Martedì von der Leyen e Costa saranno a Kiev. Intanto il conflitto non si ferma. Zelensky: «Mosca preferisce i missili alla diplomazia». Gli Usa fiduciosi che entro tre settimane ricominceranno i negoziati di pace. L’appello di Leone: «Tacciano le armi»
Martedì 24 febbraio saranno tutti a Kiev per porgere fiori e omaggi, rispetto e lacrime, nell’anniversario di una guerra che, all'inizio del 2022, nessuno avrebbe nemmeno potuto immaginare di dover commemorare. Accanto a Volodymyr Zelensky, ci saranno anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, António Costa.
Ma intanto, per gli ucraini, domenica 22 febbraio è stata una giornata uguale a tante altre degli ultimi quattro anni, da quando è iniziata l’invasione russa. Tutte più o meno atroce, a seconda del calibro scelto da Mosca. Nel primo buio del mattino a Kiev sono risuonati gli allarmi dell’amministrazione militare che spingevano i residenti a correre verso i rifugi. Poi esplosione e sangue, ancora una volta terrore.
Almeno un morto e cinque feriti nella regione della capitale. E il bilancio continua a salire mentre si scava anche tra le macerie delle infrastrutture energetiche, martellate dall’esercito russo. Morte anche a Leopoli dove 24 persone sono rimaste ferite in un attentato compiuto con quelli che le forze dell’ordine ucraine hanno definito «ordigni improvvisati»: a perdere la vita una ragazza giovanissima, che, a 23 anni, era già in divisa da agente di polizia. Il sospetto del possibile attentato terroristico è stato arrestato.
Più missili che diplomazia
«Mosca continua a investire negli attacchi più che nella diplomazia» ha chiosato Zelensky dopo che trecento droni d’attacco (quasi tutti Shahed) e cinquanta missili di vario tipo sono piovuti sulle città ucraine colpendo obiettivi strategici in tutto il paese: da Dnipro a Kirovohrad, da Mykolaiv a Odessa, da Poltava a Sumy. La conta di questa settimana è perfino più tragica delle precedenti, proprio perché si avvicina la data d’inizio della guerra.
«Solo questa settimana, la Russia ha lanciato più di 1.300 droni d'attacco contro l’Ucraina, oltre 1.400 bombe aeree guidate e 96 missili di vario tipo, tra cui decine di missili balistici» ha denunciato il presidente ucraino tornando a invocare di nuovo il sostegno dagli alleati per rafforzare le difese del suo paese e rifornire gli arsenali.
I negoziati
Martedì 24 si celebrerà l’anniversario di una guerra che, al momento, non lascia intravedere alcun accordo di pace immediato nel prossimo futuro. Un nuovo round di negoziati trilaterali – tra le delegazioni dell’Ucraina e della Russia, sotto l’egida degli Stati Uniti – dovrebbe tenersi entro tre settimane.
Lo ha dichiarato l’inviato speciale di Donald Trump in Medio Oriente, Steve Witkoff, esternando: «Siamo fiduciosi, Jared e io». Insieme a Kushner, genero del presidente, l’ex immobiliarista finito a fare il braccio diplomatico del tycoon è convinto che il prossimo incontro potrebbe potenzialmente trasformarsi in un trampolino di lancio per organizzare il summit successivo, quello definitivo, «un vertice al massimo livello», cioè quello tra il numero uno del Cremlino, Vladimir Putin, e Zelensky.
Anzi, «potrebbe finire per essere un vertice trilaterale con il presidente Trump. Vedremo» ha detto ai microfoni della Fox. Da lontano, lontanissimo, Kirill Dmitriev, il rappresentante speciale del presidente russo, ha appoggiato Witkoff: «La pace può essere raggiunta attraverso il dialogo».
L’appello del papa
Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha invece espresso gratitudine al papa che è tornato a chiedere il cessate il fuoco: «Apprezziamo la solidarietà della Santa sede con l’Ucraina». Durante l’Angelus Leone XIV ha ricordato «la drammatica situazione che sta sotto gli occhi di tutti. Famiglie spezzate, quanta distruzione, quante sofferenze indicibili». La pace, ha sottolineato, non può essere rimandata: «Tacciano le armi, cessino i bombardamenti, si giunga senza indugio a un cessato il fuoco e si rafforzi il dialogo per aprire la strada alla pace».
Veto ungherese
Ma mentre si moltiplicano gli appelli a ridosso del grande anniversario, l’unica cosa che rischia di fermarsi, da subito, sono le ulteriori sanzioni che l’Ue vorrebbe applicare a Mosca.
Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjártó ha annunciato sui social che «l’Ungheria bloccherà» il ventesimo pacchetto di sanzioni anti-russe che lunedì 23 il Consiglio Affari Esteri Ue intende adottare. L’Ungheria continuerà a bloccarlo a oltranza e ha posto una condizione netta per invertire la rotta: «Finché l’Ucraina non riprenderà il transito di petrolio verso l’Ungheria e la Slovacchia attraverso l’oleodotto Druzhba, non consentiremo che decisioni importanti per Kiev vadano avanti».
Secondo Budapest, Kiev ha interrotto le forniture di greggio per «un chiaro ricatto politico», volto a provocare un aumento dei prezzi del carburante nel paese. Il premier Viktor Orbán, in ogni caso, con scelte che ha definito «contromisure», aveva già annunciato l’intenzione di porre il veto non solo alle misure restrittive anti Cremlino, ma anche ai prestiti destinati a Kiev. Dopo quattro anni, la guerra prosegue al fronte, ma anche nel cuore dell’Europa.
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