La partecipazione dell’Iran ai Mondiali di calcio, previsti questa estate tra Stati Uniti, Canada e Messico, è sempre più un mistero. Gli attacchi, definiti «preventivi» da Stati Uniti e Israele, lanciati da Donald Trump e Benjamin Netanyahu nei confronti di Teheran lasciavano presagire l’impossibilità per la nazionale allenata da Amir Ghalenoei di recarsi a giugno negli States, dove la selezione dovrebbe giocare tutte e tre le partite del gruppo G (con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda, due partite a Los Angeles e una a Seattle). Qualche giorno fa il ministro dello Sport iraniano, Ahmad Donjamali, aveva confermato tale orientamento: «Dal momento che questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non abbiamo alcuna intenzione di partecipare ai Mondiali», aveva detto. E lo stesso Trump gli aveva fatto eco: «L'Iran è benvenuto, ma non credo sia opportuno partecipi».

Eppure, nella mattina di lunedì 16 marzo, la Confederazione calcistica asiatica (AFC) ha confermato di non aver ricevuto alcuna comunicazione dall'Iran in merito a un possibile ritiro della sua nazionale dai Mondiali a causa del conflitto in corso nel Golfo. «È un momento molto delicato, ci sono state tante reazioni - ha sottolineato a Kuala Lumpur Windsor John, segretario generale dell'AFC - In definitiva, spetta alla federazione decidere sulla loro partecipazione e, a oggi, hanno confermato la loro presenza ai Mondiali. Sono membri della nostra federazione, vogliamo vederli giocare, si sono qualificati... Quindi speriamo che risolvano i loro problemi, qualunque essi siano, e che possano partecipare».

Nonostante le parole in televisione del ministro dello Sport, dunque, l’Iran non ha mai formalmente comunicato alla Confederazione asiatica il suo ritiro. Rendendo, tra l’altro, impossibile far partire qualsiasi procedura per l’eventuale sostituzione della squadra con un’altra nazionale (su quali siano le regole che la Fifa può applicare in questo caso abbiamo scritto qui qualche giorno fa).

Le calciatrici ritirano le richieste di asilo 

Se la nazionale maschile di calcio dell’Iran è rimasta in un limbo, la situazione della nazionale femminile è ancora più ingarbugliata. Non c’è in discussione, in questo caso, alcuna partecipazione a competizioni internazionali, bensì qualcosa di più prezioso ed esistenziale: la sicurezza delle stesse atlete. Delle 7 calciatrici iraniane che, nelle scorse settimane, hanno ottenuto l’asilo politico in Australia, dove la loro squadra stava disputando la Coppa d’Asia femminile, solo due sono rimaste nel paese. Le altre cinque, invece, a scaglioni hanno fatto dietrofront e si sono già ricongiunte con la squadra. 

La richiesta di asilo politico, concesso da Canberra, era arrivata dopo che lo scorso 2 marzo, prima della partita di Coppa d’Asia contro la Corea del Sud, le giocatrici erano tutte rimaste in silenzio durante l’inno nazionale. Un gesto paragonato a quello identico della nazionale maschile ai Mondiali 2022 in Qatar, che era stato un segno di protesta per la repressione delle manifestazioni antigovernative in patria. Per questo, sono state definite «traditrici» sulla tv di stato di Teheran e, nella partita successiva proprio contro l’Australia, le atlete avevano cantato l’inno e fatto anche il saluto militare, con le polemiche seguenti sul fatto che fossero state costrette.

Nei giorni successivi, una dopo l’altra, alcune delle “disertrici” avevano ritirato la richiesta di asilo e fatto ritorno in patria. Le organizzazioni per i diritti umani hanno ripetutamente accusato le autorità iraniane di fare pressioni sugli atleti all'estero minacciando i familiari o con il sequestro dei beni in caso di diserzione o dichiarazioni contro la Repubblica islamica.

Nel frattempo, le uniche due atlete iraniane rimaste in Australia si stanno allenando con la squadra femminile di Brisbane, che ha pubblicato le foto del loro primo allenamento sui social.

Salta la “Finalissima” tra Spagna e Argentina

Le conseguenze della guerra nel Golfo si sono riverberate anche su un'altra competizione, o meglio sulla seconda edizione della “Finalissima”, ovvero la partita tra la Spagna campione d’Europa e l'Argentina vincitrice della Coppa America, che era in programma in Qatar il 27 marzo prossimo. Se in un primo momento sembrava che la partita avrebbe subito solo un cambio di location, alla fine invece l’Uefa ha comunicato che il match non si giocherà.

Il massimo organismo calcistico europeo ha espresso grande disappunto, ma ha spiegato che nessuna alternativa si è rivelata accettabile per la Federcalcio argentina, tra cui lo spostamento dell'evento allo stadio Bernabeu di Madrid nella stessa data. L'Argentina ha proposto di giocare dopo i Mondiali, ma, non essendoci date disponibili per la Spagna, tale opzione è stata scartata.

Il Qatar si è trovato coinvolto negli attacchi aerei di Teheran ai Paesi del Golfo e per questo motivo ha dovuto rinunciare sia alla Finalissima che ad altri appuntamenti, dalla prima gara del Mondiale Endurance (Wec) alla prova del Mondiale MotoGp del 12 aprile, rinviata a novembre.

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