L’esercito ucraino smentisce la controffensiva annunciata dai media russi. Droni su Odessa e Dnipro, di nuovo al gelo. Il Cremlino vede «segnali di dialogo»
Zaporizhzhia – «Non c’è nessuna controffensiva in corso, sono informazioni diffuse dai russi». Il colonnello Vladislav Voloshin, portavoce del fronte ucraino meridionale, è netto nello smentire le voci di un contrattacco ucraino che negli ultimi giorni avrebbe liberato decine di chilometri di territorio nella regione di Zaporizhzhia e nel vicino Donbass.
In questa guerra ipermediatica accade anche questo: che un esercito debba smentire notizie di sue avanzate diffuse dal nemico. La storia è iniziata circa una settimana fa, quando Starlink ha introdotto un sistema di registrazione per l’uso dei suoi terminali che ha di fatto escluso le unità militari russe che usavano il sistema lungo la linea del fronte. «Non appena la registrazione è stata introdotta abbiamo assistito a un calo del 10-15 per cento nell’uso di armi che utilizzavano questo sistema, droni soprattutto», dice il colonnello Voloshin.
Confusione al fronte
Ma l’assenza di Starlink ha anche causato problemi alle comunicazioni tra le diverse unità russe. E così, nella confusione che si è generata, quando gli ucraini hanno iniziato una serie di operazioni per eliminare alcune infiltrazioni russe, riuscendo a rioccupare circa una ventina di villaggi che si trovavano nella terra di nessuno, tra i corrispondenti di guerra russa si è diffusa la notizia di una controffensiva ucraina.
Secondo Voloshin, i russi hanno usato la falsa controffensiva come scusa per giustificare la perdita di una serie di villaggi che non avevano mai realmente occupato. Ma in questa fase delicata è vero anche il contrario. Kiev non può permettersi che la notizia di un contrattacco alimenti la speranza di una vittoria sul campo che al momento sembra molto lontana.
In questi mesi invernali, con il fronte apparentemente immobile, la guerra di terra sembra essere ormai diventata poco più di un teatro di speculazioni politiche, anche se i combattimenti continuano a essere più che reali e a causare migliaia di morti e feriti da entrambe le parti.
Tutta l’attenzione è invece rivolta ai bombardamenti con cui la Russia sta piegando la rete energetica ucraina, lasciando al buio e al freddo milioni di ucraini. Nella notte tra mercoledì e giovedì, un nuovo devastante attacco aereo ha colpito Kiev, Dnipro e Odessa. «I missili Patriot sono i più efficaci nel proteggerci e devono essere forniti ogni singolo giorno», ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, chiedendo agli alleati di intensificare gli sforzi nel fornire questi armamenti a Kiev.
Nella capitale ucraina ci sono tremila edifici senza riscaldamento, praticamente tutta la riva sinistra del fiume Dnipro. I media ucraini riportano come il costo degli affitti in questa parte della città sia ormai andato a picco. La situazione in Ucraina continua a essere critica, e l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha invitato la Russia a cessare i suoi attacchi. «Prendere di mira le infrastrutture civili è vietato dal diritto internazionale umanitario», ha ricordato Volk.
Gli ucraini hanno risposto con un attacco contro la raffineria di Ukhta, 1.750 chilometri dal confine ucraino, il bersaglio più lontano mai colpito.
Diplomazia europea
Nel frattempo, Francia e Germania proseguono nel loro tentativo di inserirsi nel dialogo tra Russia, Ucraina e Stati Uniti. Le Monde ha riferito della visita di un funzionario del ministero degli Esteri francese in Bielorussia, paese strettamente alleato di Putin. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha detto che non ci sono stati nuovi contatti con il presidente francese, Emmanuel Macron, che aveva parlato di riprendere il dialogo con la Russia lo scorso 3 febbraio, o con il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ma ha aggiunto che dagli europei arrivano nuovi «segnali di dialogo». Sempre Le Monde nota però come il fronte europeo non sia affatto unito su questi tentativi di contatto, con la Polonia in particolare che sarebbe decisamente contraria, anche se per il momento i suoi leader non hanno esplicitato questa posizione.
In Ucraina, intanto, le prime pagine sono tutte dedicate allo skeletonista Vladyslav Heraskevych, sospeso dal Comitato olimpico dopo aver indossato un casco che raffigurava atleti ucraini uccisi in combattimento o sotto i bombardamenti russi. Zelensky accusa l’organizzazione, colpevole di «assecondare l’aggressore» invece di «contribuire a fermare le guerre». Il presidente ha chiesto invece la sospensione dei 13 atleti russi che gareggiano senza bandiera.
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