oggetto di pesanti attacchi». Grida vendetta anche il presidente del parlamento iraniano, Mohammed Ghalibaf. «Si è aperto un nuovo livello di conflitto», ha detto. «Il nemico è furioso e deluso dal popolo iraniano e vuole nascondere la sconfitta sul campo attaccando le infrastrutture», ha aggiunto, promettendo «occhio per occhio».
Con il mercato energetico già in fibrillazione, distruggere le infrastrutture presenti nella regione del Golfo significa portarlo al collasso. Non è un caso se gli Emirati Arabi Uniti, paese più vicino a Israele tra quelli nel Golfo abbia protestato: «Prendere di mira le infrastrutture energetiche costituisce una minaccia diretta alla sicurezza energetica globale» e comporta «gravi ripercussioni ambientali ed espone i civili, la sicurezza marittima e infrastrutture civili e industriali cruciali a rischi diretti». Per il Qatar si è trattato di un attacco «dannoso e irresponsabile» e ora è il primo paese a pagarne le conseguenze.
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Proseguono le uccisioni eccellenti e al regime iraniano non resta che rimpiazzare i suoi uomini di peso. Il prossimo ruolo a cui trovare un sostituto è per il capo dell’intelligence, dopo che Esmail Khatib è stato ucciso in un raid aereo dell’Idf. Khatib era stato nominato ministro dell’Intelligence direttamente da Ali Khamenei nel 2021. La notizia è stata confermata anche dal presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. «Il vile assassinio dei miei cari colleghi Esmail Khatib, Ali Larijani e Aziz Nasirzadeh, insieme ad alcuni membri delle loro famiglie e al team che li accompagnava, ci ha profondamente addolorati», ha scritto su X.
Per Ali Larijani intanto sono stati predisposti i funerali nei prossimi giorni e sarà sepolto sabato nella città santa di Mashhad, accanto al santuario dell’ottavo imam sciita Ibn Musa al-Reza, a dimostrazione del suo valore.
Tutti i leader iraniani sono consapevoli di essere nel mirino di Israele, tranne uno. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, è il volto mediatico di Teheran e l’interlocutore principale con Washington e Tel Aviv. Da giorni parla ai media internazionali e si concede volentieri per interviste e dichiarazioni. Lui è stato l’interlocutore principale nelle trattative sul nucleare e con lui Stati Uniti e Israele tratteranno in caso di accordi futuri.
Il ministro è intervenuto su una serie di questioni cruciali, prima fra tutte la decapitazione della leadership politica, spirituale e militare dell’Iran. «Non capisco perché americani e israeliani non abbiano ancora compreso questo punto: la Repubblica Islamica dell’Iran ha una solida struttura politica con istituzioni politiche, economiche e sociali consolidate», ha detto in un’intervista ad Al Jazeera. «La presenza o l’assenza di un singolo individuo non intacca questa struttura».
Su Khamenei ha spiegato che «è in perfetta salute e la situazione è sotto controllo. Ha riportato solo ferite superficiali». E per il futuro annuncia già un nuovo protocollo – da stilare insieme agli altri attori regionali – per stabilire i criteri per una navigazione sicura nello Stretto di Hormuz.
Altri fronti
Proseguono gli attacchi in Iraq con droni e razzi lanciati da gruppi di milizie irachene filosciite che hanno preso di mira basi militari, complessi diplomatici e infrastrutture critiche. Ieri l’ennesimo attacco contro due basi dei Peshmerga nelle province di Erbil e Sulaymaniyya in Iraq, nel quale sono rimasti feriti tre militari.
Il ministero della Difesa saudita ha riferito su X che sono stati intercettati con successo quattro missili balistici lanciati verso Riad.In Iran un ordigno è esploso nella centrale nucleare di Bushehr. L’episodio preoccupa l’Agenzia internazionale per l’energia atomica che per ora conferma non ci siano fughe radioattive. Il direttore generale dell’Aiea, Rafael Grossi, ha da parte sua rilanciato l’appello «all’autocontrollo nel conflitto, per evitare il rischio di un incidente nucleare».
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