Odessa – Appena tornato in Ucraina dall’ultima visita negli Stati Uniti, definita praticamente all’unanimità un grande successo della diplomazia di Kiev, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha avuto una pessima sorpresa.

Donald Trump ha messo in dubbio la licenza per produrre missili intercettori Patriot che aveva promesso all’Ucraina. «Non cerco missili. Cerchiamo la pace», ha detto Trump, come a dire che fornire a Kiev missili con i quali proteggersi dagli attacchi russi rischia di allungare il conflitto, invece di accorciarlo.

Per Zelensky rischia di essere un duro colpo, tanto che il presidente ucraino ha telefonato al vicepresidente Usa JD Vance per parlare anche di «difese aeree». Ma la conversazione non deve essere andata molto bene, se nessuno dei due ha aggiunto ulteriori dettagli sul contenuto della telefonata.

Di fatto, la licenza per la produzione di Patriot era l’unico risultato concreto dell’apparente «svolta» di Trump, che nelle ultime settimane è apparso particolarmente vicino all’Ucraina e al suo presidente. Un riavvicinamento che appariva influenzato anche dal viaggio in Ucraina di Laura Loomer, influencer ultra trumpiana e seguitissima dal presidente, che negli ultimi giorni non ha mai smesso di postare sui social messaggi, interviste e reportage pro Kiev.

Siamo nell’ambito dei simboli, nient’affatto secondari in una guerra in cui il morale e la percezione sono centrali. Anche se Trump non si fosse rimangiato la parola, infatti, è difficile che l’Ucraina sarebbe stata in grado di produrre i suoi Patriot prima della fine del conflitto. E, in ogni caso, i produttori americani del missile avevano già messo in chiaro che non avrebbero ceduto le tecnologie del sistema di tracciamento del Patriot, probabilmente la parte più sofisticata del missile.

A Zelensky però ora serve un nuovo simbolo, una nuova «arma risolutiva» su cui focalizzare le speranze dei suoi concittadini e degli alleati. E, secondo il magazine americano The Atlantic, la ricerca sarebbe già in fase avanzata: Zelensky avrebbe chiesto a Trump di chiedere a Elon Musk di estendere il servizio internet satellitare Starlink sul territorio russo. In questo modo, i droni ucraini potrebbero colpire bersagli in tempo reale, ad esempio dando la caccia ai lanciatori mobili di missili balistici.

L’offerta dello zar

In molti in Ucraina e nei paesi alleati hanno commentato il voltafaccia di Trump ipotizzando che dietro ci sia l’ennesimo intervento del presidente russo, Vladimir Putin, che già spesso in passato è riuscito a prevenire mosse a favore di Kiev sfruttando, apparentemente, il suo ascendente sul presidente americano.

Al momento, però, l’unica nuova offerta arrivata dal Cremlino alla Casa Bianca non proviene direttamente dal presidente, ma da un funzionario del ministero degli Esteri, Marat Berdyev, che, ripreso da gran parte dei quotidiani russi, ha proposto un incontro a tre tra Putin, Trump e il presidente cinese, Xi Jinping, da tenersi al summit economico dell’Asia-Pacifico (Apec), che si terrà a Shenzhen, in Cina, tra ottobre e novembre. Ipotesi allettante per Putin, che vedrebbe innalzato così il proprio status allo stesso livello delle due superpotenze mondiali. Difficile, però, che sia questa offerta ad aver convinto Trump a rifilare l’ennesimo schiaffo a Zelensky.

© Riproduzione riservata