Erano partite solo qualche giorno fa dalla Sicilia per raggiungere la Global Sumud Flotilla ancora ferma al largo di Ierapetra, a sud di Creta, le quattro imbarcazioni di Thousands of Madleens e Freedom Flotilla Coalition che da qualche ora ormai navigano sotto «sorveglianza militare attiva e intimidazioni».
Si trovano in acque internazionali, praticamente a metà strada tra Italia e Grecia, molto vicine all’area in cui nella notte tra il 29 e il 30 aprile è avvenuta l’intercettazione israeliana che ha fermato 22 barche e circa 180 persone, alcune delle quali, però, si dicono già pronte a ripartire.

Verso le 22.30 locali, i naviganti di Perseverance, Tenaz, Adalah e Lina Al Nablusi segnalano un elicottero militare che sorvola la loro posizione. Poco più tardi raccontano della presenza di tre droni e di una nave non identificata in lontananza, con le luci di navigazione spente. Così hanno attivato subito tutti i protocolli di sicurezza. Salvagenti addosso, tutti sul ponte, passaporti a portata di mano e restano in attesa. Anche i dati di Marine Traffic confermano che un aereo della statunitense Lockheed Martin ha sorvolato direttamente la flotta poco prima dell’escalation.

«Il mancato intervento per garantire la sicurezza di imbarcazioni civili umanitarie nelle proprie acque rappresenta una violazione del diritto del mare e un atto di complicità», comunica Gsf per chiedere sia al governo greco sia alla comunità internazionale garanzie di sicurezza per tutti i partecipanti: «La presenza di aerei militari di produzione statunitense e di navi “oscure” non identificate suggerisce uno sforzo coordinato per sopprimere una missione umanitaria pacifica attraverso paura e forza».

Per questo, gli organizzatori di Gsf, oltre a dirsi preoccupati per la sicurezza fisica di tutti i partecipanti, ancora di più viste le prove di torture e abusi subiti dai partecipanti prelevati in mare dalle forze israeliane nella notte tra il 29 e il 30 aprile e viste le condizioni poco umane in cui si trovano i due membri dello steering committee di Gsf Saif Abukeshek e Thiago Ávila detenuti in Israele, aggiungono: «Si invita l’opinione pubblica a mobilitarsi e a chiedere ai propri governi di intervenire per fermare quella che viene definita “pirateria” e garantire il passaggio sicuro degli aiuti e dei difensori dei diritti umani».

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