Due esplosioni a otto minuti di distanza l’una dall’altra hanno scosso il centro di Damasco. In meno di una settimana sono tre le bombe che hanno terrorizzato la popolazione civile se si conta anche quella esplosa in un caffè che il 2 luglio ha causato 9 morti e 22 feriti.

La differenza tra i due attacchi è di natura politica. Il primo, non ancora rivendicato da nessun gruppo terroristico e su cui le autorità siriane stanno ancora indagando, era volto a destabilizzare il fronte interno. Le esplosioni di ieri puntano invece a minare la credibilità del paese nello scenario internazionale.

Gli ordigni, infatti, sono esplosi nei pressi dell’hotel Four Seasons, dove ha alloggiato nella notte il presidente francese Emmanuel Macron in occasione della visita di ieri nel paese. Si tratta, infatti, del primo leader europeo a recarsi in Siria da quando è caduto il regime di Bashar al-Assad.

Al momento dell’esplosione il capo dell’Eliseo si trovava a dieci chilometri di distanza. Il bilancio è comunque di 18 persone ferite tra cui quattro agenti di sicurezza. Stando a quanto annunciato dal ministro dell’Interno siriano le forze di sicurezza siriane avevano individuato gli ordigni e stavano cercando di disinnescarli. Uno era stato nascosto dentro un’auto, l'altro dentro un cestino dei rifiuti.

Le due esplosioni, tuttavia, non hanno interferito con l’agenda della visita considerata di primaria importanza. Macron, infatti, era accompagnato anche da imprenditori ed esponenti della finanza francese arrivati a Damasco per firmare accordi commerciali ed energetici, tra loro era presente anche Patrick Pouyanné, amministratore delegato di Total Energies.

E così, dopo aver convinto il presidente Trump, l’ex jihadista al-Sharaa è riuscito a riabilitare la sua figura anche con Macron nonostante la Siria rimanga ancora un paese instabile. E questo lo sa anche il presidente francese: «È necessario che dopo la dittatura arrivi uno Stato di diritto autentico», ha detto.

Ricostruzione

Obiettivo principale della visita era anche quello di creare una road map e trovare finanziamenti per il grande business della ricostruzione. Nelle prossime settimane seguiranno missioni diplomatiche anche con altri imprenditori. Oltre 13 anni di guerra civile hanno causato danni stimati dalla Banca mondiale in 216 miliardi di dollari: 75 miliardi per le abitazioni, 59 per edifici non residenziali e 82 per rimettere in piedi le infrastrutture distrutte.

Servono investimenti esteri e ora che le sanzioni Usa sono state allentate è il momento giusto per averli. Anche per questo al-Sharaa ha definito la visita «una pietra miliare». Il presidente siriano ha cercato di tranquillizzare i suoi interlocutori per quanto riguarda il futuro del paese annunciando che il suo governo sta lavorando alla costruzione di «un ambiente di investimento moderno, regolato da leggi e istituzioni».

Se da una parte la Francia arriva prima rispetto ai suoi partner europei, dall’altra parte i paesi del Golfo si sono già spartiti la costruzione di interi quartieri intorno a Damasco e di alcune infrastrutture. Resta da capire come si evolverà lo scenario politico di un paese che sta ancora facendo i conti con il passato. Proprio su questo durante la sua visita Macron ha annunciato che la Francia restituirà alla Siria oltre 50 milioni di euro sequestrati a Rifaat al-Assad, zio del deposto Bashar.

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