Tutti amici all’improvviso. L’ultimo pezzo di Superlega, ossia il Real Madrid di Florentino Pérez, decide di chiudere la più scassata bottega calcistica della storia tornando sotto l’ombrello delle organizzazioni istituzionali. E i toni con cui i protagonisti – il Real Madrid inteso Superlega, l’Uefa e l’European football clubs (Efc) – salutano la svolta hanno del grottesco.

Baci, abbracci, magari anche una furtiva pacca alla natica, purché virile. C’eravamo tanto odiati fino a che ci siamo stancati. A volte fare la pace è l’ultima opzione per scongiurare lo sbadiglio. Per questo, con grande pompa, il sito dell’Uefa ha pubblicato un comunicato stringato nella forma ma enfatico nei contenuti.

Il testo rimarca concetti generici come «il benessere del calcio europeo», «il rispetto del principio di merito sportivo», «la sostenibilità di lungo periodo dei club» e «il potenziamento dell’esperienza calcistica dei tifosi attraverso l’uso della tecnologia». Tutto bello, tutto giusto. Ma dove sta la novità?

Riciclare un ceo

Meglio non formularli, certi interrogativi. Né portarne altri. Per esempio: che fine faranno la società A22 sport management (cioè il veicolo della Superlega) e il suo mellifluo ceo, l’ex giornalista sportivo tedesco Bernd Reichart? Meglio non pensarci, pover’uomo. Che almeno gli elargiscano un lavoro, dentro questa ritrovata entente cordiale giunta dopo che avevano costretto lui a indossare uno spirito guerriero.

In questo senso, suscita impressione la lettura delle notizie inserite nella pagina “media” del sito di A22. L’ultimo aggiornamento, datato 11 febbraio, dà notizia della pace scoppiata tra gli ex nemici. Invece il precedente, datato 24 novembre 2025, informava sulla bellicosa iniziativa di citare l’Uefa presso i tribunali spagnoli per danni causati da abuso di posizione dominante.

Pensa te come cambia il mondo in nemmeno tre mesi.

L’abbraccio delle ex iene

E intanto che si decide come ricollocare Reichart, ci si può godere l’abbraccio fra i tre protagonisti. Che fino all’altroieri erano nemici giurati, con le pistole reciprocamente puntate come nella famosa scena del film di Quentin Tarantino. Ma adesso che il piglio da iene è stato dismesso, in favore di un atteggiamento che sa di consociativismo, sarebbe il caso di guardarli tutti e tre.

Da una parte c’è Pérez, costretto a ritirarsi dalla battaglia dopo essersi ritrovato solo, mollato pure dal perfido presidente barcellonista Joan Laporta. Di fronte a lui ecco Aleksander Čeferin, presidente dell’Uefa, che era già in sella quando lo sciagurato tentativo secessionista andò a sbattere contro il primo muro (aprile 2021), senza che lui avesse avuto il tempo di organizzare contromisure (ché altrimenti sarebbero stati dolori).

E tra i due, ecco il vero dominus della situazione: Nasser Al-Khelaïfi, presidente del Paris-Saint Germain e dell’Efc, nonché longa manus del Qatar sul calcio europeo nonché lord protettore di Čeferin. In questa partita Al-Khelaïfi ha stravinto. Non è un mistero che il Psg fosse uno dei principali sostenitori della Superlega europea, al pari del Bayern Monaco che, come il club parigino, si è sfilato un attimo prima del fallito tentativo di secessione.

In questi anni di conflitto tra l’Uefa e ciò che restava della Superlega, il plenipotenziario del Qatar per le questioni calcistiche ha rafforzato un profilo da uomo delle istituzioni calcistiche e garante della democrazia del calcio europeo. Che fa ridere soltanto a leggerlo, ma così viene narrato. Questi tre soggetti recitano adesso la parte dei responsabili e volenterosi, pronti a prendersi sulle spalle le sorti del calcio europeo.

L’onnipresente mister I.

Tutto ciò avviene a margine del cinquantesimo congresso Uefa, in corso a Bruxelles. Un palcoscenico sul quale si presenta anche Gianni Infantino, presidente della Fifa. Che saluta la pace raggiunta pronunciando una di quelle banalità per cui va famoso: «Il calcio vince quando siamo uniti». Detto da uno che il calcio ha preso a spaccarlo sistematicamente, da quando nel 2016 ha conquistato la poltrona più alta del movimento, suona bizzarro.

Ma è anche perfettamente in linea con il clima di queste ore. Fatto di generiche dichiarazioni di unità e dominato da una banda di commedianti che, incapaci di venire a capo di una guerra di potere, decidono di tornare a spartirselo. Però continueranno a dirvi che lo fanno per il bene del calcio.

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