L’edizione 2026 si tiene a Berlino in Germania, dal 4 al 13 settembre. Al sorteggio l’Italia è finita nel girone D con Cechia (esordio il 4 settembre alle 20.15 italiane), Cina e i temutissimi Stati Uniti: un girone non facile, ma le giocatrici guidate da coach Andrea Capobianco non si fanno travolgere dai calcoli delle probabilità
In primavera, una tripla e due liberi usciti dal polso spezzato ad arte di Cecilia Zandalasini hanno siglato ufficialmente il ritorno della Nazionale italiana di basket femminile ai Mondiali dopo 32 anni di assenza. L’edizione 2026 si tiene a Berlino, in Germania, dal 4 al 13 settembre: la fase a gironi durerà fino al 7, con la formula che prevede che la prima classificata direttamente qualificata ai quarti di finale, mentre seconda e terza si giocheranno il passaggio in uno scontro diretto.
Al sorteggio l’Italia è finita nel girone D con Cechia (esordio il 4 settembre alle 20:15 italiane), Cina e i temutissimi Stati Uniti: un girone non facile, ma non lo è mai in un Mondiale, e le giocatrici guidate da coach Andrea Capobianco non si fanno travolgere dai calcoli delle probabilità. L’obiettivo finale è ovviamente uno, per tutte, ma nel mezzo possono fiorirne altri in base a variabili, attimi e occasioni da cogliere. Le missioni, in fondo, si costruiscono punto su punto. E nel basket, per vincere, ne basta solo uno, anche allo scadere.
Una squadra in fiducia
La Nazionale italiana di basket femminile arriva a Berlino con fiducia, grinta e numeri concreti dalla propria parte. Un assaggio di riscatto è stato il bronzo vinto agli Europei 2025, che ha interrotto gli altri trent’anni di digiuno a livello continentale: un’eternità persino per la discontinua storia della pallacanestro femminile italiana, che nonostante abbia sempre avuto ottime giocatrici a trainare campionati&co., ha spesso dovuto digerire risultati non all’altezza delle aspettative.
Oggi le azzurre, attualmente al 14° posto del ranking mondiale Fiba, sanno di poter scrivere nuove pagine brillanti con questa quinta partecipazione mondiale complessiva (miglior piazzamento il quarto posto nel 1975, si giocava con la formula del final round: altri tempi, nemmeno a fare paragoni).
Sono consapevoli della difficoltà di imporsi sulla corazzata Usa, che difende il quarto titolo mondiale consecutivo con un roster impressionante tra debuttanti – Caitlin Clark, Angel Reese e Paige Bueckers – e veterane – Breanna Stewart e Napheesa Collier –, ma l’esperienza di molte giocatrici italiane in WNBA potrebbe comunque essere preziosa per impostare un certo tipo di gioco, sia offensivo sia in difesa.
Anche la Cina, argento stupefacente al Mondiale 2022 e attuale quarta nel ranking, è una nazionale temibile, specialmente dal punto di vista fisico: i 205 cm di Xu Han e soprattutto i 223 della giovanissima Ziyu Zhang possono complicare i blocchi e richiedere strategie diverse, ma nelle due amichevoli di agosto a Trento l’Italia si è imposta in entrambi i casi (88-76 la prima, 81-57 la seconda), trascinata dai punti di Jasmine Keys.
Nel girone, ipotizzando una supremazia cestistica statunitense e la minore pericolosità della Cechia 17esima nel ranking ma priva di due giocatrici fondamentali come Emma Cechova e Julia Reisingerova, la partita Italia-Cina è considerata proprio lo spartiacque del gruppo D, e probabile spareggio per i quarti.
La squadra
La chiave delle speranze della nuova Italbasket, in verità, è la squadra stessa. Un collettivo rodato, in grado di elevare i pregi e sublimare i difetti in rotazioni collaudate già in campionato: 3 giocatrici su 12 provengono infatti dalla fucina cestistica di Schio, cinque dall’altra forte realtà femminile di Venezia, poi una da Campobasso, due dagli Stati Uniti (WNBA Zandalasini, NCAA Vittoria Blasigh) e una dalla Spagna (Martina Fassina).
L’età media, 26,3 anni, denota un gruppo in piena maturità agonistica e un equilibrio progressivo tra giovani e veterane: le ambizioni fresche delle 2004 Blasigh (guardia) e Matilde Villa (playmaker), quest’ultima tornata finalmente sul parquet dopo un doloroso infortunio al crociato che l’ha costretta a quasi un anno di stop, lavorano in sinergia con la leadership rotonda di Zandalasini e Lorela Cubaj, autentici punti di riferimento del gruppo ormai da anni, cui si aggiungono le forze di Costanza Verona, Mariella Santucci, Francesca Pan, Francesca Pasa, Sara Madera e Olbis Futo André, capitana ufficiale della spedizione berlinese, oltre alla citata Fassina.
Il ricambio generazionale si vede da una curiosità: nessuna delle convocate per il Mondiale 2026 era ancora nata quando l’Italia partecipò al suo ultimo mondiale. L’unica sarebbe potuta essere Laura Spreafico, se un infortunio improvviso in preparazione non l’avesse costretta ad anticipare il fine carriera in azzurro e a lasciare la fascia sul braccio di Futo André.
Questo “primo” Mondiale è anche il primo a certificare l’effettiva crescita del movimento cestistico femminile italiano, e a stabilirne il nuovo status: dopo Berlino, nel 2027 sarà di nuovo tempo di Europei, con tanto di assegnazione dei pass per il Preolimpico in ottica Los Angeles 2028. C’è da colmare un’altra trentina di anni di assenza, gli ultimi Giochi dell’Italbasket femminile furono infatti quelli di Atlanta 1996. Ma forse 30, come gli anni di Zandalasini, è il nuovo numero fortunato delle cestiste azzurre.
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