Leone XIV ha nominato come nuovo arcivescovo di New York, Ronald A. Hicks, 58 anni, fino ad oggi alla guida della piccola diocesi di Joliet, in Illinois. Prende il posto del cardinale Timothy Dolan, nominato da Benedetto XVI arcivescovo della Grande Mela nel 2009.

L’insediamento ufficiale avverrà però il prossimo 6 febbraio nella Cattedrale di San Patrizio. Fino ad allora, il cardinale Dolan resterà amministratore apostolico dell’arcidiocesi. Si tratta di una novità importante nella geografia della Chiesa americana, destinata a lasciare il segno. Se Dolan, infatti, per circa 17 anni, è stato l'interprete forse più autorevole e ascoltato dell’episcopato conservatore degli Stati Uniti, la nomina di Hicks rappresenta un cambiamento di prospettiva in questo senso.

Attento alla promozione della dottrina sociale della Chiesa, il suo stile si caratterizza per la ricerca del dialogo con tutte le componenti sociali e culturali, rifuggendo dalle polarizzazioni che hanno segnato la vita del cattolicesimo americano in questi anni.

Inoltre, significativa è la sua conoscenza del mondo latinoamericano avendo trascorso 5 anni come missionario a El Salvador dove ha gestito una casa dedicata alla cura di oltre 3.400 bambini orfani e abbandonati; quindi c’è, da parte sua, una preoccupazione forte per la realtà dei latinos che popolano gli “States” e che costituiscono una componente importante della chiesa di New York.

Nel 2021, secondo l'arcidiocesi, vivevano più di un milione di cattolici ispanici su 2,4 milioni di cattolici nella metropoli statunitense. Circa 143 delle 277 parrocchie dell'arcidiocesi offrivano un ministero ispanico, secondo un sondaggio del 2024 della Conferenza episcopale degli Usa, altre 134 parrocchie hanno una presenza ispanica, ma non celebrano la messa in spagnolo.

Dunque, in un contesto segnato dalle politiche antimigratorie della Casa Bianca, con una Chiesa impegnata in molti casi a denunciare le violazioni dei diritti civili di migranti che da molti anni vivono negli Usa, si capisce immediatamente il rilievo di questo aspetto della formazione di mons. Hicks.

Eredità pesante: lo scandalo abusi

Non solo: Hicks dalla sua può contare anche su una forte capacità amministrativa maturata nel tempo, che potrà tornare particolarmente utile nel nuovo incarico che lo attende. Infatti, fra le eredità pesanti che Dolan lascia al suo successore c’è quella relativa allo scandalo degli abusi sessuali: l'arcidiocesi sta cercando di raccogliere più di 300 milioni di dollari per i previsti risarcimenti destinati alle vittime di abusi da parte del clero.

È stata avviata una mediazione con circa 1.300 presunti sopravvissuti; l'8 dicembre scorso, Dolan ha annunciato che l’arcidiocesi avrebbe tagliato il suo budget operativo del 10 per cento, licenziato personale e venduto proprietà nel tentativo di raccogliere fondi per fare fronte ai risarcimenti.

Di certo, Prevost ha provveduto alla sostituzione del cardinale appena questi ha compiuto 75 anni (il 6 febbraio scorso) , l’età canonica della rinuncia all'incarico, senza concedere alcun supplemento temporale come spesso avviene in questi casi (di solito almeno due anni). Dolan, considerato un conservatore vicino ai repubblicani, è stato uno dei leader di una Chiesa impegnata nelle «guerre culturali» che hanno diviso gli Stati Uniti in questi anni; un modello che, evidentemente, l’attuale pontefice ha deciso di superare.

Con la nomina di Hicks sono ormai diverse le diocesi americane di primo piano ad esser guidate arcivescovi che, sa pure con varie sfumature, sono attribuibili a un’area liberal, o quantomeno contrari ad assumere posizioni ultraconservatrici, da Washington a Chicago, da Detroit a New York.

Tra Francesco e Leone

È stato poi lo stesso Hicks, a spiegare ai media vaticani il suo legame con Leone XIV nelle comuni origini di Chicago: «Sono cresciuto nel quartiere proprio accanto a Papa Leone, a circa 14 isolati di distanza l’uno dall’altro. E come Papa Leone, sto cercando una Chiesa che porti nel mondo la luce di Dio, la sua pace, la sua guarigione, il suo amore. Sto anche cercando modi per farlo, non in maniera divisiva o che crei fratture tra le persone, ma cercando modi per unire e trovando modi per cooperare gli uni con gli altri».

Importante anche il servizio svolto nella diocesi di Chicago a fianco del cardinale Blase Cupich, considerato uno dei leader riformisti della Chiesa americana: «Ho avuto la benedizione di lavorare per sei anni con il cardinale Cupich - ha detto Hicks a Vatican news - nell’arcidiocesi di Chicago prima di essere nominato a Joliet, della quale sono stato l’ordinario negli ultimi cinque anni. Durante quel periodo ho lavorato con lui e con molte persone capaci. Quindi ho acquisito alcune competenze di base relative alla governance, all’amministrazione e anche a come fissare le priorità e mantenere al centro la missione della Chiesa. Penso che probabilmente questa sia una delle cose più importanti che ho imparato».

In generale, il nuovo arcivescovo di New York, ha affermato che si appresta a entrare nel suo nuovo incarico col desiderio di vivere questa missione «con cuore di pastore. Per usare una frase di Papa Francesco: di avere “l’odore delle pecore” e di stare con la gente. Mi piace la gente. Attendo con piacere di incontrarla e conoscerla. E non vedo l’ora di vivere semplicemente la nostra fede, di farla crescere e di condividere con tutti l’amore di Dio».

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