Dopo la chiusura dell’agenzia degli Stati Uniti Usaid, migliaia di agenzie in tutto il mondo sono rimaste senza la possibilità di erogare servizi di assistenza umanitaria. Un vuoto di cui Pechino sta approfittando
La guerra fredda tra Cina e Stati Uniti non si svolge solo sul campo di battaglia dei dazi. I tagli drastici di Washington agli aiuti umanitari e allo sviluppo hanno lasciato istituzioni e organizzazioni non governative in tutto il mondo in difficoltà. Equivale di fatto a una condanna a morte per milioni di persone e a un vuoto che la Cina ha iniziato a colmare.
L’addio di Usaid
Secondo il Segretario di stato statunitense, Marco Rubio, i miliardi di dollari spesi in aiuti umanitari «hanno danneggiato gli interessi nazionali» del paese. Per questo motivo sono stati revocati migliaia di contratti e dal 10 marzo 2025 è stata chiusa l'Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid).
Nata nel 1961, l’agenzia ha fornito vaccini, ha curato pandemie, ha lottato contro la malnutrizione e la violenza di genere in tutto il mondo. Con Usaid gli Stati Uniti sono stati per 60 anni al vertice dei paesi che hanno erogato più fondi a favore degli aiuti umanitari. Solo l’anno scorso ha gestito un budget di oltre 40 miliardi di dollari destinati a organizzazioni in 130 paesi in tutto il mondo, per molte delle quali questi finanziamenti erano l’unica fonte di approvvigionamento.
Chiudere Usaid ha generato una paralisi dell’attività umanitaria globale dal momento che rappresentava il 42 per cento di tutta la cooperazione sanitaria internazionale. Come una reazione a catena, la fine di Usaid ha prodotto una riduzione degli investimenti sulla cooperazione allo sviluppo anche nei paesi europei. Tra le nazioni colpite c’è anche l’Italia, dove Save the children ha reso noto che non sarà più in grado di assistere tra gli otto e i dieci milioni di bambini.
La Cina ringrazia
Dove l’occidente abbandona, la prima ad approfittarne è la Cina. È un po’ la regola dei nostri tempi e rimane valida anche nel settore degli aiuti umanitari. Pechino «ha intensificato gli aiuti in molti settori», ha detto Filippo Grandi, alto ufficiale delle Nazioni Unite per i rifugiati. L’Usaid sta venendo progressivamente sostituita dall'Agenzia cinese per la cooperazione allo sviluppo internazionale (Cidca).
Nata nel 2018 con l'obiettivo dichiarato di definire strategie e coordinare i programmi di aiuti esteri, negli ultimi 10 anni ha fornito aiuti d’emergenza a oltre 70 paesi. Pechino ha iniziato ad assumere un ruolo chiave come fornitore di assistenza globale, all’interno di una politica estera più assertiva rispetto al passato e di una visione più ampia nella cooperazione allo sviluppo del paese.
Quando si parla di Cina è sempre difficile stabilire con certezza numeri e cifre esatte, ma secondo i rapporti sulla spesa del bilancio nazionale del ministero delle Finanze si stima che siano stati spesi nel 2023 circa 3 miliardi di dollari in progetti del settore. Il numero corrisponde alla spesa dichiarata dalla Cina per «aiuti esterni» di 21,34 miliardi di yuan per quell'anno.
Nel 2024 era salita a 24,87 miliardi di yuan mentre nel piano di bilancio 2025, il paese ha stanziato 26,82 miliardi di yuan per il settore. Esperti come Grandi sottolineano i potenziali benefici nell’inserimento della Cina nel settore umanitario. L’Unhcr, ad esempio, può operare in Myanmar, nonostante la morsa dell’amministrazione militare al potere, proprio per l’influenza che la Cina esercita sul governo golpista birmano. «Collaboriamo con l'ambasciata cinese sul campo e con il governo per cercare di ottenere più spazio per i civili, meno violenza e più aiuti», ha affermato Grandi.
Uno strumento di pressione
Il capo esecutivo di Peace Winds America, James Gannon, evidenzia però anche i timori che la presenza cinese negli aiuti esteri possa conferire maggiore influenza geopolitica a Pechino che sfrutterebbe poi a suo favore. «Sappiamo che gli aiuti cinesi possono essere vincolati a condizioni e che i prestiti, quindi, potrebbero rivelarsi dannosi», ha affermato. «È importante garantire che ci sia un'alternativa democratica alla Cina e agli aiuti cinesi».
Un esempio è il caso cambogiano dove gli Stati Uniti hanno eliminato 30 contratti dal valore di 260 milioni di dollari che finanziavano programmi umanitari per sanità, istruzione, media indipendenti, società civile, diritti umani e sulla lotta al traffico umano. La Cina ne ha approfittato subentrando nel paese con ingenti somme di denaro e finanziando infrastrutture utili a sviluppare il grande progetto della Belt and road Initiative o Nuova via della seta.
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