Piomba un nuovo gelo sull’Ucraina: più buio e freddo di quello di ieri. Per nuovi sciami di droni e attacchi missilistici a tappeto, il paese è stato di nuovo ferito. Eppure la pace potrebbe arrivare col sole di giugno. A evocarla ieri è stato il presidente Volodymyr Zelensky, che ha dichiarato che Washington vuole che «la guerra finisca entro l’inizio dell’estate, a giugno».

Questa è una possibile svolta nella tempistica del conflitto; è in questo quadro che si inserisce un passaggio diplomatico finora inedito: per la prima volta, gli Stati Uniti hanno invitato i negoziatori sia russi sia ucraini per un summit a Miami dopo il secondo round di colloqui trilaterali che si è appena concluso ad Abu Dhabi, negli Emirati. «Abbiamo confermato la nostra partecipazione», ha detto Zelensky.

Secondo il presidente ucraino, inoltre, Washington potrebbe anche stringere un accordo di cooperazione economica per un valore di circa 12 trilioni di dollari con Mosca. Mentre Kiev sanguina di città in città, in ogni sua regione, Zelensky ha detto: «Affermiamo chiaramente che l’Ucraina non sosterrà neanche potenziali accordi che la riguardino senza essere coinvolta» nei negoziati e poi ha ripetuto il motto: «Nessun accordo sull’Ucraina senza l’Ucraina».

Gli attacchi

Giorni di droni in cieli saturi di minacce, di attacchi massivi e combinati alle infrastrutture energetiche dell’Ucraina. I razzi russi hanno provocato buio, freddo e interruzioni di corrente a macchia d’olio, nelle città ad est quanto ad ovest, da Chernihiv a Poltava, da Mykolaiv a Odessa. Sangue anche a Sumy. Un drone russo ha colpito un’auto a Mykolaiv: la donna 31enne alla guida ha perso la vita nell’incendio nato dall’esplosione.

Un altro civile è morto a Verkhny Lyubazh, nella regione di Kursk, per la stessa causa: operazione dei velivoli, riferisce l’agenzia statale russa Tass. Un altro drone, non identificato, è stato ritrovato in territorio moldavo, nel villaggio di Sofia dove sono entrati in azione gli artificieri.

L’aeronautica militare ucraina ha avvisato missili diretti verso Khmel’nyc’kyj e le regioni di Ternopil, Vinnytsia e Leopoli. A causa dei raid russi sospesi i voli anche in Polonia, negli aeroporti di Lublino e Rzeszow, alla frontiera con le due nazioni. Altri droni, invece, perdono efficacia operativa.

Secondo il consigliere del ministro della Difesa ucraino Serhiy Beskrestnov, «il nemico sta cercando opzioni per riattivare Starlink», la rete di Elon Musk disattivata per le truppe russe che ora fanno fatica ad avanzare sul terreno, non riescono a comandare e controllare armamenti e operazioni d’assalto. Private dell’infrastruttura di comunicazione, cercano mezzi alternativi.

L’esercito della Federazione si è concentrato a colpire, come fa da mesi, le strutture elettriche e termoelettriche, comprese quelle di distribuzione. «Ovunque la situazione della sicurezza lo consenta, continuano le operazioni di soccorso e riparazione nei siti degli attacchi russi».

Mosca usa l’arma del gelo e «va privata della capacità di usare il freddo come leva». Ieri, davanti a una nuova mappa delle esplosioni, dopo l’arrivo di oltre 400 droni e 40 missili di vario tipo, il presidente Zelensky è tornato a chiedere sostegno “cruciale”, militare agli alleati: «Missili per Patriot, Nasams e altri sistemi», ogni fornitura sarà fondamentale per superare l’inverno. Invece i droni delle forze Alpha dell’Sbu, servizi di sicurezza ucraini, sono riusciti a colpire l’impianto di Redkino, a Tver, che produce carburante per i missili russi.

Accordi e generali

Un’altra arma, diplomatica, alternativa all’ombrello statunitense, rimane saldamente nelle mani di Kiev: il presidente francese Macron; «Emmanuel» ha detto ieri ancora Zelensky in conferenza stampa «sta cercando un dialogo alternativo con la Russia, crede che l’Europa debba impegnarsi per porre fine alla guerra e far sentire la propria voce», ad avere iniziativa diplomatica e a cominciare ad esercitare pressione strategica.

Strategico sarà anche il cosiddetto “Pacchetto Prosperità”: accordi trilaterali che metteranno insieme Stati Uniti, Ucraina e Europa per la ricostruzione post-bellica.

Kiev ha respinto al mittente, con fermezza, le accuse avanzate dal Cremlino ieri: «Non abbiamo nulla a che fare con l’attentato al generale», ha detto il ministro degli Esteri Andrii Sybiha, «non sappiamo cosa sia successo» all’alto papavero dell’intelligence militare russa Gru, Vladimir Alekseyev; si tratta «forse lotte intestine tra i russi».

Il capo della diplomazia ucraina ieri ha anche espresso sostegno all’appello di papa Leone XIV che ha richiesto una tregua temporanea in occasione delle Olimpiadi invernali: «Siamo interessati a un cessate il fuoco e, se la Russia lo respingesse di nuovo, confermerebbe ancora una volta chi è un ostacolo alla pace e chi vuole continuare questa guerra».

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