In un’oscurità sempre più fitta sprofonda l’Ucraina. Proseguono le esplosioni per le bombe russe, proseguono i contatti per i negoziati, ma nel buio. E in un buio molto pesto sono sprofondate le case ucraine che patiscono i black out per i continui raid di Mosca nell’inverno che si incombe. Ma c’è anche un altro buio, metaforico, che circonda i colloqui dall’esito imprevedibile che si terranno presto ad Abu Dhabi. Russi e ucraini siederanno allo stesso tavolo e tra loro ci saranno a mediare gli americani, ma – ha riferito ieri il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot – un posto sarà riservato anche all’Eliseo: «Gli europei saranno adeguatamente rappresentati e la Francia sarà ad Abu Dhabi per partecipare a queste discussioni».

La presenza di Parigi è certa quindi, ma – ha aggiunto il capo della diplomazia francese – «non posso ancora dirvi chi rappresenterà la Francia in quell’occasione». Frasi che gettano dubbi su chi farà parte della presunta pattuglia europea, proprio durante giorni in cui si discute della necessità per l’Ue di muoversi unita sul fronte ucraino. Mosca si prepara ad inviare negli Emirati una delegazione d’alti gradi militari e diplomatici il 10 e 11 novembre: oltre al consigliere di Putin Vladimir Medinsky, saranno presenti i viceministri degli Esteri, Sergei Ryabko e Mikhail Galuzin, il capo dell’intelligence militare, Igor Kostyukov, e l’alto ufficiale dello Stato maggiore, Yury Zhigarlovsky.

Raid russi

Ieri un nuovo attacco russo ha peggiorato il bilancio della strage avvenuta a Komyshuvakha, nella regione di Zhytomyr, dove sono già morte 55 persone. Molte sono ancora seppellite sotto le macerie, avverte Kiev, rimasta sprovvista di sistemi antiaerei con cui difendersi. «Se il mondo non ha abbastanza capacità anti-balistiche per proteggere i cieli ucraini, allora i missili devono essere fermati sulle linee di produzione. Contiamo su un forte 22esimo pacchetto di sanzioni Ue». Questo è stato uno dei messaggi diffusi ieri da Zelensky dopo uno degli ultimi attacchi russi, durante i quali Mosca ha impiegato missili prodotti nel corso degli ultimi mesi – in cui sono stati dunque impiegati componenti arrivati nella Federazione da aziende che continuano a fornire il loro sostegno al Cremlino.

Per questo, il leader di Kiev, ha sollecitato un’azione più incisiva contro l’apparato industriale che alimenta la macchina bellica di Putin, ricordando che la lista delle società sanzionate è già stata stilata, eppure le misure restrittive non sono ancora state estese a livello europeo. Ma le parole del presidente sono anche una reazione a quelle del ministro della Difesa tedesco, Boris Pistorius, che due giorni fa ha ammesso che «le forniture, in particolare quelle dei sistemi Patriot, si stanno rivelando difficili» e l’alleata Germania, al momento, «non può fare di più» per l’esercito di Kiev, perché i suoi depositi sono vuoti.

L’arsenale russo, invece, non sembra conoscere analoghe limitazioni e lo dimostra la portata degli attacchi combinati condotti da Mosca: soltanto nell’ultima settimana, ha lanciato 115 missili di vario tipo, quasi 1.900 bombe aeree guidate e oltre tremila droni. Mentre queste operazioni andavano avanti, il presidente ucraino ha accusato le forze nemiche di aver sfruttato la copertura dell’operazione umanitaria a Oleshky per attuare un significativo movimento di truppe e mezzi pesanti, per rafforzare la sua presenza militare al fronte. Intanto, però, alcuni gruppi hacker bielorussi e ucraini avrebbero rubato dei dati dall’agenzia di statistica russa Rosstat. In particolare il numero dei soldati del Cremlino morti in Ucraina: sono circa 400mila, secondo quanto riportato da Bloomberg. 

Lotta al Congresso

«We’re going to fix the Graham bill», modificheremo il disegno di legge di Graham. Lo hanno dichiarato alcuni esponenti dem al Financial Times dopo la conquista del Congresso dove si si sono assicurati il controllo di entrambe le Camere. Tenteranno di nuovo di reintrodurre le sanzioni finanziarie contro la Russia, intervenendo contro la scelta di Trump di scendere a patti con Putin, e di promuovere un nuovo pacchetto di aiuti per Kiev che si prepara ad affrontare un inverno ancora più duro degli altri trascorsi fin qui dal 2022. (Una fonte del quotidiano a Capitol Hill ha riferito che, in totale, la prossima potenziale tranche di aiuti si aggira intorno a 15 miliardi di dollari).

Ma nella capitale ucraina rimangono realisti. Serve una supermaggioranza (e dunque avere dalla propria parte anche sostenitori repubblicani) per superare qualsiasi veto di Trump. «Non credo che cambierà nulla in modo radicale; la politica estera resta una prerogativa del presidente» ha commentato Oleksandr Merezhko, presidente della commissione per gli affari esteri del parlamento ucraino. Gli rimane una sola speranza davanti ad ipotesi peggiori più che plausibili o improbabili: «Spero semplicemente che la situazione non peggiori ulteriormente; mi riferisco, ad esempio, alla possibilità che gli Stati Uniti rimuovano ulteriori sanzioni contro la Russia o concludano nuovi accordi».

© Riproduzione riservata