Successe cent'anni fa. Casper Libero, giornalista-editore brasiliano, si trovava a Parigi e fu incuriosito da una corsa podistica notturna in cui ogni atleta partecipava portando una fiaccola in mano. Ebbe un’ispirazione: quando tornò a San Paolo, casa sua, inventò la Corrida di San Silvestro, la gara più famosa del Sudamerica, al confine fra l'anno vecchio e quello nuovo, un affascinante viaggio intorno alla mezzanotte. La corsa che il 31 dicembre festeggia un secolo di vita. Neanche la guerra riuscì a fermarla, solo con il Covid fu costretta a saltare il 2020. Un lungo percorso che illustra un pezzo di storia del mondo.

Per dire, fino al 1975 si trattava di un evento solo maschile, mentre oggi le donne saranno in tante, più del 47 per cento, con un balzo in avanti di nove punti percentuali rispetto a un anno fa. All'inizio, per una ventina d'anni, la Corrida di San Silvestro era aperta solo ai brasiliani. Poi le frontiere si aprirono, arrivarono i grandi, i grandissimi dall'estero: nel 1953 il cecoslovacco Emil Zatopek si presentò al via dopo aver vinto 5.000, 10.000 e maratona alle Olimpiadi di Helsinki, trionfando davanti a 800mila spettatori. Un record. San Paolo era ciò che sarebbe diventata New York, nata nel 1971, nell'immaginario collettivo della gente che correva.

La Corrida veniva pure chiamata maratona, “abusando” in qualche modo di questa parola del vocabolario perché la distanza è sempre stata lontana dai fatidici 42 chilometri e 195 metri. Oggi, dopo un lungo peregrinare fra i 5 e i 13 chilometri, si è assestata a quota 15 cucendo nel tracciato tutti i luoghi iconici della metropoli paulista.

Ma c'è una differenza fondamentale con l'altra America: per lungo tempo, la partecipazione è stata ristretta ai migliori, senza la massa. Ora, invece, saranno 55mila (ognuno avrà un servizio fotografico al termine della competizione, per un totale di 15 milioni di immagini!): lo stesso numero di podisti che a New York, a novembre, hanno avuto la fortuna di essere scelti in mezzo a un mare di domande di iscrizione. Però San Paolo resta la capitale delle corse dell'ultimo dell'anno, un girone sempre più affollato, anche in Italia, dalla We Run Rome alla BOclassic di Bolzano. Per lungo tempo è stata da sola, oggi si è moltiplicata in tante figlie sparse per il mondo.

Atleta e poeta

Già, il mondo. Il mondo che viene sempre volentieri a San Paolo. Nella seconda metà degli anni Settanta ci venne volentieri, anzi era proprio impazzito di gioia per un viaggio finanziato dai colleghi di lavoro grazie a una riffa anche un mezzofondista argentino. Il suo allenatore e maestro, Osvaldo Suárez, si era aggiudicato tre volte l'evento e aveva fornito buone referenze agli organizzatori dall'alto della sua ripetuta presenza nell'albo d'oro.

«La prova è molto dura – scriveva il ragazzo nel suo diario, Suenos de un campeon – con molte salite e discese. Comunque è favoloso il clima che c'è nei giorni che precedono la gara. Una perfetta organizzazione e molto pubblico che costantemente ti chiede autografi come se tu fossi il favorito». Il corridore argentino si chiamava Miguel Sánchez.

Sono sempre le sue pagine in apnea, quasi senza punteggiatura, ancora vive a distanza di quasi mezzo secolo grazie a sua sorella e a sua nipote, a raccontare: «Sono grato a Dio, a mio padre, a mia madre ai quali devo la mia meravigliosa esistenza vivendo fra gente umile che mi ha trasmesso il rispetto e l'amore per gli altri grazie Signore per avermi dato nove fratelli che adoro, grazie per tutti gli ostacoli che mi hai fatto superare, per la vita che mi hai fatto apprezzare, rispettare, voler bene, amare, sognare, pensare, desiderare e avere, per sentirmi come sono, anche nelle notti oscure e nei giorni di pioggia che castigano il mio corpo senza pietà».

Le notti oscure. Una lo aspettava dopo qualche giorno, al ritorno a Buenos Aires. Miguel fu sequestrato l'8 gennaio 1978 con ancora tanto da raccontare con la sua proverbiale parlantina: non se ne seppe più nulla, diventò uno dei 30mila desaparecidos dell'ultima dittatura militare argentina. Alla sua memoria sono intitolate fra l'Argentina e l'Italia – a Roma con arrivo allo stadio Olimpico si correrà nel 2026 il 18 gennaio – una serie di gare che portano il suo nome. L'ultima poesia, Para vos atleta (Per te atleta), pubblicata allora sulla Gazeta Esportiva, il giornale organizzatore della Corrida, è diventata un oggetto di culto di molti appassionati.

Fascino antico

Sánchez lavorava a poche decine di metri da Plaza de Mayo, presso il Banco de Provincia. Al ritorno dal primo dei due viaggi in Brasile, aveva rilasciato un'intervista alla rivista aziendale dove non riferì soltanto della gara e della sua posizione finale, il 135esimo posto in classifica: «Parlai con atleti di diversi paesi grazie all'aiuto di un’interprete, come nel caso dell'italiano Franco Fava e del suo tecnico».

C'è anche una foto conservata dalla famiglia che documenta l'incontro. Un incontro che riaffiorò nella memoria di "cuore matto", il soprannome del maratoneta diventato poi giornalista per il Corriere della sera e il Corriere dello sport, proprio al nascere della Corsa di Miguel. Qualche settimana fa, Fava – un giramondo con una grande sete di conoscenza prima con le sue falcate e poi con i suoi racconti – ne ha riparlato celebrando sulla rivista Correre i cent'anni della San Silvestro.

Oggi fa una certa impressione leggere le pagine del diario di Miguel. Quel dare del tu alle strade del percorso: Avenida Paulista, partenza e arrivo, Ipiranga, Brigadeiro Luis Antonio... Certo la Corrida un po' di fascino l'ha perso: non c'è più la notte, ma si parte di mattina per ragioni organizzative o televisive, chissà. L'abitudine di correre a cavallo di mezzanotte è andata in pensione alla fine degli anni Ottanta. Ma i coriandoli del via, quell'atmosfera da anteprima del Carnevale, l'eccitazione di partecipare a un avvenimento che ha fatto storia, rimangono. Come le pagine ingenue ed euforiche di Miguel prima della notte oscura.

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