«Rischi inaccettabili per la sicurezza del paese». Così le autorità serbe hanno negato il rinnovo del permesso di soggiorno e presentato un ordine di espulsione a Massimo Moratti, Senior research affiliate di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (Obct), think tank che si occupa di sud-est Europa, Turchia e Caucaso.

Difensore dei diritti umani, corrispondente di Obct dal 2005, Moratti lavora nella regione balcanica da oltre vent’anni, prima da Sarajevo e poi da Belgrado, in Serbia, dove vive con la compagna dal 2022. Fa anche parte del team Media Freedom Rapid Response, il consorzio europeo dedicato alla difesa della libertà di stampa, con «un ruolo fondamentale» – spiegano le organizzazioni di cui fa parte il ricercatore – «nell’indirizzare le iniziative di advocacy del consorzio per la libertà dei media nei Balcani occidentali». 

Aveva però già lavorato in Serbia, tra il 2011 e il 2018, in diversi progetti europei a sostegno di sfollati, rifugiati e richiedenti asilo, prima di trasferirsi a Londra e ricoprire la carica di vicedirettore dell’Ufficio regionale europeo di Amnesty International.

L’espulsione

Le autorità serbe non hanno fornito alcuna spiegazione sui motivi della decisione di espulsione, secondo cui il ricercatore dovrebbe lasciare il paese entro 15 giorni. Ma, spiega Obct, ci sono «fondati motivi» per ritenere che il provvedimento di allontanamento sia legato ai diversi ruoli ricoperti da Moratti e alle sue attività, a partire dai suoi reportage per Osservatorio Balcani Caucaso, sulle tensioni sociali e politiche in crescita in Serbia negli ultimi anni, oppure al suo lavoro per la libertà di stampa all’interno del consorzio europeo.

L’ordine di uscire dal territorio, arrivato il 4 settembre, è accompagnato dal divieto di reingresso della durata di un anno. Moratti e la compagna avevano inviato la domanda di permesso di soggiorno temporaneo a gennaio. A maggio, le autorità hanno accolto la richiesta della compagna, ma un mese dopo lui è stato interrogato sulle sue attività professionali nel paese, passate e presenti, dall’Agenzia per la sicurezza e l’informazione dello Stato serbo. 

Il 10 settembre, tramite il suo legale, Moratti ha presentato ricorso contro la decisione delle autorità di Belgrado, chiedendo al tribunale amministrativo di sospendere la procedura di espulsione vista la separazione forzata dalla famiglia. 

La libertà dei media

Le due organizzazioni, Obct e Mfrr, hanno documentato il progressivo deterioramento della libertà dei media nel paese, «inclusa l’escalation di violenze fisiche contro i giornalisti e i tentativi delle autorità serbe di censurare o mettere a tacere il giornalismo indipendente e le voci critiche», spiegano. 

Le tempistiche dell’uscita del rapporto finale di una missione di Mfrr a cui ha partecipato anche il ricercatore coincidono, si fa notare, con le ritorsioni amministrative ricevute. Quella che le organizzazioni chiamano «una forma di molestia amministrativa» che ha l’obiettivo di intimidire, come ritorsione per le attività e il lavoro che Moratti ha portato avanti nel paese. 

Non è un caso isolato, ma una «tendenza preoccupante», segnala Obct, considerati i casi documentati di diniego o revoca del permesso di soggiorno negli ultimi anni giustificati con la formula vaga di essere un «rischio per la sicurezza» verso attivisti della società civile stranieri, giornalisti e difensori dei diritti umani. 

© Riproduzione riservata