Socar, State oil company of Azerbaijan republic, sarà partner energetico globale delle Nazionali maschili e femminili da gennaio 2027 a dicembre 2030, con possibilità di estensione fino al 2032. L’intesa è stata firmata nell’ambito dell’Azerbaijan international investment forum. La Federazione ne celebra il valore strategico e il contributo al proprio posizionamento internazionale. Il corrispettivo economico non compare: sono pubbliche le scadenze, ma manca il prezzo.

Nella fotografia pubblicata dalla Figc ci sono due presidenti: Giovanni Malagò e Rovshan Najaf, il capo di Socar. In un’altra compare Ilham Aliyev, presidente dell’Azerbaigian. Il calcio italiano entra così nell’inquadratura di un paese dal quale compriamo petrolio e gas. La scena è quella di un accordo commerciale. Sullo sfondo, anche quando non si vedono, ci sono gasdotti, raffinerie e milioni di consumatori italiani.

Sponsor e politica

Una sponsorizzazione vende accesso all’attenzione e associazione con un’identità. Socar acquista il diritto di accompagnare un patrimonio di appartenenza, ricordi e riconoscibilità. La Nazionale offre una familiarità che la pubblicità aziendale deve costruire: persone che seguono una partita senza avere alcun interesse per il mercato dell’energia. E questo trasferimento di reputazione è il punto politico dell’accordo.

Socar arriva dove possiede già interessi industriali. Quest’anno ha acquisito Italiana Petroli. La sponsorizzazione, quindi, si aggiunge alla presenza nel mercato italiano dei carburanti: il marchio cerca consenso nello stesso paese nel quale vende energia. Ma il rapporto è ben più esteso. Nel resoconto della commissione intergovernativa riunita a Baku il 13 gennaio, il ministero dell’Energia azero indica per il 2025 forniture all’Italia attraverso Socar pari a 9,5 miliardi di metri cubi di gas e 10,34 milioni di tonnellate di petrolio.

L’Italia rappresentava il 25 per cento dell’interscambio dell’Azerbaigian e il 46,7 per cento delle sue esportazioni. Sono dati della controparte e mostrano quanto il mercato italiano conti per Baku.

Il cortocircuito

Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, diversificare le forniture è stato necessario. Ma diversificare i fornitori non equivale a ridurre la dipendenza dai fossili. La sicurezza immediata riguarda la disponibilità di gas e petrolio; quella di lungo periodo riguarda anche la possibilità di consumarne meno. Se ogni crisi produce nuovi contratti senza accelerare efficienza, elettrificazione e fonti pulite, l’emergenza diventa un modello permanente.

Ora, affermare che l’Italia guardi soltanto all’Oil&gas sarebbe impreciso. La contraddizione documentata è più precisa: finanziamo il cambiamento e continuiamo a sostenere economicamente ciò che dovremmo progressivamente sostituire. L’indicatore Ispra basato sul Catalogo del ministero dell’Ambiente quantifica, per il 2024, 19,6 miliardi di euro di sussidi alle fonti fossili. Comprendono sostegni diretti, agevolazioni ed esenzioni fiscali, anche a beneficio degli utilizzatori. Non sono tutti trasferimenti alle compagnie e non possono essere presentati come denaro consegnato a Socar. Sono, però, vantaggi che mantengono conveniente una parte dell’economia fossile.

Lo stesso indicatore registra 71,8 miliardi di sussidi ambientalmente favorevoli, fortemente influenzati dagli incentivi alla riqualificazione edilizia. Le due cifre non descrivono settori perfettamente speculari, né autorizzano confronti semplicistici. Documentano la convivenza di politiche orientate in direzioni diverse. Il nodo è come eliminare gradualmente i sostegni dannosi proteggendo famiglie e lavoratori, invece di confondere la loro tutela con quella delle fonti energetiche utilizzate.

Un paese che reprime la libera informazione

C’è infine la realtà politica del paese proprietario dello sponsor. Human rights watch riferisce che il 27 luglio un tribunale azero ha condannato nove giornalisti, operatori dei media e attivisti del caso Toplum TV a pene fra 12 e 15 anni. Gli imputati hanno respinto le accuse; l’organizzazione considera i procedimenti parte della repressione dell’informazione indipendente.

Questo solleva una questione di opportunità e impone di spiegare la scelta. Comprare energia soddisfa un bisogno materiale; concedere il prestigio delle Nazionali è una decisione ulteriore, della quale la sicurezza degli approvvigionamenti non esaurisce le ragioni. La Figc, quindi, dovrebbe rendere verificabile il valore della partnership. Mentre il sistema paese dovrebbe chiarire come ridurrà una dipendenza che sostiene nei consumi, nella fiscalità e adesso anche nella rappresentazione pubblica.

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