Solo poche ore fa il presidente della Fifa, Gianni Infantino, dopo un incontro con il suo amico Donald Trump (lo stesso a cui poche settimane fa ha consegnato un improbabile Premio Fifa per la pace), aveva lasciato la porta aperta riguardo alla possibile partecipazione della nazionale dell’Iran ai Mondiali di calcio che si giocheranno a luglio tra Stati Uniti, Messico e Canada: «La squadra iraniana è la benvenuta», avrebbe detto il presidente Usa al numero uno del calcio mondiale, secondo cui «un evento come la Coppa del Mondo serve più che mai a unire le persone».

Eppure, forse stimolato dalle stesse parole di Infantino, a mettere una pietra tombale su questa possibilità è stato a strettissimo giro il ministro dello Sport di Teheran, Ahmad Donjamali: «Dal momento che questo governo corrotto ha assassinato il nostro leader, non abbiamo alcuna intenzione di partecipare ai Mondiali», ha detto in tv. Donjamali ha sottolineato le «misure malvagie intraprese contro l'Iran», aggiungendo che «ci sono state imposte due guerre in 8 o 9 mesi e diverse migliaia dei nostri cittadini sono stati uccisi». Per tutti questi motivi, la nazionale iraniana non ha «assolutamente alcuna possibilità di partecipare», ha concluso.

Non è chiaro se le dichiarazioni del ministro rappresentino una decisione definitiva. Ma tutto lascia presagire che alla fine le cose andranno esattamente così.

La notizia, paradossalmente, solleva la Fifa anche da un’altra situazione spinosa. Per uno scherzo del destino, infatti, una delle partite che l’Iran avrebbe dovuto giocare ai Mondiali americani, quella contro l’Egitto del 26 giugno, era stata nominata “Pride match”, vista la vicinanza con l’anniversario dei moti di Stonewall, gli scontri con la polizia del 27 e 28 giugno 1969 che, per la comunità Lgbtqia+ statunitense, rappresentano un momento decisivo per la nascita del movimento.

Ironico, visto che in campo si incontrano due squadre le cui nazioni mal sopportano qualsivoglia diritto per la comunità Lgbtq, ma anche del tutto casuale: la decisione su quel match era stata presa ben prima del sorteggio, dunque prima di sapere i colori delle maglie di chi sarebbe poi sceso in campo. L’Iran aveva già fatto sapere di non avere intenzione di non giocare quella partita, se sarebbe stata definita “Pride match”. Ma oggi il problema non sussiste più.

Il toto sostituto

Mancano esattamente tre mesi all’inizio dei Mondiali, previsto per l’11 luglio. E la Fifa, adesso, in assenza di una norma chiara che stabilisca come decidere il sostituto di una squadra qualificata che rinuncia alla partecipazione, ha una gatta da pelare: la defezione dell’Iran apre infatti a una serie di possibilità. 

La nazionale allenata da Amir Ghalenoei era inserita nel gruppo G con Belgio, Egitto e Nuova Zelanda. L’esordio ai Mondiali era previsto per il 15 giugno, a Los Angeles, contro la Nuova Zelanda. Anche le altre due partite del girone erano previste negli Stati Uniti: il 21 giugno, contro il Belgio, sempre a Los Angeles e il 26 giuno, a Seattle, contro l’Egitto.

Il regolamento della Fifa, all’articolo 6.7, prevede che «se una federazione membro partecipante si ritira e/o viene esclusa dalla Coppa del Mondo, la Fifa deciderà sulla questione a propria esclusiva discrezione e adotterà qualsiasi misura ritenuta necessaria. Potrà decidere di sostituire la federazione partecipante in questione con un’altra associazione».

Una prescrizione generica che consente all’organismo guidato da Infantino di scegliere il criterio da adottare in questo caso. L’orientamento che filtra è quello del ripescaggio, preferibilmente all’interno della stessa confederazione asiatica nella quale gli iraniani hanno raggiunto la qualificazione lo scorso marzo. Le nazionali indiziate, guardando la classifica del girone di qualificazione, potrebbero dunque essere l’Iraq (prima esclusa della confederazione asiatica, che deve ancora giocare lo spareggio contro una tra Bolivia e Suriname, partita a sua volta a rischio a causa della chiusura dello spazio aereo iracheno a causa del conflitto in medio Oriente) e gli Emirati Arabi Uniti, eliminati proprio dall’Iraq nella finale play-off.

Sanzioni per l’Iran?

È ancora prematuro, infine, discutere sulle eventuali sanzioni economiche per l’Iran, dal momento che ufficialmente non si tratta di un’esclusione, bensì di una rinuncia a partecipare. L’articolo 6.2 del suddetto regolamento Fifa, infatti, prevede che «una federazione qualificata che si ritira entro 30 giorni dalla prima partita della fase finale viene multata per almeno 250mila franchi svizzeri, cifra che sale ad almeno 500mila franchi in caso di rinuncia più tardiva. Oltre alla multa, la federazione dovrebbe restituire i contributi ricevuti dalla Fifa per la preparazione al torneo».

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